Il lessico dell’amore del Poverello d’Assisi

Il linguaggio del Poverello può essere una cura all’ipertrofia e al vuoto comunicativo di oggi

Domenico Paoletti, teologo e frate minore conventuale, propone di tornare alla fonte originaria della filosofia di san Francesco, come via privilegiata per combattere l’attuale vuoto comunicativo. Nel suo libro Lessico della minorità (Biblioteca Francescana Edizioni 2026) offre una spiegazione dettagliata ed esauriente di 21 termini, che risultano fondamentali per approfondire la figura del Patrono d’Italia e il suo messaggio di pace e di fraternità. I vocaboli possiedono una certa forza illocutoria, perché sono investiti di un’intenzione comunicativa concreta, ma anche perlocutoria perché producono un effetto diretto sugli altri. Funzionano come cura contro quella “anoressia del pensiero che ha finito per produrre un’ipertrofia della chiacchiera”, le parole di Felice Accrocca, vescovo di Assisi, nella prefazione del volume. La prospettiva di analisi è quella della “minorità”, il linea con il fatto che Francesco si sentisse il più umile tra gli umili, il fratello minore, “l’alfiere del gran re” o “il buffone di Dio”. La minorità è intesa non come carenza, ma come luogo di accoglienza, di dono e di libertà. Le 21 parole prese in esame da Paoletti sono: Parola, Grazie, Dono, Accogliere, Credere, Gioia, Fragilità, Cura, Prossimità, Umiltà, Camminare, Insieme, Com-passione, Incontro, Fratello/sorella, Fratelli minori e Sorelle povere, Libertà, Speranza, Eternità, Amore, Fiducia. Bisogna amare la “parola” di Dio e rendere “grazie” al Signore ogni giorno, per il grande “dono” della vita. Il credente si apre all’ “accoglienza”, intesa come una delle forme del grande amore di Dio per ogni uomo e per ogni donna. Tutto ciò chiama in causa la fede che è l’atto esistenziale del “credere” o del “mettere il cuore” in tutte le cose. Ma per vivere degnamente l’uomo ha bisogno della “gioia”, la “perfetta letizia” di cui parla Francesco, che consiste nel volgere lo sguardo al Padre. L’Alter Christus sa che vuol dire allontanarsi da una vita lussuriosa e avvicinarsi ad un’esistenza meno soddisfacente ma più autentica, sperimentando quella “fragilità” che va scoperta e che rappresenta l’unica strada per raggiungere la verità profonda, che è sempre Dio. Mettere in pratica l’amore divino vuol dire avere “cura” degli infermi, mantenere con loro una certa “prossimità” e riconoscersi “umili”, avvalorando le capacità altrui. Per il Poverello “camminare” significa porsi alla sequela di Cristo, stare “insieme” con i confratelli e mostrare “compassione” verso le sofferenze altrui. Cuore del messaggio francescano è l’ “incontro” che genera relazione viva e trasformativa con i fratelli, le sorelle, i frati minori e le sorelle povere. La “libertà” è il dono che Francesco ha ricevuto dall’Alto, da intendere come liberazione dalla dipendenza della mentalità mondana e dai condizionamenti sociali. La “speranza” è la certezza assoluta nella fedeltà di Dio e nelle sue promesse, mentre l’ “eternità” è l’essenza della verità dell’ “amore”, che è una forza universale e gratuita e richiede un atto di “fiducia” nella Provvidenza divina che non delude mai.