Cultura
Una poesia per Francesco della rocker Patti Smith
Patti Smith, la “sacerdotessa della musica rock americana”, ha esaudito un desiderio dei frati di Assisi scrivendo la poesia “Where Francis walked”, per commemorare l’VIII centenario della morte dell’Alter Christus. I primi versi della lirica si aprono con la descrizione di una selva, nella quale la cantautrice dice di essersi smarrita e invoca una guida (Smarrita in una selva / invocando una guida), richiamando alla memoria la Commedia dantesca. All’improvviso Patti sente l’ululato di un lupo ferito, rannicchiato su un tumulo sacro: è la similitudine con il mondo ferito e fatto a pezzi, nel quale il divino sembra ormai svanito (Ho ascoltato il grido / di un lupo ferito/ rannicchiato su un tumulo / un tempo stimato sacro). In mezzo alla notte ventosa, la donna intravede una presenza benevola e positiva, che non si impone sulla natura ma che procede a passo lento senza forza, senza deturpare le bellezze paesaggistiche (Quando d’improvviso ho sentito / una presenza benevola / con un movimento così lieve / da non calpestare / la festa delle forme). L’artista introduce il divino come presenza rispettosa che ha cura dell’equilibrio naturale, perché la santità non si impone ma si palesa con passo leggero. Si verifica, allora, una vera e propria trasformazione: il cielo si apre e la luce irradia i campi abbattendo l’oscurità. Francesco “mite come il respiro degli agnelli” procede e va a consolare il lupo, togliendolo dalla sua solitudine. È l’idea della compassione che si fa avanti, che sostiene e resta sempre accanto. Dinnanzi a questo gesto di pura santità, lo smarrimento iniziale si dilegua e lascia il posto alla vita che si rigenera. La natura germoglia e diventa più bella e accogliente (un coro di campanelli / tintinnava che tutto va bene / dolce come una ninna nanna … il muschio si offrì come giaciglio /l’albero dell’amore come riparo). Il paesaggio, ora lussureggiante, supplica in lacrime Francesco di restare, ma lui va via. L’allontanamento indica il comportamento del santo, che è venuto non per essere lodato come un idolo ma per sanare e per lasciare una traccia positiva nell’esistenza umana, trasformandola e sublimandola. Patti vede, quindi, nel Serafico una figura rivoluzionaria e un modello di umiltà, natura e spiritualità. Gli ha dedicato in passato altri versi e poesie, descrivendo la sua vita come un atto sovversivo, riflettendo la sua ricerca di pace interiore e di legame col divino. Il rapporto profondo della cantante con san Francesco nasce dopo la visita che l’artista fece nel 2012 ad Assisi, dove visitò la basilica, pregò sulla tomba del Patrono d’Italia e pranzò con la comunità francescana. “Credo che san Francesco non escluda nessuno, proprio come Gesù Cristo. Se ci si avvicina a san Francesco con amore, si riceve amore”, disse la rocker in quell’occasione, consapevole che il santo era diventato ormai la sua guida, in un periodo in cui necessitava di un cambiamento. Patti condivide con Francesco l’idea di vivere il mondo direttamente, cantandone le caratteristiche e abitando perfino dentro le sue ferite. La donna porta al collo un piccolo tau, una presenza discreta nonché un promemoria corporeo, al di là del valore simbolico. Il concetto di povertà, a cui Francesco era legato, rappresenta per Smith l’emblema della libertà che supera qualsiasi mancanza. È quanto traspare in diversi suoi brani (Birdland, Free Money, Pissing in a river, Grateful). La natura non viene idealizzata ma chiamata per nome come “sorella” da Smith, così come fa Francesco e come si comprende leggendo il “Cantico”. Anche il testo “Costantine dream’s” (Il sogno di Costantino), ispirato all’opera di Piero della Francesca, contenuto nell’album “Banga”, è dedicato al Poverello che, per la cantautrice, è un vero e proprio “artista dell’esistenza”.

