Cultura
Gerusalemme, in mostra il Grande Rotolo di Isaia al Santuario del Libro
Le moderne tecnologie hanno permesso di comprendere informazioni importanti sulla scrittura del papiro
Sessant’anni fa nasceva il Santuario del Libro a Gerusalemme, uno dei luoghi più importanti al mondo per quanto riguarda la conservazione di testi antichi. Per celebrare questa ricorrenza è stato esposto integralmente, per la prima volta, il Grande Rotolo di Isaia, nell’ambito della mostra intitolata “Una voce nel deserto”, visitabile fino al 12 aprile. L’oggetto si trova nella Bella and Harry Wexner Gallery, la zona espositiva più importante del Museo d’Israele che preserva, tra gli altri, i primi sette papiri scoperti a Qumran. Risalente al 125 a.C., il Grande Rotolo di Isaia è il più lungo tra gli esemplari rinvenuti in prossimità del Mar Morto (oltre 7 metri di lunghezza), ed è di fondamentale importanza per gli studi biblici. È stato rinvenuto nel 1947 da un beduino dentro una grotta denominata, in seguito, “grotta 1” a Qumran, vicino al Mar Morto in Cisgiordania, in una zona ampiamente desertica abitata, in passato, dalla comunità degli esseni. Da allora gli scavi hanno riportato alla luce oltre 900 frammenti di papiri, seppelliti dentro undici grotte presenti nello stesso sito archeologico. Sono commentari, testi biblici, regole comunitarie e scritti apocrifi, che hanno inciso molto sulla conoscenza del Vicino Oriente. Nessuno di questi, tuttavia, risulta integro né eguaglia la rilevanza del Grande Rotolo di Isaia. “L’importanza della scoperta del Rotolo di Isaia trovato nella grotta 1 di Qumran, il primo di una serie di manoscritti di Isaia trovati nella stessa grotta – spiega fra Alessandro Coniglio ofm, docente di Esegesi dell’Antico Testamento presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme – è legata al fatto che abbiamo tra le mani un testo biblico antecedente di oltre mille anni i più antichi manoscritti che possedevamo della Bibbia, cioè il Codice di Aleppo (X secolo) e quello di Leningrado (XI secolo)”. L’enorme frammento è molto vicino all’originale redatto dal profeta. Raccoglie i 66 capitoli del libro di Isaia, organizzati in 54 colonne di scrittura. Secondo alcuni studiosi, i capitoli 56-66 sarebbero post-esilici, quindi sarebbero stati scritti in epoca persiana. Di conseguenza, il documento sarebbe solo di pochi secoli posteriore all’originale, e confermerebbe la stabilità della trasmissione del testo biblico ebraico per oltre un millennio, fino alle versioni canoniche attuali, sia nella Bibbia ebraica che in quella cattolica. La mostra fornisce, inoltre, nuove informazioni sulle più recenti acquisizioni scientifiche riguardanti l’immenso manufatto. Le moderne tecnologie dell’IA e delle tecniche multispettrali hanno permesso di scoprire dettagli finora sconosciuti: sembra, infatti, che i primi 33 capitoli del papiro siano stati copiati da uno stesso scriba, mentre gli altri 33 da altri. Si conosce molto di più anche sul tipo di inchiostro usato e sulle modalità di cucitura dei fogli pergamenacei. Tutto ciò ci conduce nel cuore della realtà produttiva che ha portato alla redazione del documento, forse realizzato per finalità liturgiche o per la riflessione collettiva, e pregno di attese messianiche e di visioni profetiche. I visitatori potranno vivere una vera e propria esperienza immersiva, che coinvolge i sensi e punta molto sul simbolismo delle immagini. Entrando nel museo, accedono ad un ambiente aspro e luminoso che ricorda la Giudea, con i suoi suoni e le sue caratteristiche tipiche. Procedendo, giungono fino al punto in cui è stata ricreata la “grotta 1”, dove possono rivivere l’esperienza della scoperta dei famosi frammenti, a partire dal loro ritrovamento per mano di uno scriba del II secolo fino al loro approdo nell’attuale museo. Giungere a questo punto è una tappa fondamentale nello studio sui Rotoli del Mar Morto, come ha evidenziato Marcello Fidanzio dell’Università della Svizzera Italiana con sede a Lugano, tra i curatori della mostra e ideatore del concept espositivo. Don Gianantonio Urbani, archeologo dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, si è detto entusiasta per la scoperta, perché consente di comprendere quale fosse l’ortografia ebraica del grande Isaia, di capire le modalità di cucitura dei 17 fogli e quanto fossero lunghi. “Ci si può immedesimare nello scriba che, più di duemila anni fa, tracciava queste lettere per tramandare un messaggio di fede e di speranza. È come ricevere il testimone da una generazione all’altra, un ponte vivo tra il Primo e il Secondo Tempio”, le parole di Urbani. Il Grande Rotolo di Isaia è un testimone di fede importante perché, con il suo linguaggio poetico e visionario, parla di giustizia, di redenzione, di pace e di armonia tra le nazioni, tutte tematiche fondamentali per la nostra umanità. Esso è un ponte tra ebraismo e cristianesimo, tra fede e ragione, tra memoria e ricerca. Non sappiamo esattamente ciò che Isaia scrisse nell’VIII secolo a.C., perché il suo testo fu elaborato da una scuola profetica col passare del tempo. Stabilita la redazione finale, però, dopo l’esilio babilonese nel secolo VI, i cambiamenti furono pochi e solo ortografici.
