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Elena Succurro, un medico che ha scelto di restare in Calabria
Endocrinologa, opera per l’università della Magna Graecia. La sua professione è una missione a servizio della persona
“Aiutare le persone. Ecco, mi ha sempre reso felice. Ho sempre amato questa idea. Da bambina, poi, ero incuriosita e stupita dai medici che riflettevano su un sintomo, arrivavano alla diagnosi e prescrivevano una terapia per la guarigione. Questo metodo mi ha sempre catturato”. A dirlo è la dottoressa Elena Succurro, endocrinologa e docente ordinario di Endocrinologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. La abbiamo intervistata.
La Calabria è nota per la fuga dai cervelli. Lei, andando contro corrente, è rimasta e ha deciso di mettere le sue competenze a servizio della sanità pubblica
Mi sono formata in Calabria, ho studiato all’Università di Catanzaro in un periodo, la fine anni ‘90, in cui tutti gli studenti sceglievano altre Università del centro e nord Italia, una scelta che comportava quasi sempre il non ritorno a casa. Io mi sono trovata benissimo prima a San Brunone e Villa Bianca, poi a Germaneto. Non è giusto che le competenze dei giovani intellettuali calabresi vengano spese sempre e solo in altri territori. Se tutti vanno via, come possiamo immaginare che la Calabria possa crescere, diventare forte? E’ chiaro che restare significa affrontare grandi difficoltà nel campo del lavoro, anche l’apparato burocratico sembra più complicato che in altre regioni. Mi sono specializzata in medicina interna nel 2008; allora c’erano pochi concorsi nella sanità pubblica, c’era già il piano di rientro. Ma ho deciso comunque di rimanere scommettendo sulla carriera universitaria. Ho avuto pazienza e determinazione, sicuramente anche le scelte familiari mi hanno spinto a rimanere, a guidarmi era il desiderio di restituire qualcosa alla terra che mi aveva formato. Credo che talvolta sia molto più difficile scegliere di rimanere piuttosto che andare via, però se i professionisti lasciano la Calabria, che chance diamo alla nostra regione? Qui ci sono potenzialità, competenze, strutture d’eccellenza, è necessario che ci sia però anche il coraggio dei professionisti di rimanere. Tuttavia, dovrebbe cambiare anche la mentalità dei calabresi, tutti pensano sempre che i professionisti delle altre regioni siano più bravi. E’ importante che i calabresi stessi diano un po’ più di fiducia a chi sceglie di rimanere, perché ci sono grandissimi professionisti in ogni settore.
Una persona è il risultato delle proprie esperienze. Che peso hanno avuto nella sua formazione?
Da medico mi trovo ogni giorno ad entrare in contatto con la storia delle persone, perché per me un paziente non è la malattia, ma una persona con delle patologie che lo rendono in quel momento fragile. E questo mi porta ad insegnare ai giovani medici specializzandi ad essere empatici, a mettere a frutto il nostro studio per curare e aiutare le persone che in quel momento sono in difficoltà e si affidano a noi. Oltre ad essere medico sono anche un docente e ho l’onore e l’onere di contribuire alla loro formazione. Tutte le persone che ogni giorno transitano nelle nostre corsie ci arricchiscono. E mi piace trasmettere ai giovani che un nostro sorriso può essere di grande aiuto alle persone.
C’è una storia che più delle altre le è rimasta dentro?
Ogni giorno c’è qualcosa che rimane. Ci sono storie dolorose che si fa sempre fatica a vivere e metabolizzare. Cerchiamo di tranquillizzare e supportare sia i pazienti che i familiari. Io, per mia fortuna, mi occupo anche del diabete nelle donne in gravidanza; e questo è un percorso intenso ed emozionante. Ogni volta che nasce un bambino è una gioia immensa che dà senso al nostro operato. Da un lato ci sono tante storie dolorose, dall’altro tante storie che per fortuna evolvono in maniera positiva. E insieme a questi, vi è la vita che nasce.
Milioni di persone non hanno accesso alle cure…
Da medici, docenti e personale sanitario ci battiamo molto sull’accesso alle cure per tutti. È impensabile che in questo contesto storico possano esserci persone che addirittura non hanno accesso alle cure. Il diritto alla salute è un diritto inalienabile; è poco etico che vi siano differenze nell’accesso alle cure tra pazienti che vivono in realtà diverse. Purtroppo in Italia abbiamo un sistema per il quale pazienti che vivono in due regioni diverse vivono due realtà sanitarie spesso molto diverse. Cerchiamo di sensibilizzare, di fare in modo che il diritto alla salute venga garantito a tutti, che tutti possano avere le stesse opportunità, che non ci sia alcuna discriminazione tra pazienti.
Guardando al futuro, che sfida attende i medici? Che ruolo può avere la nostra regione?
La nostra è sicuramente una sfida sulle malattie croniche che sono in aumento; dall’altro lato abbiamo visto come la pandemia ha modificato la vita di tante persone, quindi dobbiamo far tesoro di quello che abbiamo vissuto anni fa e che talvolta sembriamo aver dimenticato. C’è una sfida su tutte in Calabria: la salute deve essere garantita a tutti. Bisogna fare sì che ogni persona, di fronte ad un problema di salute, possa sentirsi sicuro ovunque viva. Continua ad esserci carenza in alcune branche della medicina, fra cui l’area dell’emergenza-urgenza. Occorre dedicare maggiore attenzione ai medici e agli operatori sanitari che operano nel campo della medicina d’urgenza, solo così potremo pensare che i giovani possano tornare a scegliere questa branca della specializzazione che in questo momento è poco attrattiva a causa dello stress, della carenza di risorse e della poca sicurezza.
Si parla spesso di carenza di camici bianchi. Cosa pensa del semestre filtro alla Facoltà di Medicina?
Penso che il semestre filtro non sia la soluzione più idonea per rispondere alla carenza dei medici. In realtà più che la carenza dei medici, abbiamo la carenza dei medici in alcuni settori. Il semestre filtro non ha raggiunto quegli obiettivi che il Governo pensava si potessero raggiungere. Le Università tuttavia in pochissimo tempo si sono adoperate per accogliere migliaia di studenti e consentire loro di seguire lezioni molto intense in un breve periodo di tempo, far loro percorsi di tutorato e consentire di partecipare agli esami con l’auspicio della loro massima preparazione. L’ingresso a medicina va disciplinato, il numero chiuso lo si effettua perché le strutture universitarie e ospedaliere non sono in grado di accogliere migliaia di studenti che devono fare il tirocinio abilitante. Ritengo giusto che ci sia un numero chiuso che va sicuramente riformato, andrebbe rivista la modalità di accesso.
C’è divario tra pubblico e privato. Come assottigliare questo squilibrio?
Faccio parte del sistema sanitario pubblico, non credo che si debba però demonizzare il privato. Bisogna garantire il diritto alla salute, fare in modo che ogni persona possa accedere alle cure senza liste d’attesa infinite che fanno sì che chi può permetterselo si rivolge al privato; c’è anche il privato convenzionato. Credo che se si continua a pensare che possa esserci una guerra tra pubblico e privato la soluzione non migliora. Bisogna fare in modo di garantire tutte quelle opportunità che possano consentire un adeguato accesso alle strutture a tutti i pazienti.
Come si diventa un buon operatore della salute?
Bisogna avere innanzitutto la passione per quel che si fa, questo vale per ogni professione, perché quando si ama il proprio lavoro, il lavoro non è mai considerato un sacrificio. Dietro vi sono tanto studio, tanto impegno, tanta costanza, tanta dedizione. Un medico che è anche docente non finisce mai di lavorare, tutto ciò è reso possibile dall’amore per quel che si fa, dal desiderio di formare i medici e di utilizzare le proprie competenze per aiutare le persone. Speriamo ogni giorno di poter essere buoni medici, sicuramente ce la mettiamo tutta.
Possiamo dire che si può fare il medico in Calabria?
Assolutamente sì! La Calabria è una terra straordinaria con una qualità di vita indescrivibile. Ho la fortuna di potere vedere il sorgere dell’alba sul mare ogni giorno, questo mi dà la carica per affrontare la giornata lavorativa. Vedere il mare dal giardino di casa mi infonde quel senso di pace e di serenità che mi aiuta ad affrontare gli impegni e lo stress del lavoro. La Calabria offre un’altissima formazione, e i giovani devono scommettere sulla Calabria. Soltanto con il loro contributo, il loro entusiasmo e le loro competenze possiamo contribuire a rendere ancora più bella la vita in Calabria e restituire tutto quello che ci ha dato. È importante che anche i media ci aiutino a raccontare le tante eccellenze che ci sono, per far sì che tutti i calabresi possano ritornare ad avere fiducia nei medici e nei professionisti.
