Cultura
Dalla terra al cielo. Pennisi: I cristiani devono rendersi presenti nella storia
Il presule si interroga sui problemi della contemporaneità, traendo spunto dalla lezione del Vangelo
Dalla terra al cielo (Pegaso 2025) è il titolo del nuovo libro di mons. Michele Pennisi, Arcivescovo Emerito di Monreale, già membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace nonché Segretario della Commissione Cei per l’Università, la scuola e l’educazione cattolica. È un’opera letteraria che raccoglie 63 articoli, scritti dal presule siciliano nell’arco di sei anni (2017-2022) e pubblicati sul quotidiano online “In Terris – La voce degli ultimi”, nato nel 2014 per condividere idee e per avviare dibattiti su svariate tematiche. Gli editoriali di Pennisi hanno una natura per lo più sociale e affrontano diverse problematiche del mondo contemporaneo, che possono interessare non solo il cristiano ma ogni laico: etica e bioetica, connesse a temi delicati come il suicidio assistito e l’eutanasia, la custodia del creato, l’emergenza educativa, la violenza sui minori, la guerra e le richieste di pace in un momento così drammatico per l’umanità intera, il divario tra Nord e Sud del mondo, la paura e l’insicurezza che portano a innalzare muri divisivi tra le persone, Chiesa e mafia. L’Arcivescovo parte dalla Sicilia, la sua regione di origine, per poi estendere il suo sguardo a livello nazionale e internazionale. Pennisi dedica anche vari articoli alla figura storica di don Luigi Sturzo, del quale sta seguendo il processo di beatificazione. Un po’ profetico e osteggiato da più parti, il fondatore del Partito Popolare Italiano fu uno dei primi a dire che “non esiste guerra giusta”, e lo disse subito dopo la fine del primo conflitto mondiale. Fu uno di quelli che auspicò la nascita di un organismo internazionale (Onu), perché ebbe sempre uno sguardo proteso in avanti. Don Sturzo ha aperto la strada verso un maggiore coinvolgimento della Chiesa nelle problematiche della vita quotidiana, ponendosi nel solco tracciato, sin dal 1891, da Leone XIII che, promulgando la “Rerum novarum”, aveva esortato i cattolici a rendersi presenti nel tessuto sociale. La Santa Sede si coinvolge nelle faccende del mondo perché ha una visione che viene dall’alto – sostiene Pennisi – a partire dalla quale porta agli uomini un messaggio di grazia e di salvezza e, in particolare, di liberazione. L’autore del libro affronta le problematiche moderne dal punto di vista dell’Incarnazione, momento decisivo nel quale il divino si fa carne ed entra nella storia, divenendo presenza viva in terra. La sua grazia, che giunge agli uomini, si lega alle questioni della pace, della giustizia e della dignità umana. Il messaggio che il monsignore vuole lanciare è che ci si può occupare delle materie terrene, mantenendo sempre uno sguardo rivolto al cielo (da qui il titolo del volume). Dall’alto e, quindi, da Dio si può discernere e si possono cogliere le soluzioni a tali criticità, che richiedono responsabilizzazione e fede nel Signore. I cristiani – secondo Pennisi – non devono restare immobili ma, volgendo lo sguardo al cielo, devono rendersi presenti e agire nella storia, provando in tutti i modi a “rianimare un mondo in agonia con l’ossigeno del Vangelo”.
