Dal diluvio alla responsabilità: una comunità che riparte

Giovanni Paolo II definiva la parrocchia “casa di Dio in mezzo alle case degli uomini”. Ed è con la convinzione del grande Pontefice che domenica mattina a Lattughelle, ridente comunità a sfondo prettamente agricolo della piana di Sibari, fortemente colpita insieme ai Laghi di Sibari e ad altre frazioni limitrofe dal diluvio causato dalla esondazione del Crati che ha lasciato nel cuore della gente conseguenze ingenti e tanto sgomento, il Sindaco di Cassano All’Ionio Gianpaolo Iacobini coadiuvato da un folto gruppo di volontari col parroco della Sibaritide Pietro Groccia ed un nutrito gruppo di fedeli hanno riaperto la chiesa parrocchiale non per celebrare l’Eucaristia – le condizioni ad intra determinate dal disastro non lo consentivano –  ma per riaccendere la speranza della ripartenza proprio dal luogo simbolo della fede di questo piccolo lembo di terra calabra.  La tragedia delle ultime ore interpretata biblicamente con la categoria del diluvio contiene anche un messaggio di speranza: dall’arca è uscita una vita nuova! Poi diceva un grande vescovo calabrese mons. Giuseppe Agostino: In tutto ciò che avviene è sempre Dio che viene! È questa la consapevolezza – anche se le disgrazie fanno soffrire e germogliare diversi interrogativi – che alla fine ci consola. Questa certezza non è un cedimento ad una visione romantica della fede ma come diceva il Card. Biffi: viviamo momenti di rinascita quando ripartono i luoghi della comunità e dell’aggregazione. L’emergenza non è finita, occorre essere chiari. La comunità con tante case vuote è ancora ingrigita dal fango polveroso che si sta asciugando pigramente. Tutto questo sollecita la riconsiderazione del rapporto dell’uomo con l’ambiente. È necessario che finalmente si faccia propria la categoria di ecologia integrale. Nel grido profetico del profeta Abacuc che osserva la rivolta del creato nei confronti della dissoluzione provocata dalla disobbedienza e dall’infedeltà dell’uomo ai comandi di Dio, potrebbe trovarsi la testimonianza della causa ultima degli sconvolgimenti naturali. Non bastano interventi emergenziali, pur necessari. Serve uno sguardo di proiezione lunga. Occorre incentivare un approccio ai problemi strutturali del territorio, non limitandosi alla sola gestione efficiente delle emergenze, sull’onda delle forti emozioni che dopo ogni disastro appassionano fatalmente l’opinione pubblica e le istituzioni. Infatti dal fango è emersa una comunità viva e solidale. Non sono mancati i pianti di commozione nei volti della gente non solo per quanto perso, ma specialmente per l’aiuto ricevuto dai cospicui volontari, vera “alluvione” di amore che ha cooperato ad alleviare la sofferenza di chi ha visto la propria casa invasa dall’acqua e dal fango. Il primo ringraziamento, infatti, va all’amata comunità sibarita (Lattughelle) che il Signore attraverso il discernimento del vescovo mi ha chiamato a servire con la premura del pastore. La nostra terra ed il nostro comprensorio conoscono il soffrire. Sono come stagionate alla prova. Al mio popolo pertanto con le parole di Giovanni Paolo II dico: Finirà anche la notte più buia e sorgerà il sole. Solo con questo spirito la tragedia da smarrimento si fa profezia. Con la stessa intensità affettiva ringrazio il nostro vescovo mons. Savino che immediatamente si è fatto pellegrino di speranza tra i luoghi della tragedia attivando con la Caritas diocesana azioni di immediata solidarietà, e come segno di prossimità, inizierà mercoledì il percorso quaresimale con la celebrazione delle ceneri proprio dalla comunità di Lattughelle; un grazie speciale al nostro sindaco Giampaolo Iacobini che sta capitanando senza sosta da operaio le operazioni di soccorso; ringrazio infine la Regione Calabria che col Presidente Roberto Occhiuto e il nostro Assessore Gianluca Gallo ha mobilitato il mondo per sollecitare operazioni di pulizia del fango e la rimozione dei detriti.  

Non è il tempo delle polemiche, ma dell’ascolto, del dialogo e delle responsabilità. Pertanto, nonostante la prossimità mostrata, invito le Istituzioni preposte a mettere in sicurezza il territorio, perché quando Piove il Crati fa ancora paura. Quanto è avvenuto l’altro ieri, è stato un fatto improvviso, ma anche un evento prevedibile. Allora è la prevenzione – suggerisco – oggi più che mai la cifra caratteristica delle future politiche di intervento per la riduzione dei rischi. Concludo con un rimando biblico che si fa via di speranza: dinanzi alla potenza e ai segreti della natura Giobbe tace e decide che con Dio non ci si può scontrare, perché Dio non deve né può essere colto come interlocutore nel conflitto, ma è semplicemente da contemplare nel silenzio del mistero.