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Chiamati da Dio a essere genitori

Il messaggio dell’arcivescovo Nolè ai papà e alle mamme presenti nella chiesa di San Gaetano

Chiamati da Dio a essere genitori
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“Il Signore ha chiamato Giuseppe per un compito. Maria e Giuseppe avevano pensato di creare una famiglia normale, irrompe lo Spirito Santo e dice: ‘il figlio che nascerà sarà Figlio di Dio’. Così la missione di Giuseppe è custodire Gesù e Maria”. Con queste parole monsignor Francesco Nolè, arcivescovo di Cosenza - Bisignano, ha iniziato la sua omelia nella chiesa di San Gaetano nel giorno di San Giuseppe.
Una novena segnata inevitabilmente dalla pandemia, quella di quest’anno, ma anche dalla gioia della riapertura della chiesa dopo alcuni mesi di chiusura. Così, la comunità e i devoti di San Giuseppe si sono ritrovati per la celebrazione della tanto attesa festa. La Santa Messa nel giorno di San Giuseppe, con la partecipazione della rappresentanza dell’Amministrazione comunale, è stata concelebrata dal parroco, don Francesco Bilotto, e animata dalla comunità del Seminario. Mons. Nolè ha voluto ricordare che il Seminario è intitolato proprio a San Giuseppe, “Redemptoris Custos”, una ricorrenza che i seminaristi hanno voluto celebrare al mattino.
Il custode del Redentore, “che ha generato vita, speranza, bontà” - ha detto mons. Nolè - ricordando che “Giuseppe ha ricevuto una vocazione alla castità, come chiama i sacerdoti”.
Da qui l’attenzione del Vescovo si è spostata alle famiglie, proprio nel giorno in cui papa Francesco ha dato inizio all’anno dedicato alla preghiera e all’approfondimento di Amoris laetitia.
“Il padre è il custode dei valori, della storia della tradizione nella famiglia, perché riflette l’immagine di Dio Padre. E ogni paternità viene da Dio”, ha detto mons. nolè, ricordando la necessità che il padre dia un’identità al figlio”. Così, effettivamente - chiosa il presule - “ha fatto Giuseppe, che vive nel silenzio, lavorando, nell’obbedienza a Dio, nel guidare la famiglia, in quella serenità che gli permette di educare Gesù come uomo”. L’Arcivescovo ha constatato come “per molto tempo abbiamo messo da parte la figura del padre, spesso il papà ha delegato alla mamma i suoi compiti, nelle piccole e nelle grandi cose della vita dei figli. Dobbiamo recuperare la figura del padre, perché è questa che ci assicura la stabilità dei valori”. A partire dalla capacità di stare insieme, di spegnere per un po’ cellulari e televisioni e iniziare a “condividere le responsabilità della famiglia”. Per questo, infatti, passa una riscoperta della paternità.

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