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Iran. Ispi, “crisi che può assumere carattere internazionale”
Da giorni i manifestanti scendono in piazza “paralizzando diverse città del Paese protestando contro il carovita e scontrandosi con le forze dell’ordine”. Secondo un primo bilancio, i disordini avrebbero causato almeno sei morti e centinaia di feriti
“Una nuova ondata di proteste attraversa l’Iran stretto nella morsa della stagnazione e della crisi economica”. Da giorni i manifestanti scendono in piazza “paralizzando diverse città del Paese protestando contro il carovita e scontrandosi con le forze dell’ordine. Secondo un primo bilancio, i disordini avrebbero causato almeno sei morti e centinaia di feriti”. Lo si legge in uno “speciale” dell’Ispi, Istituito per gli studi di politica internazionali. “I media iraniani riferiscono inoltre di decine di arresti. Pur non avendone raggiunto le dimensioni, si tratta della mobilitazione più significativa verificatasi nella Repubblica islamica dai tempi della rivolta del 2022”. Allora ad infiammare le piazze con lo slogan “Donna, vita, libertà” era stata la notizia della morte di Mahsa Jina Amini, una studentessa 22enne accusata di non aver indossato correttamente il velo e deceduta mentre era sotto custodia della polizia. “Stavolta, a innescare la scintilla è stato il malessere economico di un Paese martoriato da anni di cattiva gestione governativa, una corruzione endemica e il perdurare delle sanzioni internazionali”, sottolinea Ispi.
Ma “la crisi in atto minaccia di assumere anche una dimensione internazionale più ampia dopo che Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti interverranno in ‘difesa’ dei manifestanti se Teheran risponderà con violenza alle proteste”. In risposta alla minaccia di intervento di Trump, Ali Shamkhani, consigliere della guida suprema, ayatollah Ali Khameini, ha avvertito che la sicurezza nazionale dell’Iran è “una linea rossa, non materiale per tweet avventurosi” aggiungendo che “qualsiasi tentativo di intervento che minacci la sicurezza dell’Iran verrà bloccato con una risposta che indurrà al rimpianto”.
Luigi Toninelli, Junior Research Fellow, Osservatorio Mena – ISPI, commenta a proposito delle proteste in atto in Iran: “Le proteste in Iran si stanno ampliando, ma restano lontane dall’ampiezza dei movimenti del 2019 e del 2022. I manifestanti faticano a mobilitare ampi strati della popolazione e a esprimere rivendicazioni realmente condivise. Oggi le istanze si articolano su tre filoni principali: la contestazione delle riforme economiche e del deprezzamento della moneta, la richiesta di porre fine alla Repubblica islamica e, in misura minore, il ritorno della monarchia. In questo quadro, appare difficile che l’attuale mobilitazione possa produrre un cambiamento radicale, soprattutto finché gli apparati di sicurezza e lo stato profondo si mostreranno compatti nel difendere il sistema costituito. Nonostante le crescenti difficoltà, Ali Khamenei e l’assetto politico-istituzionale da lui plasmato sembrano ancora saldamente al comando; senza un cambio di passo, le proteste rischiano di ottenere come unico risultato l’indebolimento del fragile governo riformista e mettere ancor più in mostra l’incapacità dell’istituzioni nel far fronte alle molteplici crisi che affliggono il Paese”.
