Da Crans – Montana a casa nostra: a chi stiamo sacrificando i nostri ragazzi

Una riflessione dello psicologo cosentino Marco Piccolo su quanto avvenuto in Svizzera con una finestra sul 24 dicembre scorso a Cosenza

La tragedia di Crans-Montana non può essere archiviata solo come un problema di sicurezza dei locali, per quanto questo aspetto sia doveroso e da punire nel modo più severo possibile.

A monte c’è qualcosa di più profondo e scomodo da guardare. C’è una verità, a mio avviso, più amara e urgente, che precede le sacrosante licenze e conformità. Una verità che riguarda da vicino anche casa nostra: come non pensare, infatti, alle scene terribili di ragazzini in coma etilico portati via in barella durante i cosiddetti “tradizionali” (ma quando mai?) aperitivi alcolici del 24 dicembre a Cosenza.

Da anni stiamo consegnando i nostri figli a un consumismo sfrenato, privo di controllo e di spirito critico. Li esponiamo sempre più precocemente – spesso con una certa complicità – a modelli di comportamento che normalizzano l’alcol, le droghe, la sregolatezza, la “baldoria” come forma di divertimento obbligato.
Il rovescio della medaglia è un vero e proprio far west di bar e locali rispetto ai quali, ad esempio sulla vendita e somministrazione di alcolici, i controlli risultano spesso assenti o inefficaci. Di fatto, fanno quello che vogliono. Con i nostri figli. E noi diventiamo complici quando smettiamo di vigilare, di porre limiti, di proteggere, delegando tutto al mercato e alla notte.

Gli dei del nostro tempo sembrano chiedere il sacrificio di alcuni dei nostri figli. È così dalla notte dei tempi: aztechi, greci (basti pensare al mito del Minotauro), fenici, babilonesi. Gli adoratori di Moloch, la divinità alla quale venivano immolati i bambini bruciandoli vivi tra le sue braccia, non erano i bambini. Erano i loro genitori: adulti disposti a sacrificare i figli pur di placare la divinità, pur di non sentire su di sé il peso della colpa e della responsabilità.

In Italia si parla molto, e giustamente, di denatalità. Ma forse dovremmo prima preoccuparci di non svendere quei pochi figli che facciamo a degli “dei” che non li amano: il mercato dello sballo, dell’alcol e delle sostanze.

Le responsabilità penali per quanto accaduto a Crans-Montana verranno accertate. Ma una responsabilità morale ci interpella già. Proteggere i nostri figli significa, prima di tutto, non lasciarli soli in pasto a un mercato che vuole solo approfittare della loro fragilità. In nome del denaro.

Dott. Marco Piccolo,
psicologo e presidente Sindacato delle Famiglie Cosenza