A Padova un “miracolo” di medicina fetale: salvata la piccola Sofia operando il tumore prima della nascita

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L’intervento eseguito a Padova rappresenta non solo una vittoria per una famiglia ma anche un primato nella medicina perinatale italiana

Una sfida chirurgica senza precedenti in Italia ha trasformato una delle diagnosi più drammatiche che si possano ricevere in gravidanza in una storia di speranza e di successo medico. Sofia, neonata veneta, è stata salvata da un gigantesco tumore polmonare prima ancora di venire completamente al mondo, grazie a una procedura straordinaria eseguita all’Azienda Ospedaliera di Padova che combina tecniche di parto parziale e chirurgia fetale.

La vicenda ha avuto il suo culmine il 31 dicembre scorso, quando l’équipe multidisciplinare di 28 medici ha affrontato un caso rarissimo nella letteratura medica mondiale. A una ecografia della madre, poche settimane prima del termine, era emerso che il feto presentava una massa tumorale di 14 centimetri nel torace, che aveva spinto il cuore verso destra e schiacciato i polmoni tanto da impedirne completamente lo sviluppo respiratorio alla nascita.

I medici hanno deciso di intervenire durante la fase di transizione tra la vita intrauterina e la nascita, sfruttando una procedura di frontiera nota come “EXIT to ECMO”. In sostanza, durante un taglio cesareo programmato, sono riusciti a estrarre una parte del corpo di Sofia mantenendo il feto ancorato alla placenta e quindi all’impianto materno dell’ossigeno. Questo ha permesso di mantenere la piccola in circolo, connessa a un dispositivo di ossigenazione extracorporea (ECMO), mentre i chirurghi neonatali procedevano all’asportazione del tumore polmonare.

L’uso dell’ECMO in questo contesto è stato fondamentale: evitando la temporanea interruzione dell’apporto di ossigeno attraverso il cordone ombelicale, Sofia non ha subito danni cerebrali o danni ischemici durante l’intervento di rimozione della massa. Una volta che i polmoni sono stati liberati dalla pressione del tumore, il cuore è tornato nella posizione corretta e il respiro ha iniziato a funzionare con autonomia. Dopo sei ore di sala operatoria, la piccola è stata trasferita in terapia intensiva neonatale e dimessa il 30 gennaio scorso, con i medici che oggi dichiarano che – salvo complicazioni future – potrà condurre una vita normale.

“Ora sta bene e avrà una vita normale”, ha commentato il personale sanitario, sottolineando l’eccezionalità dell’intervento, che in Italia non aveva precedenti per questa specifica patologia fetale.

La storia di Sofia richiama l’evoluzione della chirurgia fetale, un campo medico che da pochi decenni ha iniziato a offrire possibilità fino a poco tempo fa impensabili. Interventi simili, benché estremamente rari, sono documentati in letteratura scientifica soprattutto in centri altamente specializzati negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei. La rimozione di tumori o masse fetali prima della nascita è una procedura ad altissimo rischio che richiede la combinazione di ostetricia, chirurgia neonatale, anestesia perinatale, tecnologia di supporto vitale (come l’ECMO) e imaging diagnostico avanzato.

In letteratura medica esistono casi di chirurgia fetale in cui tumori cardiaci sono stati asportati mentre il bambino era ancora in utero, ad esempio a 26 settimane di gestazione, con successi documentati presso centri come il Children’s Hospital of Philadelphia.

La chirurgia fetale comprende diverse tecniche: dal fetoscopio (un piccolo strumento che consente interventi meno invasivi mediante una piccola incisione) alla chirurgia “open” in cui si apre l’utero della madre per operare direttamente il feto. Queste procedure vengono valutate caso per caso in base alle condizioni cliniche, ai rischi di prematurità e all’impatto sulla salute materna e fetale.

L’intervento eseguito a Padova rappresenta quindi non solo una vittoria per una famiglia ma anche un primato nella medicina perinatale italiana, con potenziali implicazioni per la gestione di altre patologie fetali complesse. I progressi nella diagnostica prenatale, nell’assistenza critica e nella tecnologia chirurgica stanno lentamente ampliando l’orizzonte di ciò che è possibile fare prima della nascita, riducendo i rischi e migliorando gli esiti per neonati con condizioni altrimenti incompatibili con la vita.

Foto generica scaricata da Agensir