Papa Francesco e la Scienza etica

Importante prevedere e bloccare i rischi di una deriva tecnocratica che non rispetti l’opera del Creatore

L’argentino Jorge Mario Bergoglio, eletto il 266° Papa della Chiesa cattolica con il nome di Francesco il 13 marzo 2013, dedicò numerosi interventi al rapporto tra scienza e fede nel corso del suo Pontificato. A suo avviso, gli sforzi scientifici dovevano essere indirizzati verso orizzonti più umani, equi e sostenibili, rendendo così possibile il dialogo tra progresso e credo religioso. Francesco trovò nella Pontificia Accademia delle Scienze un valido alleato per perseguire questo scopo, poiché la missione di quest’ente consiste proprio nella diffusione e nella condivisione dei benefici della tecnologia, a favore del maggior numero delle persone, specie dei più bisognosi, abbattendo qualsiasi forma di schiavitù. Il Papa sudamericano nominò numerosi membri di quest’istituzione, tra cui i professori Meng Anming, Luis Fernando Larroso Castro, Cecilia Tortajada, Maria T. Zuber e Olivier Purquié, oltre a figure di spicco della scienza come i premi Nobel Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna, e ad esperti dell’intelligenza artificiale come Demis Hassabis. Nel discorso tenuto alla Pontificia Accademia il 27 ottobre 2014, in occasione dell’inaugurazione di un busto in onore di papa Benedetto XVI, Bergoglio disse che: “Allo scienziato, e soprattutto allo scienziato cristiano, corrisponde l’atteggiamento di interrogarsi sull’avvenire dell’umanità e della terra, e, da essere libero e responsabile, di concorrere a prepararlo, a preservarlo, a eliminarne i rischi dell’ambiente sia naturale che umano. Ma, allo stesso tempo, lo scienziato dev’essere mosso dalla fiducia che la natura nasconda, nei suoi meccanismi evolutivi, delle potenzialità che spetta all’intelligenza e alla libertà scoprire e attuare per arrivare allo sviluppo che è nel disegno del Creatore”. L’uomo, quindi, deve lavorare per edificare un mondo che accolga sia la sua natura fisica che quella spirituale, un mondo che vada bene per tutti gli esseri umani e non per una specifica classe dirigente. Francesco vedeva nel discernimento etico il cuore e il senso di qualsiasi ricerca scientifica. La sua idea di una “scienza integrata in un progetto etico” traeva spunto proprio dall’imprescindibilità della dimensione umana, che ha il suo fulcro nella dignità della persona. Bergoglio mise in guardia, in diverse occasioni, sui rischi rappresentati dalla separazione tra l’efficacia tecnica e il giudizio etico. In un’udienza con la Società Max Planck affermò che: “Non tutto ciò che è tecnicamente possibile o fattibile è perciò stesso eticamente accettabile. È necessaria una responsabilità che sia proporzionata alla potenza dell’azione tecnica”. Denunciò, inoltre, la cultura tecnocratica finalizzata ad esercitare un dominio assoluto sulla realtà, mettendo da parte l’indole spirituale della persona. Nella Laudato Si’ scrive, infatti, che “il paradigma tecnocratico tende a esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica, confondendo i mezzi con i fini”. Ciò porta, inevitabilmente, ad una “cultura dello scarto” che rende improduttiva la vita degli esseri umani. Un rimedio a tutto ciò dev’essere l’analisi attenta e puntuale della fattibilità e della sostenibilità di ogni progetto scientifico, che non può essere svincolato dalle sue implicazioni sociali, ecologiche e antropologiche. I cambiamenti globali sono influenzati dalle azioni umane, quindi sono necessarie risposte adeguate alla salvaguardia del pianeta. Intervenendo alla Plenaria del Consiglio della Cultura, convocata il 18 novembre 2017 per discorrere degli sviluppi della medicina, della genetica e delle neuroscienze, oltre che dei progressi delle macchine intelligenti, Bergoglio ribadì che l’uomo è fatto di “relazione” e di “libertà”. “La relazione si dirama secondo una triplice dimensione: verso la materia (la terra e gli animali); verso la trascendenza divina; verso gli altri esseri umani. La libertà si esprime nell’autonomia – naturalmente relativa – e nelle scelte morali”, le parole di Sua Santità. Tutto è collegato ne mondo: la scienza incontra la fede e le nostre tradizioni. Nessuno basta a sé stesso perché si vive sempre in una rete di interdipendenza reciproca, nella quale sono inseriti “i segni dell’armonia divina”. Al Papa argentino era chiaro l’insegnamento di Paolo VI che parlò di “carità del sapere”, intendendo con questo concetto l’idea di una scienza capace di mettersi a servizio degli altri, di orientarsi verso i più deboli, di far fronte alle necessità delle periferie esistenziali e di essere fonte di amore.