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Mons. Nolè: questa domenica delle Palme speciale è un momento di misericordia di Dio

Il messaggio dell'arcivescovo Nolè nella celebrazione presieduta in Cattedrale nella domenica che dà inizio alla Settimana Santa. "Questo tempo ci costringe a porci le domande fondamentali, chi siamo e dove andiamo, se siamo cristiani, come viviamo il cristianesimo; ci aiuta a fare verità sul nostro tempo, perché forse avevamo scambiato il giorno con la notte, pensavamo di essere padroni del tempo e anche della nostra vita fisica, sottoponendoci a degli stress terribili.

Parole chiave: mons. nolè (9), domenica delle palme (2), cosenza (497)
Foto relativa all'imposizione del Pallio di mons. Nolè

"E' una Domenica delle Palme speciale, e anche il triduo pasquale sarà speciale. Chiese strade, piazze vuote e case piene".

Inizia così, monsignor Francesco Nolè, l'omelia della Domenica che dà inizio alla Settimana Santa 2020 nella Cattedrale di Cosenza. La processione d'ingresso è sobria, e l'Arcivescovo reca in mano un ramoscello d'ulivo. Quest'anno, come da disposizioni dell'Ufficio liturgico, le Palme non vengono benedette perché non vi è pubblica commemorazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme.  

"Saluto quanti sono nelle famiglie, quanti sono in cura negli ospedali e a quanti li curano, a quanti stanno lavorando per il bene nostro, la nostra salute, il nostro futuro, la protezione civile, le forze dell'ordine i militari, tutti coloro che si prendono cura di quello morbo così subdolo così invisibile che possiamo paragonare all'aria, che è invisibile, a soprattutto al male, che distrugge la coscienza, la vita spirituale e noi non ce ne accorgiamo. Lo fa gradualmente e non si ferma, fino a quando non ce ne accorgiamo". Le parole dell'Arcivescovo sono di verità e di speranza, cariche di un significato straordinario. 

Con una certezza. "Questo momento è comunque di misericordia da parte di Dio, perché ci costringe a fare verità su di noi, sulla nostra vita. Ci costringe a porci le domande fondamentali, chi siamo e dove andiamo, se siamo cristiani, come viviamo il cristianesimo; ci aiuta a fare verità sul nostro tempo, perché forse avevamo scambiato il giorno con la notte, pensavamo di essere padroni del tempo e anche della nostra vita fisica, sottoponendoci a degli stress terribili. Invece ci siamo accorti che il tempo che il Signore ci ha donato è un altro. Siamo chiamati a fare verità nella nostra famiglia, perché forse avevamo perso il gusto del dialogo, dello stare insieme, della condivisione, anche del perdono reciproco. E' un tempo che fa verità anche sul nostro comportamento verso il mondo e il creato. Fare verità sul silenzio, sulla nostra fede, sulla nostra vita interiore, sul senso della vita e della morte. 

Riflettendo sul vangelo della passione di Matteo, mons. Nolè ha evidenziato che "il venerdì si compie la più grande tragedia d'amore della storia, quando il Figlio di Dio consegna tutta la sua vita al Padre". Poi, riferendosi alla preparazione della cena, che il Signore chiese ai discepoli, il presule ha chiosato: "La Pasqua va preparata e poi celebrata e quest'anno il popolo di Dio è chiamato a riscoprire di essere un popolo sacerdotale, per celebrare la pasqua nella propria casa. Lì il Signore si rende presente. Oggi abbiamo tutte le porte delle nostre case sbarrate, ma Gesù rimane dentro, è con noi. E' con noi perché ci deve aiutare a superare questo momento, che comunque è di sofferenza e di amore. In questo modo compiremo un atto di carità per noi e per i fratelli, e daremo il nostro contributo perché, dopo un periodo di sofferenza, attesa e speranza, possiamo festeggiare la Pasqua del Signore nella gioia più grande, che ci viene da Cristo risorto".

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