Cultura
Gesù, l’uomo in cammino che si rende umano ed entra nella Storia
Il libro di Spadaro si concentra sulla funzione dei piedi che raccontano le vicende dei Vangeli
A passo d’uomo – Una storia di Gesù con i piedi per terra (Marsilio Editore 2026) è il nuovo libro di padre Antonio Spadaro, sotto-segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, nel quale viene esaminata la storia dei Vangeli attraverso una lente di ingrandimento che è quella del movimento. L’attenzione è centrata sui piedi, mediante i quali il Signore tocca la nostra realtà e le nostre ferite, si rende umano e cerca il contatto e la prossimità. I piedi sono in grado di comunicare la verità di una storia che è in continuo mutamento, procedendo nella polvere, bagnandosi, facendosi male, cercando appoggio e riposando. Gesù cammina sempre dalla Galilea a Gerusalemme e lo fa, muovendosi nella terra, nella sabbia e nell’acqua. La terra con le pietre rimanda agli urti che mettono alla prova; l’acqua indica il rischio e la traversata; la sabbia è il tempo che sfugge e simboleggia il terreno precario, che obbliga a misurare i passi, ma è anche il deserto che richiama al silenzio. I Vangeli ci narrano dell’arrivo di Gesù a Betania e di Maria, sorella di Lazzaro, che sei giorni prima della Pasqua unge Gesù con nardo prezioso, e asciuga i suoi piedi con i suoi capelli. È un chiaro gesto d’amore che anticipa la sepoltura di Cristo. L’evangelista Giovanni descrive la scena dell’Ultima Cena, quando Gesù compie il gesto simbolico e ricco di umiltà della lavanda dei piedi che, nella tradizione cristiana, è diventato l’emblema di un servizio prestato con semplicità e umanità. Gesù cammina sulle acque, come ci raccontano Matteo, Marco e Giovanni, e raggiunge i suoi discepoli in barca, durante una tempesta sul lago di Tiberiade. Le onde, per antonomasia, personificano l’instabilità e il pericolo, contro cui si staglia la forza salvifica del Figlio di Dio, che ispira fiducia e offre sostegno. I passi, poi, segnano un ritmo: alcuni indicano accelerazione, come l’ingresso a Gerusalemme in mezzo alla folla, altri sono lenti e stanchi, come nel caso dei discepoli di Emmaus che parlano di quanto accaduto e non riconoscono il Messia. I piedi sono, quindi, uno strumento di racconto corale, che non esclude ma sembra includere tutti, all’interno di una storia che è condivisione e vita. Dietro il movimento dei piedi del Risorto c’è la gravità, su cui si fonda l’idea della sua trascendenza a cui siamo legati. “Essere trascendenti significa affidarsi a una fragilità ben coordinata e flessibile. Persino facile da spezzare. È questa trascendenza che si fonda e si scarica sui piedi a essere in grado di imprimere un’orma” – scrive Spadaro – “Solo se stanno insieme, gravità e trascendenza, ci permettono di lasciare una nostra traccia sulla terra”. La prefazione del volume è a cura della cantautrice statunitense, Patti Smith, la quale parla del ruolo dei piedi citando il quadro “La Crocefissione” del pittore tedesco Matthias Grünewald, dipinto fra il 1512 e il 1516 e conservato nel Musée d’Unterlinden a Colmar, in Francia. Grünewald mostra i piedi martoriati di Gesù, accavallati e trafitti da un enorme chiodo che ha tratto dal corpo gli ultimi rivoli di sangue. Sono piedi non belli che formano quasi una smorfia ma che, tuttavia, colpiscono perché sono vicini a noi. Questa parte del corpo proietta, quindi, in una dimensione che cambia la propria interiorità e quella degli altri, e ricorda il ruolo della Chiesa che – riprendendo le parole di papa Francesco – deve essere “callejera”, cioè deve stare per strada, deve farsi strada. La Chiesa deve essere disponibile ad essere ferita, perché può cadere ed inciampare, ma deve stare per strada e non su un tappeto pulito.

