Anniversario strage Cutro. la riflessione di mons. Checchinato a Isola Capo Rizzuto

Questo nostro cammino e questa preghiera vogliono condurci a fare memoria, a chiedere perdono, a invocare la pace. Dette così, queste tre espressioni sembrano facili e prive di difficoltà, e invece richiedono un processo interiore di consapevolezza, di onestà, di responsabilità. Non possiamo fare memoria senza registrare quanto ci dicono i giornali che riferiscono come in questi giorni ci sia stata “una scia di cadaveri lungo le coste occidentali di Sicilia e Calabria, dove il mare ha continuato a restituire corpi senza vita, in avanzato stato di decomposizione, a volte a pezzi.” (Il Manifesto 18 feb. ’26) Non possiamo chiedere perdono se queste tragedie continuano ad accadere sotto i nostri occhi, nel mare mediterraneo che nel passato è stato luogo di vita, perché ospitava le relazioni di paesi differenti e accoglienti e che ora si è trasformato in un enorme cimitero. Non possiamo invocare la pace se non diventiamo donne e uomini di pace convinti che la pace non si compra con gli accordi economici, non si realizza con le spartizioni del potere, ma si costruire a partire dalla giustizia e dal rispetto di ogni essere umano. Questa nostra preghiera vuol essere l’occasione per una consapevolezza maggiore rispetto al fenomeno delle migrazioni. Esiste un fenomeno psicologico (bias di conferma) che ci spinge a prediligere le informazioni che confermano le nostre convinzioni, scartando o ignorando invece le prove contrarie alle nostre idee di partenza. Questo atteggiamento comporta la distorsione dell’informazione su più livelli: la raccolta, l’interpretazione ed il recupero delle informazioni dalla memoria. Ed è proprio una pregiudiziale negativa nei confronti dei migranti che spinge a pensare che l’unico dato che conta siano gli aridi numeri che vengono utilizzati dai media per dire quanti sbarchi ci sono stati, quanti respingimenti si sono compiuti, quanti di questi migranti sono stati mandati nei centri di accoglienza preparati per loro. E questo fa stare tranquillo il paese che si sente invaso da migranti quando i numeri forniti dal parlamento europeo ci dicono che “l’Italia è tra i principali paesi di accoglienza per numeri assoluti (4° posto), ma è al 14° posto per incidenza percentuale sulla popolazione, rimanendo sotto la media europea”. E quando succede che -come in questi giorni- non si sono registrati sbarchi, “nove giorni senza nessuno sbarco, né autonomo né frutto del soccorso della Guardia costiera o delle Ong.
Tutti giorni a tasso zero. Ma quegli “zero” sono numeri che hanno un terribile non detto. Lo sappiamo dopo la denuncia di Mediterranea Saving Humans. La Ong parla di oltre mille scomparsi dopo essere partiti dalla Tunisia proprio in questi giorni. Finiti in mezzo al ciclone Harry che oltre a devastare le coste di Calabria, Sicilia e Sardegna, si è scaricato sulle acque del Mediterraneo, con onde altissime e venti di burrasca.” (A. Mira in Avvenire, 4 feb. 2026) Abbiamo bisogno di crescere in quell’atteggiamento di cui ci parlava Gesù nel Vangelo di domenica, quando ci invitava ad essere coerenti, fedeli al Vangelo e ci ammoniva ad usare le parole nella loro verità senza manipolarle a nostro uso e consumo: “Sia invece
il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”. (Mt 5,37) Questa nostra preghiera vuole condurci ad un più convinto e profondo atteggiamento di onestà. Nell’omelia pronunciata durante la messa delle Ceneri, papa Leone, commentando il testo del profeta Gioele (2,16), ha evidenziato quanto oggi “sia sempre più difficile radunare le persone e sentirsi popolo, non in modo nazionalistico e aggressivo, ma nella comunione in cui ognuno trova il proprio posto”, per cui ci si sente “impotenti davanti a un mondo che brucia”.
Nella stessa omelia, ha ricordato che “sessant’anni fa, poche settimane dopo la conclusione del Concilio Vaticano II, il papa Paolo VI volle celebrare pubblicamente il Rito delle ceneri e in quell’occasione diceva Ci si può chiedere, noi moderni, se questa liturgia sia ancora comprensibile. Rispondiamo affermativamente. Perché è una pedagogia realista. È un severo richiamo alla verità. Ci riporta alla visione giusta della nostra esistenza e del nostro destino». Questa “pedagogia penitenziale sorprende l’uomo moderno sotto due aspetti»: il primo è «quello della sua immensa capacità di illusione, di auto-suggestione, di inganno sistematico di sé stesso sopra la realtà della vita e dei suoi valori». Il secondo aspetto è «il fondamentale pessimismo» che Papa Montini riscontrava ovunque: «La maggior parte della documentazione umana offertaci oggi dalla filosofia, dalla letteratura, dallo spettacolo – diceva – conclude per proclamare l’ineluttabile vanità di ogni cosa, l’immensa tristezza della vita, la metafisica dell’assurdo e del nulla. Questa documentazione è un’apologia della cenere». Noi oggi -diceva Papa Leone- possiamo riconoscere la profezia che queste parole contenevano, e sentire nelle
ceneri che ci sono imposte il peso di un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra: le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura” (papa Leone). E davanti a questo drammatico scenario come non chiedere perdono al Dio autore della vita, di ogni vita? “Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti. Perché si dovrebbe dire fra i popoli: «Dov’è
il loro Dio?». Il Signore si mostra geloso per la sua terra e si muove a compassione del suo popolo.” (Gioele 2,17-18)ò Con questa preghiera vogliamo chiedere al Signore il dono della responsabilità, dei fratelli verso i fratelli, del destino della nostra terra, dell’odio che si infila sempre più nelle relazioni fra le persone, fra i popoli,
anche fra noi. Un rabbí era solito domandare al suo discepolo: «Quand’è che termina la notte e inizia il giorno?». Il discepolo dava diverse risposte, mai però soddisfacenti. Alla fine, scoraggiato, si rimise al maestro per la risposta. E il rabbí gli disse: «Quando tu vedi sul volto di un altro il volto di tuo fratello, è allora che termina la notte e inizia il giorno». C’è un deficit di umanità cresciuto in maniera
esponenziale in questi ultimi decenni, che ha le sue origini in una prospettiva di vita che si è fatta influenzare da ciò che la Bibbia chiama “idoli”, in maniera particolare il potere e il denaro. Per questi due idoli ormai si fa tutto, sembra non esserci nulla che possa giustificare la scelta di non diventare più potente o più ricco; ma continuano ad essere vere le parole del salmo che ci mettono in guardia davanti a queste tentazioni: “Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Le loro mani non palpano, i loro piedi non camminano; dalla loro gola non escono suoni! Chi li fabbrica diventa come loro! E come loro diventa chiunque in essi confida!” (Salmo 115, 4-8) Vogliamo chiedere al
Signore il dono della pace, quella pace disarmata e disarmante che ha invocato papa Leone con le prime parole del suo pontificato, quella pace che ha invocato tante volte papa Francesco, come nell’ultimo suo messaggio per la giornata della Pace del 2025: “Che il 2025 sia un anno in cui cresca la pace! Quella pace vera e duratura, che non si ferma ai cavilli dei contratti o ai tavoli dei compromessi umani. Cerchiamo la pace vera, che viene donata da Dio a un cuore disarmato: un cuore che non si impunta a calcolare ciò che è mio e ciò che è tuo; un cuore che scioglie l’egoismo nella prontezza ad andare incontro agli altri; un cuore che non esita a riconoscersi debitore nei confronti di Dio e per questo è pronto a rimettere i debiti che opprimono il prossimo; un cuore che supera lo sconforto per il futuro con la speranza che ogni
persona è una risorsa per questo mondo.” E il Signore dia pace eterna alle vittime del naufragio avvenuto qui, dei naufraghi morti in questi giorni, di tutti coloro che cercavano una mano tesa e hanno trovato la porta chiusa, che cercavano la vita e hanno trovato la morte. Che il Signore tocchi il cuore dei responsabili e il cuore di tutti, trasformandoli da sassi inerti a cuori di carne! E che ci sia dato sperare in un futuro di pace! Amen!