Attualità
Caritas internationalis: su Gaza, “fermare le atrocità”

L’organismo vigila sulla situazione in Medioriente e denuncia la gravità di quanto sta accadendo
Dopo il bombardamento della chiesa della Sacra Famiglia a Gaza, Caritas internationalis, presente sul campo, descrive “una situazione terribile” e “condanna con la massima fermezza tutti questi atti e omissioni. Essi rappresentano un palese disprezzo dei valori e dei principi fondamentali dell’umanità e violano chiaramente il diritto internazionale, il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti umani, nonché numerose disposizioni di convenzioni specifiche delle Nazioni Unite, tra cui la Convenzione per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio”. “Qualsiasi sostegno militare o coinvolgimento da parte di Stati terzi o entità private a favore dello Stato di Israele o qualsiasi azione che aiuti o favorisca la persecuzione della popolazione civile palestinese nella Striscia di Gaza o in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, può costituire complicità negli orrori che si stanno perpetrando oggi in Palestina”, afferma oggi in una nota.
Caritas internationalis descrive un quadro drammatico che osserva dal lavoro sul campo: Gaza bombardata e resa inabitabile, centinaia di migliaia di vittime, molte delle quali non ancora registrate ufficialmente. La popolazione è affamata, sull’orlo della carestia. “I bambini vengono bombardati mentre aspettano cibo terapeutico o vaccini, le persone uccise in fila per acqua e viveri sono oltre 750, con 5.000 feriti”. I beni di prima necessità vengono bloccati o distribuiti in modo simbolico, mentre le strutture sanitarie sono distrutte o al collasso. “Si muore per mancanza di cure, dilagano diarrea, meningite e le ferite di guerra restano senza trattamento”. Numerosi operatori umanitari e giornalisti sono stati uccisi. “Anche l’informazione e l’azione umanitaria sono sotto attacco”, si legge. Preoccupazioni vengono espresse anche per la Cisgiordania, dove aumentano violenze ed espropri da parte di coloni israeliani, con la complicità delle forze di sicurezza. Il governo israeliano, prosegue la nota, “sta pianificando di evacuare con la forza quasi 2 milioni di persone da Gaza, verso un campo a Rafah definito dall’ex premier Ehud Olmert come un potenziale ‘campo di concentramento’, parte di un piano di ‘pulizia etnica’”.
Caritas internationalis chiede con urgenza che il governo israeliano cessi “immediatamente le atrocità e la persecuzione dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est”; “Un cessate il fuoco immediato e permanente per porre fine all’intollerabile perdita di vite umane e alle sofferenze della popolazione; il rilascio immediato di tutti gli ostaggi israeliani e di tutti i palestinesi detenuti in modo arbitrario; l’accesso immediato, sicuro e su larga scala alle organizzazioni umanitarie indipendenti e professionali; la garanzia della protezione di tutti i civili, con particolare attenzione ai bambini, alle donne e alle famiglie; la fine dell’occupazione illegale dei territori palestinesi da parte dello Stato di Israele, in conformità con il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio”. “Tutti gli altri Paesi – puntualizza – devono cessare il sostegno militare allo Stato di Israele o qualsiasi altro sostegno che lo aiuti o lo favorisca in queste atrocità”.
“La situazione attuale – sottolinea senza mezzi termini la confederazione di 162 organizzazioni nazionali presenti in 200 Paesi e territori – va oltre ogni limite legale e morale. Non è solo per la sopravvivenza e la dignità dei palestinesi che avanziamo queste richieste, ma anche per amicizia, rispetto e preoccupazione per l’onore e la dignità degli ebrei di tutto il mondo. Vogliamo la pace. Dobbiamo impedire che i semi dell’odio vengano seminati nei cuori dei giovani palestinesi e israeliani e in altre parti della regione. Questi semi alimenteranno le guerre in Medio Oriente per i decenni a venire. Dobbiamo rompere il circolo vizioso dell’odio, della violenza e dell’indifferenza internazionale di fronte alle immense sofferenze umane. Il silenzio di fronte a questa situazione è complicità”.