Prevost un uomo di Dio e di scienza

Un possibile Rerum Digitarum serve per affrontare il discorso della scienza in rapporto alle esigenze etiche

Robert Francis Prevost, eletto Papa con il nome di Leone XIV l’8 maggio 2025, ha un legame molto stretto con il mondo scientifico. Lo dimostra il fatto di essere il primo Pontefice a possedere una preparazione scientifica di alto livello, con una laurea in matematica (oltre che in filosofia) conseguita prima della sua vocazione religiosa. Fin dagli albori del suo ministero petrino, Prevost ha sostenuto vari istituti di ricerca tra cui la Pontificia Accademia delle Scienze, la quale porta avanti, con i suoi studi, l’obiettivo di creare una dialettica tra progresso, mutamenti dell’universo e discernimento morale. Rivolgendosi ai partecipanti alla Scuola estiva della Specola Vaticana, tenutasi l’estate scorsa, Sua Santità ha ribadito che la scienza  deve mettersi al “servizio della nostra unica famiglia umana”, e che l’ampliamento delle conoscenze dev’essere d’aiuto per la “costruzione di un mondo più pacifico e giusto”. I ricercatori non devono solo arricchirsi culturalmente, ma sono chiamati anche ad instaurare forme di cooperazione reciproca che giovino allo sviluppo umano. Solo una felice condivisione dei saperi, derivata dalla “contemplazione dei “semi” che, con le parole di Sant’Agostino, Dio ha sparso nell’armonia dell’universo”, permette di scrutare meglio i misteri dell’universo che ci circonda. Le tecnologie odierne, come il potente telescopio James Webb, aiutano a contemplare le meraviglie offerte all’uomo dal Creatore, insieme a tutte quelle magnificenze che gli autori delle Sacre Scritture avevano solo potuto immaginare, con la forza della loro fede e ricorrendo all’ars poetica. La strada maestra da percorrere sarebbe quella che porta alla promulgazione di una “Rerum Digitalium”, figlia della “Rerum Novarum di Leone XIII, che affronti le sfide della rivoluzione digitale e dell’automazione, che tenga presente in che misura l’IA sta mutando le nostre vite, e che ponga al centro il triangolo formato da tre elementi: “dignità dell’uomo”, “giustizia sociale” e “rischio di un progresso senza etica”. L’intelligenza artificiale va governata per scongiurare ogni forma di tecnocrazia, che riduca l’uomo a un parametro da ottimizzare, privandolo della possibilità di fare le sue scelte. Il Papa ha ricordato, nel suo messaggio rivolto ai partecipanti al Builders AI Forum, tenutosi il 7 e l’8 novembre scorsi presso la Pontificia Università Gregoriana, che l’IA è un prodotto dell’ingegno umano e, in quanto tale, può essere indirizzata verso fini positivi e negativi. Essendo un’invenzione, deriva dalla “capacità creativa che Dio ha instillato nell’uomo”, quindi “l’innovazione, in questo senso, può essere considerata una forma di “partecipazione all’atto della Creazione stesso”. E ha aggiunto che: “In quanto tale, essa porta con sé un peso etico e spirituale, poiché ogni scelta progettuale esprime una visione dell’umanità. L’IA trova la sua ragion d’essere “nell’amore, nella libertà e nella relazione con Dio”.Leone XIV crede in una Chiesa attiva nel dibattito tecnologico, in grado di fermare gli algoritmi discriminatori, di darsi da fare affinché l’automazione non sostituisca il lavoratore e di sforzarsi per contribuire ad un’alleanza planetaria, per un uso etico delle macchine. Solo così potrà essere edificato un nuovo umanesimo digitale, fondato sui valori della libertà, della responsabilità e della fraternità. Il fulcro di tutto deve essere il dialogo tra fede e ragione, rivisto anche in chiave digitale, dialogo che può realmente concretizzarsi facendo sì che la tecnologia sia al servizio dell’evangelizzazione e dello sviluppo integrale della persona.