Cultura
L’opera dei Bollandisti iscritta nel registro Memoria del Mondo dall’Unesco
La società è sorta allo scopo di cercare e mettere ordine alle vite dei santi della Chiesa cattolica
L’opera della Società dei Bollandisti ha ricevuto il certificato di iscrizione nel registro internazionale “Memoria del Mondo” dell’Unesco. La procedura è stata formalizzata lo scorso 17 aprile, mentre si è svolta recentemente la cerimonia per la consegna del prestigioso riconoscimento, presso la Biblioteca Reale del Belgio a Bruxelles. La motivazione alla base è legata all’alto valore storico della missione condotta da quest’ente culturale, che si adopera per la conservazione e la trasmissione della memoria della santità della Chiesa cattolica. Il lavoro dei bollandisti rappresenta uno spartiacque nella storia dell’agiografia, la scienza che studia la memoria dei santi e il loro culto, servendosi criticamente di fonti narrative (atti, raccolte, leggende, raccolte di miracoli), liturgiche (martirologi, panegirici, menologi, sinassari e calendari), epigrafiche (le iscrizioni sulle pietre tombali) ed ex-voto (le offerte donate per scopi votivi). L’impronta devozionale, che ispirò l’agiografia, fece a lungo trascurare il rigore scientifico e la fedeltà storica, e pertanto si rese necessario, soprattutto dopo la contestazione protestante del culto dei santi, recuperare la genuinità dei dati storici. I bollandisti ridiedero dignità allo studio dei santi della Chiesa. La loro società riuscì ad imporsi, grazie al progresso dell’erudizione dei secoli XVII e XVIII e all’avanzamento della critica storica nei secoli XIX e XX. L’opera di edizione e di controllo critico degli “Atti” dei santi fu iniziata dal gesuita olandese Robert Rosweyde, che cercò di raccogliere e pubblicare i manoscritti autentici delle varie biografie, depurati dai testi apocrifi e favolistici. Il programma fu esposto in una memoria, rimasta incompiuta, dal titolo “Fasti dei santi nelle vite manoscritte che si trovano nelle biblioteche del Belgio” (1607), costituita da diciotto volumi e destinata a ricevere l’approvazione di molti e il diniego di altri. Quando morì lasciò un’eredità di appunti e di trascrizioni di manoscritti, che furono esaminati da Jean Bolland, il quale decise di seguire l’ordine del martirologio: avrebbe trattato tutti i santi di tutti i tempi menzionati dal 1° gennaio al 31 dicembre, avrebbe pubblicato gli atti di ogni personaggio e, per coloro di cui non possedeva gli atti da pubblicare, avrebbe aggiunto una nota critica. In questo modo ogni figura storica avrebbe avuto il suo dossier completo. Bolland si rese conto che non poteva restringere il suo campo di interesse alle biblioteche belghe, quindi guardò a tutto il territorio europeo creando una rete di corrispondenza con altri eruditi stranieri. Nacquero così gli “Acta Sanctorum” (1630), un’immensa opera agiografica che raccoglie le vite dei santi, suddivise secondo i giorni dell’anno. Essendo un compito particolarmente arduo, Bolland chiese aiuto e soldi alla Compagnia di Gesù. Il primo a venire in suo soccorso fu padre Henschen, trentaquattrenne, il quale non si limitò ad aggiungere un’introduzione e delle note al testo, ma fece uno studio approfondito delle singole biografie, chiarendo questioni cronologiche, emendando errori e commentando dettagliatamente il testo. Mentre Bolland terminò gli atti del mese di gennaio, il suo collaboratore lavorò su quelli di febbraio. Nel 1643 apparvero i primi tre volumi degli Acta Sanctorum. Fu reclutato un secondo collaboratore, padre Daniel Papenbroch, che ampliò la ricerca introducendo elementi di storia generale che non riguardavano direttamente la vita dei santi, ma aiutavano nella comprensione dei testi agiografici. Era convinto che bisognava pubblicare tutto quello che si trovava, senza aver paura di indignare i fedeli, e che il giudizio delle fonti si doveva discostare dal giudizio sulla santità da parte della Chiesa. La sua collaborazione agli Acta Sanctorum iniziò con la pubblicazione dei volumi di marzo nel 1668, quando Bolland era già morto, e terminò con i cinque volumi di giugno, pubblicati tra il 1698 e il 1709, quando decise di ritirarsi. Con lui l’opera dei bollandisti raggiunse la perfezione. Dopo un periodo di silenzio imposto alla società dalle persecuzione della Santa Inquisizione, dalla soppressione della Compagnia nel 1773, per volontà di Clemente XIV, dalle riforme di Giuseppe II d’Austria e dallo scoppio della Rivoluzione francese, la società risorse nel 1837 grazie ai contributi di gesuiti come V. De Buck, C. De Smet e H. Delehaye, che diedero una svolta scientifica alla critica agiografica, puntando sull’analisi di tutte le fonti disponibili, e non solo su quelle ritenute migliori, per ricostruire la vita dei santi, e sulla distinzione netta tra elementi storici e leggendari. I bollandisti operano ancora a Bruxelles e il loro lavoro ha ricevuto il plauso del mondo filologico, per il rigore metodologico seguito. La società, attualmente costituita da due gesuiti e da tre laici, collabora con vari istituti di ricerca ed università, è sostenuta dalla Compagnia di Gesù, e si adopera per tenere alta la memoria dei santi della Chiesa.
