Attualità
Alcuni episodi di adolescenti ci interrogano
Fatti diversi tra loro, ma accomunati da una stessa matrice di fragilità, isolamento e possibile perdita di riferimenti
Una serie di recenti episodi, che vedono protagonisti ragazzini in età preadolescenziale e adolescenziale, ha scosso profondamente l’opinione pubblica e sollevato interrogativi urgenti sul disagio adolescenziale. Il tredicenne di Trescore Balneario (Bg) che ha accoltellato con freddezza la propria insegnante, il diciassettenne di Pescara che progettava una strage nella sua scuola, il minore della provincia di Biella protagonista di una rapina all’ufficio postale: fatti diversi tra loro, ma accomunati da una stessa matrice di fragilità, isolamento e possibile perdita di riferimenti.
Ne parliamo con Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta, nonché ricercatore dell’Istituto di Psichiatria e Psicologia nella Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Professor Tonioni, che tipo di generazioni stiamo crescendo? Siamo di fronte a una deriva, o si tratta di casi isolati?
Si tratta di casi isolati. Episodi certamente gravi e inquietanti, che però trovano dei precedenti anche in epoche passate, basti pensare all’uccisione efferata dei genitori da parte di Pietro Maso e dei suoi amici nel lontano 1991 e del massacro di Novi Ligure del 2001 a opera di Erika e Omar. Per analizzare correttamente i recenti accadimenti, bisognerebbe avere contezza delle dinamiche affettive vissute dagli adolescenti che ne sono stati protagonisti. Le cronache ci riportano solo la versione degli adulti. Nella lettera scritta dal tredicenne che ha accoltellato la professoressa di francese in provincia di Bergamo ritrovo la medesima “rabbia” di molti miei giovani pazienti. Il luogo peggiore in cui un ragazzo possa trattenere la rabbia è dentro di sé: nella migliore delle ipotesi finisce per trasformarsi in depressione, o per esprimersi attraverso il corpo, somatizzandosi. Quando tentiamo di insegnare a un bambino a gestire la rabbia, non sempre ci rendiamo conto della fatica che fa. Se continueremo a stigmatizzare e a reprimere nei nostri figli i sentimenti socialmente “negativi”, senza trovare assieme a loro il modo di trasformarli in energia costruttiva, ci scontreremo con casi di questo genere.
Si parla di chat Telegram che istigano alla violenza, o a comportamenti devianti. Che tipo di fascino esercitano questi gruppi?
Telegram, rispetto ad altri social network, gode probabilmente di un’aura di maggiore clandestinità, forse viene percepito come più sfuggente rispetto al mondo degli adulti. Il fascino può derivare da questa percezione che è compatibile col desiderio di “sommerso” che c’è negli adolescenti. Non sempre i gruppi “clandestini” hanno scopi deprecabili, a volte si tratta di spazi virtuali che favoriscono semplicemente la complicità tra coetanei. Quelli, invece, che vogliono essere espressione del “male” non sono pericolosi in senso assoluto, fanno presa sui soggetti fragili, facilmente manipolabili.
Gli adolescenti di oggi hanno valori di riferimento? Quali?
I giovani tengono in gran conto il senso del rispetto e della dignità, che magari interpretano a modo loro, ma che stimano come valori di riferimento. Riguardo i sentimenti, come l’amore, si mostrano più timorosi di noi adulti, spesso sono insicuri, di conseguenza possessivi e fragili nei legami. Sentirli pronunciare la frase “ti amo”, emoziona fortemente perché è possibile ravvisare in quell’espressione un livello di pudore e di purezza inaspettato.
Quanto è importante per queste generazioni il mito del denaro?
Purtroppo, nella nostra epoca, il mito del denaro riguarda anche gli adulti. A pesare in maniera particolare sui giovani e ad amplificare la portata di questo miraggio, è l’incertezza del futuro. I percorsi di studio oggi non garantiscono un lavoro. Spesso impegnarsi sui libri viene quindi percepito come “una perdita di tempo”, così alcuni ragazzi provano a saltare le tappe, o a trovare scorciatoie. Ad esempio, si riscontra un incremento nel gioco d’azzardo e nella pratica del trading online. Quegli studenti che sono stati determinati e meritevoli, tendono a trasferirsi all’estero dopo aver conseguito il titolo di studio. Dobbiamo chiederci che mondo stiamo lasciando agli adolescenti e in che modo li stiamo preparando ad affrontare l’età adulta.
Come si possono “intercettare” le situazioni a rischio?
Le situazioni più pericolose sono quelle meno evidenti. A volte a esplodere sono proprio gli insospettabili. Quando un figlio non vive correttamente la propria adolescenza, occorre interrogarsi. Soprattutto quando non prende distanza dalle aspettative genitoriali e non progetta autonomamente il proprio percorso. Le aspettative della famiglia sono comprensibili, ma non possono essere schiaccianti e non devono generare senso di colpa in chi le “tradisce”. I giovani “a rischio” sono coloro che non hanno percepito di avere valore per i propri genitori. A volte il primo bullo è il genitore assente, o quello che non riesce a “vedere” il figlio che ha in casa, anche se sembra pronto a dare la propria vita per lui.
Quali strumenti possiamo usare per prevenire il disagio?
La prevenzione si mette in atto tutte le volte che diamo una regola e ci interroghiamo sul suo valore e sulla sua utilità. Se serve “a vincere” sui nostri figli e a sottometterli, genererà soltanto rabbia e incomprensione. Le regole vanno date all’interno di trattative, dove i figli possono anche mettere in atto delle strategie e non sono annullati dall’idea di dover ubbidire. Impariamo anche a chiedere scusa ai figli quando sbagliamo, l’autoritarismo dei tempi antichi deve lasciare il passo alla coerenza e all’autorevolezza.
Agensir
