Il mare di San Nicola cantina naturale

Sinus underwater wines è il nome del progetto di cantinamento in mare


Non piò terroir, ma merroir. C’è un nuovo rito quando si parla del nettare di Bacco. Il vino al ‘profumo’ di mare piace sempre di più. Dopo secoli dominati dal tradizionale metodo classico che prevede la rassicurante cantina, il mondo dei vini sembra voler cambia re direzione. O forse sarebbe meglio dire che lo sta facendo? Il nuovo trend è l’affina mento in mare. Il viaggio inizia a San Nicola Arcella. ‘Sinus underwater wines’ è il nome del progetto di cantinamento sottomarino presentato venerdì presso la sede Arsac di Cosenza. Anche se appare anche volto allo sviluppo di un mercato che si sta consolidando sempre di più nel mondo”, le parole di De Luca. Il viaggio non si limita al vino. Il cantina mento sottomarino coinvolge rà prodotti diversi come birra, liquori e, per la prima volta al mondo, un profumo, segnan do un passaggio inedito nell’u tilizzo del mare come spazio di trasformazione sensoriale. “Andremo a sperimentare l’e voluzione sensoriale di que sti prodotti. Un progetto che rappresenta un unicum in Ca labria, così come sono uniche le caratteristiche dell’habitat in cui il vino va ad evolversi”, ha aggiunto. Dimenticate l’uso della tecnologia. Siamo a 800 metri dal la riva, qui “le quattrocento bottiglie verranno depositate pura fantascienza, le radici di questo metodo sono antiche. Già i romani, infatti, immerge vano l’uva o le anfore di vino in mare utilizzandolo come un frigorifero naturale. Ideato re del progetto è Antonio De Luca, che si avvale della collaborazione di Salvatore Pisciotti e Marco Vittorino. “Un progetto totalmente sostenibile, che ha zero sprechi ed è a mano da un’equipe di sub con l’aiuto di alcuni marinai ad una profondità di 35 metri al centro del golfo di San Nicola Arcella”. Fascinazione? Tutt’altro. Sebbene ci troviamo di fronte ad un settore di nicchia in cui lo story telling e il fascino del lusso esercitano un forte appeal, qui siamo nel campo della scienza. “Affinare un vino sott’acqua vuol dire forgiare un prodotto che sta crescendo sempre di più sul mercato, sia a livello gustativo che a livello estetico. Noi crediamo molto in questo cambiamento del vino, di questa sapidità, salinità marina, mine ralità. Il vino evolve con caratteristiche differenti rispetto alla cantina perché in un ambiente naturale”. L’assenza di luce, la temperatura costante, il movimento continuo e la riduzione dell’ossidazione sono gli elementi chiave, sen za dimenticare la sostenibilità. “Avremo l’opportunità di vedere come reagisce il vino di fronte al moto ondoso. Essendo un prodotto ‘vivo’, soggetto ai lieviti, sappiamo che il lievito ha una durata, in questo caso le correnti simulano un leggero remuage, quindi ci aspettiamo magari sulle bollicine un prodotto più fresco, più vivo”, ha spiegato. Nel silenzio, sotto un cielo di mille colori e sotto uno spec chio d’acqua cristallino il vino riposa cullato dalle onde e dal tempo. Non tutti vini possono invecchiare, ogni vino ha un suo futuro, una sua funzione: “Alcuni vini freschi vanno con sumati entro un tot di tempo, ci sono poi dei vini invecchiati che danno un’espressione di versa. Un’opera prima, senza studi preliminari, stiamo par tendo anche molto bene per ché abbiamo delle eccellenze calabresi che hanno creduto nel progetto”, ha concluso De Luca. La natura firma ogni bottiglia, i prodotti acquisiscono note aromatiche che sorprendono. Le aziende protagoniste di questa esperienza sono: Librandi, Spadafora, Statti, Ferrocinto, Serracavallo, Lom bardo, Casa Comerci, Cantine Benvenuto, Birra Cala, Spiri to Alchemico e Lumen Maris Underwater Parfum. La sperimentazione è sostenuta e finanziata da ARSAC e dalla Regione Calabria. Non un’opera prima, nel Belpaese altre realtà simili sono in Campania, Sicilia, Liguria, Emilia-Romagna, Basilicata e Abruzzo. “Vogliamo portare avanti quest’idea convintamente, capire come il mare possa cambiare l’evoluzione dei prodotti, in modo da offrire alle aziende la possibilità di scegliere un’alternativa di conservazione”, ha sottolineato il direttore generale di Arsac, Fulvia Caligiuri. L’obiettivo è chiaro: si vuole sperimentare “con un pro getto che ha la caratteristica della sostenibilità, ha aggiun to Michelangelo Bruno Bossio, gli effetti delle profondità sulla conservazione delle bottiglie”.

I prodotti diventano un modo per unire la storia e i sapori di un luogo. Il sindaco di San Nicola Arcella, Eugenio Madeo, ha messo a disposizione un fondale marino dove ad apri le verranno fatte immergere queste bottiglie che verranno recuperate dopo sei mesi. Superate le scartoffie burocratiche per la concessione demaniale marittima, il problema “delle profondità, fra i 20 e i 60 metri circa, la distanza dalla battigia, la tipologia delle gabbie e il sistema di controllo e protezione in mare”, come ha spiegato il primo cittadino Eugenio Madeo, tra poco si parte. Il viaggio, dicevamo, non si ferma agli alcolici da bere. Ad essere recuperate dagli abissi marini saranno anche due profumi: Arco Magno e Thalassa. La tradizione mediterranea si fonde con le note olfattive arabe. I confini della profumeria si allargano. Le note del cedro e del bergamotto si sposano con l’acqua di mare. “L’attesa è tanta, mi affascina l’idea che i profumi per sei mesi saranno cullati dalle onde. Vediamo cosa accadrà, per la prima volta al mondo sperimenterò l’evoluzione sensoriale dei profumi”, racconta emozionata a PdV Sandra Sain. Tornando al punto di partenza, le bottiglie verranno recuperate dagli abissi per essere poi valutati alla cieca da una commissione. Calice in mano. Sorso dopo sorso il nettare di Bacco suggella memorie di un viaggio ventimila leghe sotto i mari.