La fauna che torna: Valle del Savuto, nuovi equilibri tra uomo e natura

Sono tornate a ripopolare le aree boscate tra stupore, interesse e un po’ di preoccupazione. Si tratta di specie che già da tempo avevano fatto perdere le tracce dagli ecosistemi locali a causa dell’eccessivo processo di antropizzazione del suolo e delle acque. Un fenomeno sorprendente che testimonia la capacità dell’ambiente di rigenerarsi  e alla fauna selvatica di riconquistare l’habitat di riferimento. Tra i protagonisti di questa nuova fase ci sono il lupo, l’istrice, l’airone, l’upupa e il gabbiano. Animali come il cinghiale e la volpe si sono addirittura urbanizzati e per questo non è difficile scorgerli nelle zone periurbane alla ricerca di cibo. Gli agglomerati urbani offrono infatti scarti alimentari, ripari, assenza di predatori e, spesso, condizioni climatiche favorevoli. Un particolare impensabile fino a qualche anno fa e che oggi  rappresenta una sfida da gestire sia in termini di presenza, sia in termini di strategia. Boschi e boscaglie a monte del fiume Savuto sono diventati luoghi in cui la presenza del lupo è ampiamente documentata grazie alla collocazione di telecamere e foto-trappole amatoriali.  Eclatante, nei giorni scorsi, il filmato in cui un branco di lupi ha attaccato, fortunatamente senza conseguenze, un cane da pastore maremmano in località Manche, a pochi chilometri dal centro abitato roglianese. Ma altre segnalazioni sono giunte dai territori contermini di Santo Stefano, Mangone e Carpanzano. Anche l’istrice, il più grande roditore europeo, ha ampliato il proprio areale: un “visitatore di orti” tipicamente notturno che al pari del cinghiale è in grado di arrecare danni importanti sia a terreni che a colture. Diverso, invece, il discorso legato alla presenza di airone e upupa, due migratori il cui avvistamento, in primavera, è sempre più frequente probabilmente per questioni di carattere meteo ed ecologico. Il gabbiano, infine, dalla costa tirrenica prossima alla foce del fiume Savuto ha risalito la Vallata e si è adattato in collina. Un esempio di “uccello opportunista” capace di sfruttare l’istinto, seguire il cibo e stabilirsi nell’entroterra.