Cultura
Il romanzo del piccolo Messia di Storaro-Martigli diventa una pellicola
Al centro del progetto editoriale e cinematografico c’è la volontà di descrivere la luce di Dio che viene nel mondo
Nel volume intitolato Il romanzo del piccolo Messia (Solferino 2025), lo scrittore Carlo Adolfo Martigli e il grande direttore della fotografia, Vittorio Storaro, ripercorrono la vicenda della nascita di Gesù e la sua crescita in un mondo, segnato da dissidi politici e da sommosse popolari. Il fulcro centrale del racconto è rappresentato dall’idea della luce che illumina, quella luce tanto ricercata, voluta e contemplata. Storaro e Martigli hanno voluto approfondire quella fase che va dai 6 ai 12 anni della vita di Gesù, ossia quel lasso temporale antecedente alla discussione tra il Messia e i dottori del Tempio, che è sempre stato un po’ tralasciato generando un vuoto nelle Sacre Scritture. È questa, tuttavia, l’età della crescita, della formazione, del silenzio, della meditazione e delle azioni prodigiose del Salvatore. Ciò che il cinematografo e lo scrittore hanno provato a fare, studiando i vangeli di Matteo e di Luca, i testi apocrifi e altre tradizioni, è stato porre sotto i riflettori il mistero del Bambino Gesù, ossia di quella divinità che si fa carne, che chiede di essere accolta, e che si presenta a noi come un personaggio sincretico adatto a tutte le culture, e il cui messaggio è trasversale all’umanità intera. “La figura di Gesù è stata il fondamento della mia vita, umana oltre che professionale” – ha specificato Storaro – “Mi ha sempre affascinato la sua storia, che ho approfondito in tutte le sue sfaccettature, studiandola attraverso le arti: dalla pittura alla scultura, fino al cinema”. Il libro incrocia scrittura e immagine attraverso una narrazione favolistica, che collega Bibbia, storia e spiritualità. È un viaggio di formazione fisico e interiore, un racconto sulla nascita del bene, sul grave pericolo che l’accompagna e su come bene e male si rincorrono e si scontrano. Alla ricostruzione storica di tre fatti centrali (congiunzione astrale tra Marte, Giove e Saturno con l’apparizione della stella cometa, la fuga in Egitto e il rifugio presso gli esseni) segue una narrazione più poetica e mitica, che intende infondere fiducia, far star bene, divertire e comunicare sentimenti. Nel testo ricorrono i nomi in aramaico: Maria è Myriam, la giovane vergine in odore di matrimonio, cresciuta all’ombra del Tempio di Gerusalemme sotto la guida dello zio Zekaryàh; Giuseppe è Yusaf, un uomo adulto e forte che condivide con Myriam un amore casto e puro, e l’aiuta a portare il peso della grande responsabilità che grava su di lei; Gesù è Yeshua, il Salvatore che cresce in saggezza e si dedica alla predicazione, come fa anche il cugino Giovanni il Battista. Buona parte della storia ricostruisce il rapporto esistente tra l’Emmanuele e il Battista, entrambi formatisi presso il monastero esseno del Monte Carmelo. Il tutto avviene all’interno di una descrizione paesaggistica fatta di deserti, monasteri e ambienti naturali, sui quali soffia il vento della sciagura portato dalla furia omicida dei nemici della discendenza davidica. Se, da un lato, emerge la figura di Erode come di un uomo perfido e infermo sul punto ormai di crollare, dall’altro abbiamo un impero romano che non immagina la svolta rappresentata dalla venuta al mondo del Figlio di Dio, che metterà in discussione le sue antiche credenze pagane. Tra questi due nemici spicca la santa famiglia, che è in cammino sotto la guida dell’angelo Gabriele, visibile solo a Gesù e agli animali. La narrazione insiste molto sulla fisicità delle azioni che conferiscono maggiore veridicità storica ai fatti, come il mettersi in cammino dei personaggi, la loro fuga e il ritorno, e sull’idea della nudità dei corpi intesa come segno di incorruttibilità davanti a Dio. Il romanzo diventerà anche un film diretto dal regista algerino Rashid Benhadj, promosso dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e presentato già al Lecco Film Festival. Il progetto si rivolge, in particolare, ai giovani ai quali si vuole raccontare la storia di un Gesù che è stato bambino, che matura, che diventa dotto e che, con la sua presenza, ci sta vicino e ci parla ancora a distanza di 2000 anni.

