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Maltempo. Il geologo Perri, “Calabria fragile, investire sulla prevenzione”
Per il geologo Francesco Perri occorrono percorsi mirati alla salvaguardia del territorio
La burrasca peggiore degli ultimi venti anni. Così è stato definito Harry, il ciclone che nei giorni scorsi ha flagellato il Sud Italia. Raffiche di vento superiori a 100 km/h, onde superiori a 7 metri; alle mareggiate si sono affiancati forti nubifragi. Calabria in ginocchio per il passaggio del ciclone che ha causato fortissimi disagi nella nostra regione. Giorni di emergenza in più aree calabresi. Giorni durissimi per i vigili del fuoco e la Protezione civile impegnati senza sosta a causa delle avverse condizioni meteo. Le forti mareggiate hanno investito i lungomari, raggiungendo abitazioni e attività commerciali. Allagamenti, cartelli e alberi divelti, automobilisti in difficoltà e disagi alla circolazione. Le criticità maggiori si sono registrate nel Catanzarese, nel Reggino e nel Crotonese. Colpito anche il Cosentino, in particolare la costa tirrenica. Treni sospesi a Paola, dove il forte vento ha anche causato danni ad alcuni edifici scolastici; a Cetraro, invece, è caduto un albero nei pressi di Piazza San Marco. Il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza per i danni riportati in Calabria, Sicilia e Sardegna. Lunedì il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha accompagnato il ministro della Protezione civile Nello Musumeci a Melito Porto Salvo per incontrare i sindaci dei territori colpiti dal maltempo. Sempre lunedì l’ufficio di presidenza dell’Ebac (Ente Bilaterale Imprese Artigiane della Calabria) ha stanziato mille euro per gli artigiani che hanno subito danni Cento i milioni di euro stanziati complessivamente per far fronte alle immediate necessità in attesa di una complessiva valutazione dei danni. Che impatto ha il cambiamento climatico? Quali le aree calabresi a maggior rischio idrogeologico? Ne abbiamo parlato con Francesco Perri, professore associato di Geologia e coordinatore del Consiglio Unificato del Corso di Laurea in Scienze Geologiche e del Corso di Laurea Magistrale in Scienze Geologiche per la Gestione dei Rischi Ambientali e le Georisorse dell’Università della Calabria.

La nostra regione è stata flagellata dal ciclone Harry. Che impatto ha il cambiamento climatico e che impatto avrà in futuro?
I cambiamenti climatici in atto sono una problematica particolarmente preoccupante che riguarda in maniera trasversale molti settori e ambiti diversi. Il cambiamento climatico è legato al surriscaldamento globale del pianeta e sta causando un generale innalzamento delle temperature e del livello medio dei mari, oltre a tutta una serie di eventi meteo estremi che minacciano l’ambiente e il territorio. In molti report scientifici viene documentato un continuo aumento delle temperature globali legato all’incremento delle concentrazioni di gas serra nell’atmosfera che influenzano i cambiamenti climatici con scenari futuri preoccupanti e sempre più caratterizzati dall’intensificarsi di eventi estremi.
Perché dobbiamo preoccuparci del cambiamento climatico?
Si è osservato come il cambiamento climatico nel tempo abbia intensificato la violenza dei fenomeni meteo con danni sempre più pesanti per il territorio attraverso molteplici fenomeni di dissesto idrogeologico quali frane, alluvioni ed erosione costiera. Il cambiamento climatico e gli eventi estremi ad esso associati hanno un impatto significativo sulla vita dell’uomo minacciando in maniera trasversale l’economia globale di un paese. Per questo motivo è opportuno definire criteri condivisi per l’elaborazione di indicatori di vulnerabilità associati al cambiamento climatico al fine di predisporre mappe di rischio puntuali delle aree più esposte.
Gli eventi dei giorni scorsi hanno messo in luce la fragilità del territorio. Quali le aree calabresi a maggior rischio di dissesto idrogeologico? Cosa può dirci del Cosentino?
La fragilità della nostra regione è legata ai caratteri geologico-strutturali e morfologici molto complessi che rendono il territorio calabrese predisposto a numerosi rischi geologici associati ad eventi meteo estremi, come quelli accaduti in questo periodo nell’area del Mediterraneo. Tutti questi eventi causano nella nostra area importanti fenomeni di dissesto quali frane e smottamenti, soprattutto nelle zone più interne caratterizzate da versanti ripidi e terreni incoerenti, oltre ad un continuo processo di erosione costiera. In particolare, l’erosione costiera è una problematica che riguarda numerosi comuni di tutto il litorale calabrese, compreso quello del Cosentino, con piccole differenze legate alla morfologia delle coste e dei fondali marini associati. Per tale motivo sono necessari interventi urgenti di messa in sicurezza delle aree ad alto rischio al fine di ridurre il progressivo arretramento delle coste che inevitabilmente minaccia infrastrutture, spiagge ed ecosistemi.
Diramare l’allerta meteo aiuta? Può spiegarci da quali fattori dipende il colore dell’allerta?
Diramare l’allerta meteo è sicuramente importante sia per avvisare la popolazione dei potenziali eventi meteo avversi, sia per adottare misure di sicurezza al fine di mitigare i rischi associati a tali eventi. I vari gradi di rischio sull’allerta meteo sono forniti dal sistema di protezione civile, che in base all’intensità dei fenomeni atmosferici previsti, valutano le potenziali criticità idrogeologiche e idrauliche delle aree interessate ed emettono bollettini con codici di colore diverso in relazione alla gravità delle previsioni (Verde, assenza di fenomeni pericolosi; Giallo, previsione di fenomeni localmente pericolosi con criticità ordinaria; Arancione, previsione di fenomeni pericolosi con criticità moderata; Rosso, previsione di fenomeni molto pericolosi con criticità elevata/estrema).
Fin quando possiamo spingerci sul livello previsionale? Che aiuto possono dare tecnologie come l’intelligenza artificiale?
La fase previsionale è molto delicata e complessa, soprattutto a lungo periodo, in quanto è legata all’elaborazione di un numero molto elevato di dati atmosferici e modelli matematici complessi oltre alla valutazione dei potenziali effetti/danni causati da tali eventi a persone, beni e ambiente. L’acquisizione dei dati per creare modelli sempre più attendibili sulla vulnerabilità di un’area è fondamentale nella riduzione dei rischi. In quest’ottica, le nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale possono aiutare una più rapida previsione degli scenari di rischio associati ad eventi meteo estremi, ma affinché vengano prodotti modelli efficaci è necessario un numero elevato di dati dettagliati e di qualità molto elevata, garantendo sempre la guida e supervisione da parte di professionisti esperti.
Dobbiamo abituarci a quanto accade?
Le proiezioni climatiche future non sono confortanti indicandoci che sarà necessario abituarsi a queste situazioni critiche cercando sempre più di rafforzare interventi mirati per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Una corretta informazione dei rischi idrogeologici nello scenario dei cambiamenti climatici in atto è fondamentale per far comprendere ai cittadini quali sono i pericoli ad essi associati sensibilizzandoli sempre di più verso queste tematiche ambientali, sapendo che, per quanto si potranno mettere in sicurezza le aree a rischio, non è sempre possibile impedire il corso dei processi naturali.
Da studioso vuol dire qualcosa a chi amministra?
Sicuramente di investire molto di più nella prevenzione. Un vecchio spot recitava ‘prevenire è meglio che curare’ riferendosi alla salute dentale. Bene, anche per l’ambiente e il territorio è così. Bisogna intervenire e agire, e occorre farlo anche molto presto. Bisogna certamente promuovere strategie e percorsi, sia su scala nazionale che su scala regionale e locale, con obiettivi mirati alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio, che devono essere basati su azioni sinergiche tra i vari specialisti e professionisti del settore. Una corretta e continua manutenzione dell’ambiente e del territorio potenziando le opere di difesa aiuterebbe sensibilmente a ridurre i danni soprattutto per quelle aree maggiormente esposte.
