Complesso monastico cristiano

L’edificio di Al-Qalāyā aveva una struttura complessa comprensiva di spazi riservati all’accoglienza di visitatori, turisti e altri religiosi

Una missione archeologica, condotta dal Consiglio Supremo delle Antichità, ha riportato alla luce un vasto complesso religioso risalente al V secolo d.C., presso il sito di Al-Qalāyā nel governatorato di Beheira, nel nord dell’Egitto. La scoperta riscrive la storia del monachesimo cristiano, offrendo un contributo eccellente allo studio dell’architettura antica dei primi monasteri egizi. Diya Zahran, responsabile delle antichità islamiche e copte del Consiglio, ha dichiarato che l’imponente edificio risulta composto da tredici ambienti multifunzionali, tra cui celle per monaci, spazi comuni, luoghi adibiti all’insegnamento, stanze per gli ospiti, uno spazio liturgico, con l’abside e una croce in pietra calcarea, cucine, magazzini, strutture di servizio e una grande sala con banchine in pietra, decorate con motivi vegetali. Quest’ultimo elemento ha rafforzato l’ipotesi che la struttura fosse, con molta probabilità, una foresteria monastica destinata all’accoglienza di visitatori, tra cui pellegrini, monaci e altri ecclesiastici. La particolare organizzazione interna non lascia dubbi al fatto che il sito non fosse, esclusivamente, riservato alla meditazione eremitica, ma che avesse una chiara impronta comunitaria. La sua forma, piuttosto articolata, si è sviluppata nel tempo ed è più avanzata, rispetto all’architettura dei due complessi con celle monastiche (chiamati “manšūbiyyāt”), scoperti nel 2023 insieme a strutture di servizio e a ceramiche. Il sito di Al-Qalāyā, il secondo centro monastico più grande nella storia del cristianesimo antico, dopo quelli del deserto egiziano orientale, testimonia concretamente il passaggio da una vita contemplativa ad un modello esistenziale collettivo. Il V secolo d.C. è un periodo nevralgico per l’Egitto, perché si assiste ad un mutamento sostanziale nella struttura del monachesimo cristiano. Dopo le esperienze di Antonio Abate e di Pacomio del IV secolo, fioriscono le comunità basate su norme condivise, che prevedono luoghi comuni per la pratica del culto, aree di lavoro e ambienti per l’accoglienza. Il complesso di Al-Qalāyā risponde pienamente a questa fase di trasformazione. I lavori di scavo hanno restituito decorazioni parietali, come frammenti di figure monastiche con motivi vegetali e decorazioni geometriche policrome, in rosso, bianco e nero, tra cui intrecci a treccia e rosette a otto petali. Spiccano immagini come quella di due donzelle affrontate dentro un contesto ornamentale, con un medaglione decorato al centro. Le pitture di Al-Qalāyā promuovono il linguaggio visivo dell’antica arte copta, sviluppatasi tra il IV e il VII secolo d.C., caratterizzata dalla fusione tra moduli greci, egiziani e cristiani e da uno stile sintetico e simbolico. Le figure vengono rappresentate frontalmente e in maniera astratta, mentre gli elementi naturali fungono da veicolo di comunicazione di significati spirituali e allegorici. Tra gli altri reperti riemersi ci sono una colonna marmorea integra alta due metri, capitelli, basi, ceramiche, varie iscrizioni, e una stele funeraria a forma di lastra rettangolare in calcare con iscrizione copta, che commemora una persona chiamata “Abba Kīr, figlio di Shenouda”. Il rinvenimento di ossa di animali e di conchiglie dà, infine, indicazioni su quelle che dovevano essere le abitudini alimentari e la quotidianità dei monaci, sottovalutate per troppo tempo a favore di un maggiore rilievo conferito alla dimensione ascetica. Queste scoperte aggiungono un tassello in più alla conoscenza della storia dell’etnia copta. I copti erano i cristiani originari dell’Egitto, eredi delle prime comunità nate nei primi secoli dopo Cristo, lungo il Delta del Nilo. All’indomani del Concilio di Calcedonia del 451 d.C., che aveva stabilito due nature diverse per Gesù, i copti fecero una scelta propria dentro il Cristianesimo, distanziandosi dalla Chiesa bizantina ufficiale: aderirono al monifisismo che sosteneva un’unica e sola natura di Cristo, nella quale umano e divino coincidono. Parlavano il copto, ultimo stadio dell’antico egiziano con caratteri greci, si diedero una loro gerarchia autonoma, sotto la guida del patriarca di Alessandria, vennero integrati nell’amministrazione islamica, con l’arrivo dei musulmani in Egitto nel VII secolo, quindi furono perseguitati dai Mamelucchi, per poi risollevare la loro situazione sociale e politica con l’ascesa degli Ottomani. Nel XX secolo, molti copti combatterono a fianco dell’esercito egiziano per sottrarre l’Egitto all’influenza britannica, ma fu solo verso gli anni ’50 del Novecento che riottennero la loro emancipazione. Con l’avanzare degli studi, il sito di Al-Qalāyā sarà uno dei punti principali, per indagare lo sviluppo delle prime comunità monastiche cristiane.