Le nuove misurazioni delle particelle di microplastica nell’aria

Abbiamo bisogno di misurazioni più accurate, standardizzate e diffuse a livello globale per capire in modo affidabile la presenza e il destino delle microplastiche nell’atmosfera

Negli ultimi anni è diventato sempre più chiaro: le microplastiche non sono un problema confinato agli oceani. Le minuscole particelle di plastica – tipicamente inferiori a 5 millimetri – si trovano praticamente ovunque, dal deserto del Sahara alle regioni polari, e circolano anche nell’aria che respiriamo. Tuttavia, quantificarle in atmosfera è sempre stato un compito complesso e incerto. Ora, una nuova ricerca scientifica di grande portata, recentemente pubblicata sulla rivista “Nature”, offre stime più affidabili e solleva interrogativi importanti su scala globale.

Secondo le stime emerse dallo studio coordinato da ricercatori dell’Università di Vienna, le fonti terrestri rilascerebbero nell’atmosfera circa 600 quadrilioni di microplastiche ogni anno. Per rendersi conto dell’ordine di grandezza: si tratta del numero 6 seguito da 17 zeri di particelle, una cifra che supera di gran lunga qualsiasi misura precedente disponibile.

Queste particelle provengono da molteplici fonti: l’abrasione degli pneumatici sulle strade, le fibre tessili disperse durante il lavaggio e l’uso quotidiano di materiali plastici, la polvere e i residui di manufatti plastici su suoli e superfici. Tutti questi micro-frammenti possono essere sollevati in aria dal vento, dai veicoli in movimento o da altre attività antropiche, entrando così nella colonna d’aria.

Un risultato interessante riguarda il confronto tra fonti terrestri e marine. La nuova analisi ha integrato 2.782 misurazioni globali di microplastiche in atmosfera con modelli di trasporto atmosferico: il risultato è che le emissioni di particelle da terra sono stimate oltre 20 volte maggiori di quelle provenienti dall’oceano. Va sottolineato che questa comparazione si riferisce al numero di particelle, non alla massa totale: la massa delle microplastiche emesse dall’oceano può risultare superiore, poiché le particelle marine tendono ad avere dimensioni maggiori rispetto a quelle terrestri.

Queste nuove stime risultano significativamente inferiori rispetto alle precedenti proiezioni dei modelli, il che indica che molte emissioni erano state sovrastimate nei conteggi passati. Questo non significa che non ci siano molte microplastiche nell’aria, ma piuttosto che le quantità devono essere valutate con strumenti di misura e modelli più accurati e calibrati con dati reali.

Il motivo principale risiede nella eterogeneità delle microplastiche: forme e dimensioni molto variabili (fibre, particelle irregolari, frammenti), distribuite su scala planetaria, e trasportate da correnti atmosferiche complesse. Inoltre, le tecniche di campionamento e analisi sono in continua evoluzione, e ancora non esiste uno standard globale condiviso per quantificare queste emissioni.

E anche dopo esser state trasportate, queste particelle non si fermano facilmente: possono viaggiare per migliaia di chilometri, raggiungendo zone estremamente remote e tranquillamente depositandosi attraverso pioggia, neve o semplice caduta gravitazionale. Questo fenomeno è noto come “plastic rain” ed è stato osservato anche in siti remoti e protetti.

La presenza di microplastiche nell’atmosfera non è solo un problema di valutazione quantitativa: queste particelle possono avere impatti sulla salute umana e sugli ecosistemi. Studi indipendenti indicano che gli esseri umani possono inalare decine di migliaia di particelle di microplastica ogni anno, con potenziali effetti su polmoni, sangue e sistemi biologici interni.

Inoltre, l’interazione delle microplastiche con altri inquinanti chimici e biologici può alterare processi naturali, contribuendo a una complessa rete di effetti ambientali che richiedono ulteriori ricerche.

Lo studio evidenzia una cosa fondamentale: abbiamo bisogno di misurazioni più accurate, standardizzate e diffuse a livello globale per capire in modo affidabile la presenza e il destino delle microplastiche nell’atmosfera. Solo così potremo valutare con precisione il loro impatto e definire strategie di mitigazione efficaci.

Nel frattempo, la consapevolezza del fatto che le microplastiche sono un elemento ubiquo anche dell’aria che respiriamo rappresenta una sveglia per cittadini, scienziati e decisori politici. La plastica non è più soltanto un problema del mare: è un ingrediente involontario della nostra aria, e comprenderne meglio il ciclo è un passo fondamentale per affrontare l’inquinamento plastico su scala globale.

Agensir