Cori e musica per invocare la pace

Al teatro Rendano di Cosenza sold out per il concerto promosso dalla diocesi brutia, è intervenuto anche monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia

Un appuntamento all’insegna della pace, un concerto per una pace disarmata e disarmante. In questo periodo più che mai abbiamo bisogno di pace, ce ne accorgiamo tutti i giorni. Televisioni, radio e smartphone diffondono quotidianamente, e purtroppo senza sosta, notizie sui conflitti. A suon di musica e voce da Cosenza è arrivato forte il messaggio che invoca alla pace. ‘Concerto per una pace disarmata e disarmante’ è il titolo dell’evento che si è svolto domenica al teatro ‘Alfonso Rendano’ di Cosenza. L’evento musicale pensato per riflettere sui temi della pace e del disarmo è stato promosso dall’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, attraverso l’Ufficio Diocesano per la Pastorale dei Problemi Sociali e del Lavoro, in collaborazione con la Caritas diocesana e con il supporto del Comune di Cosenza. Il freddo pungente e la pioggia sottile non hanno avuto la meglio. Tante persone assiepate all’ingresso del Rendano per ottenere un biglietto solidale. Cosenza è una città capace di gesti di umanità e di solidarietà. Teatro sold out per il concerto per la pace. Tanti, tantissimi i giovani. Le luci di smartphone e fotocamere illuminano la sala. L’evento pensato per unire musica, solidarietà e riflessione sui temi della pace e del disarmo ha fatto centro. Ad esibirsi, numerosi cori e gruppi musicali locali: compagnia dei Cigni della Parrocchia di Loreto; coro delle voci bianche della parrocchia SS. Trinità; Piccolo coro Santa Maria della Serra; il coro parrocchiale di S. Teresa; coro parrocchiale Unità pastorale di Rogliano; coro Suavis Concentus I.C. Cosenza III “Roberta Lanzino”; Band Nota Loca, Ass. Casa Nostra; coro giovanile “Sogna Ragazzo Sogna”; piccolo Coro del Teatro A. Rendano; fraternità Amici di Gesù Buon Pastore e la band Kantiere Kairòs. Il contributo, frutto della donazione liberale in collaborazione con la Caritas ha raggiunto i 6000 euro e verrà devoluto alle vittime del conflitto in Sudan.

“’Se la cosa amata è viva, l’amante si fa vivo’, diceva Leonardo Da Vinci. Che significa? Che si diventa quello che si guarda. Questa sera noi vogliamo guardare non la guerra, perché se guardiamo solo la guerra diventiamo un po’ guerra anche noi. Noi vogliamo guardare la pace possibile, quella che davvero è possibile se c’è la buona volontà di tutti gli uomini e le donne di questa terra. La vogliamo guardare guardando uno strumento, che è quello della musica, delle canzoni, che mettono davvero in pace tutti, mettono in pace la mente, il cuore, la nostra persona, le nostre relazioni”, le parole di monsignor Giovanni Checchinato nel suo indirizzo di saluto. Accanto a lui sul palco c’è monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, nata nel 1954 per desiderio di Montini che era in Segreteria di Stato Vaticana. “Sono venuto volentieri per ascoltare la musica che parla di pace. Credo che si possa parlare di Dio in tanti modi, attraverso dichiarazioni, libri, messaggi, ma non c’è cosa più bella di una musica che canti la pace. Che la pace in questo mondo prenda il posto delle bombe e ci faccia sentire la voce bella della pace e della fraternità”, le parole del vescovo e presidente di Pax Christi, il movimento diffuso in 50 paesi del mondo. “Pace disarmata e disarmante sono le parole di papa Leone XIV. Sogniamo, lavoriamo, educhiamo a una pace disarmante, disarmante, umile e perseverante. Come si arriva a una pace disarmata e disarmante? Nel messaggio sulla pace, scritto in occasione della cinquantanovesima giornata mondiale della pace, papa Leone XIV ha scritto che dobbiamo accendere la pace perché è luce la pace. Sapete che miracolo fa questa luce? Ci fa veder meglio intorno a noi. Papa Leone nel suo messaggio, riportando una citazione di Sant’Agostino, dice che dobbiamo amare anche i nemici della pace frastornandoli con il nostro grido attraverso cui diciamo che non desideriamo la guerra ma la pace e se desideriamo la pace questi nemici della pace la prima cosa che devono fare sapete qual è? Svuotare gli arsenali di bombe, di carri armati, di aerei e riempire perché ci siano pane e giustizia per tutta l’umanità”, ha concluso monsignor Ricchiuti. Lo abbiamo intervistato.

Perché il concerto per una pace disarmata e disarmante?

La pace ha bisogno anche di questa coralità, ha bisogno di una sinfonia di voci, se poi sono voci di canto, ancora tanto meglio. Questo ci riporta un po’ ad un tema, ad una riflessione fondamentale. Noi dobbiamo riuscire, se è possibile, non solo a parlare di pace, ma a cantare la pace, come qualcosa che nasce dal profondo e fa risuonare non solo le corde vocali, ma le corde di una umanità oggi offesa e ferita da tanta violenza e da tante guerre, e che invece proprio anche attraverso la musica potrebbe ritrovare una coralità che invece parli finalmente di pace e di fraternità.

Che valore assume questo evento?

In questo mese di gennaio, a pochi giorni dall’inizio della Giornata Mondiale della Pace, in cui c’è giunto un messaggio forte da parte di Papa Leone, che invoca una pace disarmata e disarmante, questo concerto stasera fa avere una risposta. Sì, una risposta non violenta, una risposta che parla e canta la pace e la fraternità tra le donne e gli uomini di questa umanità; è anche un voler ricordare appunto che il progetto del Creatore non è quello di scontrarci gli uni con gli altri, ma di incontrarci e parlare, parlare di pace perché dove si parla di pace sicuramente c’è la prospettiva di un mondo migliore.

Lei è presidente di Pax Christi. Vuole lanciare un messaggio?

Sì, che in contemporanea a queste iniziative ci sia davvero una presa di coscienza. Abbiamo bisogno di cambiare cuori e menti. Abbiamo bisogno di una nuova educazione, di umanità e di una educazione alla pace. L’affermazione del papa, pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, non deve rischiare di diventare uno slogan, ma un programma di educazione alla pace.