“Il business della disperazione”, oltre 300 giovani africani reclutati dai russi e morti in Ucraina

Reclutamento di giovani africani da parte della Russia per la guerra in Ucraina. Un vero e proprio “business della disperazione”. E’ quanto denuncia un Report della ong “INPACT” secondo la quale sono già morti oltre 300 giovani africani. Promesse ingannevoli e arruolamenti online: il tasso medio di sopravvivenza al fronte è di sei mesi

Reclutamento di giovani africani da parte della Russia per la guerra in Ucraina. Un vero e proprio “business della disperazione”. E’ quanto denuncia un report della ong “INPACT” secondo la quale sono già morti oltre 300 giovani africani. Promesse ingannevoli, arruolamenti online e il ruolo di reti internazionali di reclutamento sistemiche: il tasso medio di sopravvivenza al fronte è di sei mesi.
Viene già denominato come “il business della disperazione”: è il reclutamento di giovani africani da parte dell’esercito russo per combattere in Ucraina. In un Report della ong INPACT/All Eyes on Wagner, ripreso oggi sul sito della Conferenza episcopale svizzera in lingua francese (cath.ch), si ritiene che oltre 300 giovani africani siano già morti in Ucraina. I giovani, con un’età media di 31 anni, sono partiti per la Russia, convinti di trovare migliori prospettive di vita. Una volta lì, sono stati schierati sul fronte ucraino senza esperienza né addestramento.

“In base ai dati che abbiamo raccolto, il tasso medio di sopravvivenza al fronte è di sei mesi”, denuncia Lou Osborn, direttore dell’ong.

(Dal Report di Inpact)

I giovani reclutati servono da “carne da cannone”, inviati in prima linea per preservare le “risorse militari strategiche russe”. Secondo l’ong, dal 2023, la Federazione Russa ha intensificato i suoi sforzi di reclutamento per affrontare la carenza di “manodopera” nel contesto della prolungata guerra in Ucraina e dell’inasprimento delle sanzioni internazionali. Il Cremlino ha quindi lanciato una campagna di reclutamento strutturata in tutta l’ex Unione Sovietica e nel Sud del mondo, con particolare attenzione all’Africa.

In testa ci sono Egitto, Camerun e Ghana.

Ma pochi paesi del continente sono esenti. Queste campagne si basano principalmente sulla persistente insicurezza socio-economica in Africa. INPACT ha individuato tattiche che prendono di mira soprattutto quei giovani che aspirano a proseguire gli studi all’estero o chi è in cerca di un lavoro e sta valutando l’emigrazione. Infine, in alcuni casi, il reclutamento menziona esplicitamente l’arruolamento nelle forze armate russe che combattono contro un Occidente “colonialista e corrotto”.

Il reclutamento avviene principalmente tramite agenzie di viaggio e una miriade di organizzazioni russe e africane che fungono da intermediari logistici. Gli ex recluti, a loro volta, diventano reclutatori, agendo come influencer sui social media. Si calcola che siano 1.417 gli africani che dal 2023 si sono arruolati per combattere per la Russia ma la cifra potrebbe essere superiore. Bastano pochi clic per arruolarsi e firmare moduli di reclutamento, attraverso annunci in diverse lingue sui social media o tramite numeri WhatsApp condivisi online. Già nel maggio 2024, l’esercito ucraino ha pubblicato foto di volantini di reclutamento che sarebbero stati distribuiti nei paesi africani anglofoni. Le promesse dei reclutatori sono allettanti: un pagamento iniziale in contanti compreso tra 2.000 e 30.000 dollari alla firma del contratto, seguito da uno stipendio mensile di circa 2.500 dollari, comprensivo di assicurazione sanitaria, naturalizzazione russa accelerata per ogni candidato dopo 3-6 mesi di servizio e addestramento militare d’élite.

Annunci di reclutamento nei paesi arabi (Foto Inpact)

Ma la realtà è ben diversa da quanto riportato nei volantini. Gli africani catturati dalle forze ucraine raccontano tutti una storia simile. Descrivono un rapido dispiegamento dopo aver firmato un contratto di arruolamento che non avevano letto, poiché era scritto in russo e in cirillico. I paesi africani interessati al fenomeno stanno reagendo. Uno dei governi africani a prendere posizione è stato quello del Togo. Dopo che diversi suoi cittadini, tra cui studenti arrivati in Russia con borse di studio, sono stati catturati in Ucraina, il Ministero degli Affari Esteri togolese ha confermato che erano stati ingannati da promesse di istruzione e lavoro. Dalla fine del 2025, il Kenya ha condotto raid di polizia per fermare le partenze verso la Russia attraverso le reti di traffico di esseri umani. Durante una visita a Mosca il 15 marzo 2026, il Ministro degli Esteri keniota ha affermato di aver ottenuto la promessa dal suo omologo russo, Sergey Lavrov, che nessun altro keniota sarebbe stato reclutato per il conflitto. Analogamente, il Sudafrica ha smantellato reti di reclutamento per l’esercito russo attraverso un conduttore radiofonico. Nonostante queste iniziative, altri paesi africani sembrano non aver né riconosciuto l’esistenza di queste reti di reclutamento russe né aver reagito, osserva INPACT.

Agensir