Chiesa
A Bari il primo Simposio delle Chiese cristiane in Italia
A Bari si è aperto il 1° Simposio delle Chiese Cristiane in Italia, con 120 delegati di diverse confessioni. Nel corso dell’evento, firmato un Patto per un cammino comune di testimonianza. Al centro il dialogo, l’unità, la giustizia e la pace, in risposta alle sfide globali. “È in gioco la coesione sociale e la pace”
“È insopportabile per noi credenti la divisione in un mondo che alza muri, che crede – pericolosamente – di trovare sé stesso tracciando vecchi confini che tanto sangue sono costati in passato”. E’ il “grido” lanciato questo pomeriggio dal card. Matteo Zuppi, presidente della Cei, aprendo a Bari il 1° Simposio delle Chiese Cristiane in Italia che dal 23 al 24 gennaio riunirà 120 delegati provenienti da tutto il Paese e di differenti confessioni cristiane – cattolica, anglicana, evangeliche, ortodosse, protestanti – per riflettere nella varietà delle tradizioni su una “Via italiana del dialogo”, consapevoli delle sfide e delle speranze del tempo che stiamo vivendo. Il Simposio nasce dopo tre anni di incontri dei responsabili delle Chiese che partecipano al Tavolo istituito presso la Segreteria Generale della Cei. E come primissimo atto, si è aperto con la firma solenne di un “Patto” in 6 articoli dove le Chiese si impegnano a proseguire il dialogo e l’azione comune come una testimonianza attesa e necessaria per l’Italia e per il mondo. “È importante riconoscere reciprocamente le nostre storie”, dice Zuppi, “cioè sentire e gustare il desiderio dell’altro (le sue attese, le sue domande, i suoi dubbi e perplessità), ma anche sentire e soffrire il dolore dell’altro. È importante favorire più il contesto dialogico che quello dialettico, nel rispetto delle ragioni dell’altro e di come l’altro, nella propria tradizione, vive o recepisce situazioni, problemi, eventi. Troveremo nuova passione per l’Unità proprio in questa consapevolezza del tempo opportuno, delle sfide del mondo e della necessità di rispondere adeguatamente, da cristiani”.
“È in gioco la coesione sociale e la Pace. Un serio cammino ecumenico può diventare fermento di dialogo, di incontro, di unità”.
“Felice, Bari! Felice per la ricchezza dei doni dello Spirito Santo che ancora una volta fanno di te una vera capitale dell’unità della Chiesa di Cristo, un crocevia dove le differenze non si escludono ma si incontrano, dove il Mediterraneo si rivela – come ci ha ricordato papa Francesco – intreccio di storie, culture e fedi, chiamate a costruire ponti e non muri”. Con queste parole mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari-Bitonto, ha dato il suo benvenuto nella cattedrale della città ai delegati presenti.
“Da qui si leva ancora un canto dolente e lucente, un canto comune di pace e di giustizia per i popoli del mondo, un canto esigente che interpella le nostre Chiese e le invita a non restare indifferenti davanti alle ferite della storia”.
“In un mondo ferito da conflitti armati, da ingiustizie strutturali, da migrazioni forzate e da una crisi ecologica che interpella la coscienza dell’umanità, la testimonianza comune dei cristiani appare non solo desiderabile, ma necessaria”. E’ la voce di monsignor Polycarpos Stavropoulos, Metropolita ortodosso d’Italia ed Esarca dell’Europa Meridionale. “Le Chiese sono chiamate a essere voce profetica per i senza voce, segno di speranza per i poveri, rifugio per i feriti della storia e custodi della dignità di ogni persona creata a immagine e somiglianza di Dio. La cura del creato, dono affidato all’umanità, diviene così luogo di responsabilità condivisa e spazio concreto di conversione”. E aggiunge:
“Questo raduno delle Chiese non si configura come un evento meramente storico né come una semplice iniziativa di carattere organizzativo, ma si manifesta quale segno dei tempi”.
Il Pastore Daniele Garrone, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, sottolinea l’importanza storica del simposio anche per il numero e la varietà delle Chiese cristiane presenti. Tra i temi che il simposio affronterà il pastore Garrone sottolinea la “grammatica di pace”. “Le nostre Chiese possono dare un contributo alla ricerca della pace anche contrastando il sempre più diffuso e trasversale utilizzo di aggressivi riferimenti religiosi – anche cristiani – nella propaganda politica e ideologica, campagne in nome di Dio con esiti non di rado violenti, contrastando il diffondersi dell’antisemitismo, dell’anti islamismo, denunciando le persecuzioni religiose”. La sottoscrizione di un “Patto per un cammino comune di testimonianza”, sarà insieme
“il sigillo di ciò che abbiamo costruito in questi ultimi anni, ma anche e soprattutto preludio al proseguimento della strada imboccata, che abbiamo definito “via italiana al dialogo”.
Un “Patto per un cammino comune di testimonianza”, firmato oggi in maniera solenne nella cattedrale di Bari per la prima volta dai responsabili delle diverse Chiese cristiane in Italia. Un testo agile, che si sviluppa in 6 articoli dove le Chiese riconoscono il “Fondamento della comunione”, si impegnano al “rispetto reciproco”; ribadiscono l’importanza della “Collaborazione per la coesione sociale e il bene comune”, la “Testimonianza comune” e l’impegno permanente”. A firmare il “Patto”, uno accanto all’altro, ci sono il card. Matteo Zuppi, per la Chiesa cattolica, il metropolita Polykarpos per la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia (Patriarcato ecumenico di Costantinopoli), il Metropolita Siluan per la diocesi ortodossa romena, Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. E poi ci sono i responsabili della Chiesa evangelica luterana In Italia, Chiesa ortodossa bulgara, della Chiesa evangelica valdese, dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia. In tutto 18 firme. C’è anche il delegato per l’Amministrazione delle parrocchie del Patriarcato di Mosca in Italia.
“Il patto tra le Chiese Cristiane in Italia rappresenta un evento portata storica per la nostra realtà italiana, poiché è il primo accordo di questo tipo firmato a livello nazionale”.
“La sua importanza – scrivono le Chiese – risiede anzitutto nel fatto che esso non nasce da un semplice atto formale o istituzionale, ma da un lungo e proficuo cammino vissuto insieme segnato dall’incontro, dal dialogo e dalla maturazione reciproca, a livello nazionale che locale. È una tappa fondamentale per una “via italiana del dialogo”. Le chiese rilevano che il “patto” ha “un rilievo sociale e pubblico”. Le Chiese firmatarie si presentano insieme come “soggetti responsabili nella società italiana, impegnate per il bene comune, la giustizia, la pace, la dignità della persona, la custodia del creato e la libertà religiosa”. In un contesto secolarizzato e pluralista, il “patto” rende “visibile una testimonianza cristiana credibile, capace di dialogare con lo Stato e con la società nel rispetto della laicità”. Le chiese parlano della “sfida della testimonianza pubblica comune”: “parlare e agire insieme nella società italiana, su temi sensibili come la pace, le migrazioni, le discriminazioni religiose o il rapporto tra religione e politica, espone le Chiese a critiche e incomprensioni”.
“Tuttavia, rinunciare a questa dimensione significherebbe tradire la vocazione cristiana”.
Dopo aver introdotto il testo, delineato le sfide e le prospettive per il futuro, il testo si articola nei 6 articoli. Nel primo, si legge: “Confessiamo che ogni divisione e incomprensione tra le nostre Chiese è una ferita al Corpo di Cristo e manifesta il peccato delle Chiese. Imploriamo la grazia divina del perdono e della riconciliazione reciproca”. E all’articolo articolo 2 si afferma che “l’opzione per il dialogo è una scelta da percorrere con determinazione anche quando le posizioni divergono e quando le pressioni interne o esterne alimentano fratture e dissidi tra noi e potrebbero dividerci”. L’articolo 3 elenca una serie di azioni comuni che i cristiani in Italia possono promuovere insieme “in favore della giustizia, della pace e della solidarietà tra gli uomini e le donne del nostro tempo”. In particolare, le Chiese si adopereranno con “spirito di servizio” per “la tutela della dignità di ogni persona creata a immagine di Dio; la promozione della pace e del dialogo tra popoli, culture e religioni; l’accoglienza dei poveri, dei migranti, degli emarginati e di quanti soffrono; la custodia del creato come dono affidato alla nostra responsabilità comune; la lotta contro l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma di discriminazione religiosa”.
All’articolo 4 si afferma che “solo una testimonianza concorde, pur nella diversità, può essere segno credibile dell’amore di Cristo per il mondo”. Da qui l’impegno ad “assumere una presenza pubblica della Chiesa rispettosa della laicità e in dialogo con la società”. “Le Chiese firmatarie – si legge all’articolo 5 – si impegnano a mantenere un dialogo costante e fraterno, attraverso incontri periodici di preghiera, di discernimento e di collaborazione concreta”. “Ogni Chiesa si farà promotrice, al proprio interno, di iniziative che favoriscano la conoscenza e la stima reciproca tra i fedeli delle diverse confessioni cristiane”.
L’articolo 6 è una “invocazione”: “Affidiamo questo Patto alla misericordia di Dio, perché lo benedica, lo custodisca e lo renda fecondo. Preghiamo lo Spirito Santo affinché ci rinnovi nel cuore e ci conduca verso quella piena comunione che solo Lui può realizzare: “perché tutti siano una cosa sola” (Gv 17,21).
Agensir
