A Rende incontro sul valore della memoria

Ricordati Sergio Cosmai e Pino Russo Luzza

“La morte deve generare vita. Queste morti devono genera re vita. Se raccontiamo queste storie, ecco che riusciamo a restituire allora la dignità. Il 21 marzo non è commemorazione, non è autocommiserazione: è vita. La primavera deve essere rinascita, buona primavera a noi!”. Nelle parole di Matteo Luzza c’è la forza di chi non si arrende, ma anche un dolore che pesa. Matteo è fratello di Pino Russo Luzza, ucciso nel 1994 dopo essere stato sequestrato e seviziato. Raccontare la propria vicenda non è facile. Ogni volta che si racconta la propria storia è un tornare indietro negli anni e ritrovare il dolore vissuto. Eppure, tra quelle crepe la luce filtra. “È stato celebrato un processo, abbiamo avuto la fortuna di avere gli arresti nel 1996. Siamo tra le prime famiglie costituite. Perché lo abbiamo fatto? Perché un ragazzo ucciso in quel modo non può non lasciare il segno. Noi abbiamo la fortuna di ave re una tomba dove andare a piangere, ma pensiamo anche alle tante famiglie che non ce l’hanno. Allora abbiamo capito di dover restituire dignità per amore e civiltà, decidendo appunto di parlare”. Come Pino, anche Sergio Cosmai è stato ucciso dalle mafie. Due vite di verse- l’uno un giovane innamorato e corrisposto, una sto ria da cancellare col sangue perché Angela è la cognata di un boss; il secondo un marito e padre, direttore del carcere di Cosenza, un funzionario dello Stato caduto come martire del dovere-. I loro nomi giovedì hanno risuonato forte presso il Museo del Presente di Rende. Un’iniziativa intensa, che ha visto la partecipazione delle studentesse e studenti del liceo scientifico ‘Pitagora’ di Rende e del liceo scientifico ‘Scorza’ di Cosenza, stimolati a riflettere sulla ‘ndrangheta. Storie, quelle di Pino e Sergio, che confermano la crudeltà delle mafie e non possono e non devono lasciarci indifferenti. Per il procuratore della Repubblica, Vincenzo Capomolla, la morte di Sergio Cosmai è “l’affermazione più pura del senso del dovere”. Capomolla ha poi allargato lo sguardo definendo la ’ndrangheta “totalitaria e parassita ria”. Organizzato dal Presidio Libera di Cosenza, l’incontro è stato aperto dalla dirigente scolastica del liceo ‘Pitagora’, Alisia Rosa Arturi