Betsaida città natale di San Pietro

Un’iscrizione greca su un antico mosaico ritrovato a El-Araj conferma il primato di Pietro come il primo degli apostoli

Il ritrovamento di un antico mosaico, su cui è riportata un’iscrizione greca, riaccende il dibattito sull’esatta posizione di Betsaida, l’antica città biblica che andò distrutta e della quale non si seppe nulla per molto tempo. Il reperto fa parte di un ampio pavimento, in parte decorato con motivi floreali, presente nella sacrestia di una chiesa bizantina del V secolo, riportata alla luce durante gli scavi condotti nel sito di El-Araj, presso il lago di Tiberiade, dagli archeologi Mordechai Aviam del Kinneret Academic College e Steven Notley del Pillar College di Newark. L’epigrafe in greco menziona il primato di san Pietro definito: “Capo e guida degli apostoli celesti e portatore delle chiavi del cielo”. “Questa è la più antica prova archeologica della fede che riconosce Pietro come capo degli apostoli. L’unico motivo per cui il nome di Pietro appare in questa chiesa è ciò che leggiamo nel Vangelo di Giovanni, dove si dice che l’origine di Pietro è da Betsaida”, ha dichiarato Notley. La scritta attesta il legame che Pietro doveva avere con la basilica in questione a lui dedicata, innalzata su strutture più antiche, forse su una casa del I secolo inglobata e monumentalizzata. Una prova storica che avvalora questa scoperta è legata alla vicenda del vescovo inglese Villibaldo, nato a Wessex in Inghilterra. Questi si recò in pellegrinaggio in Palestina intorno al 724 e, muovendosi da Cafarnao a Kursi, disse di essere giunto in un luogo chiamato Betsaida, dove c’era una chiesa edificata sulla dimora dei santi Pietro e Andrea. Aviam ha spiegato che il rinvenimento dell’iscrizione, che rimanda a Pietro, conferma che l’edificio di culto è proprio quello visitato da Villibaldo. Il riemergere, inoltre, di antiche mura del I secolo d.C. (epoca di Pietro), poste sotto la chiesa, e di un muro di recinzione del IV secolo d.C. rafforzerebbe l’idea che i primi cristiani consacrarono, tra il I e il IV secolo, questo tempio sacro come casa di Pietro e del fratello Andrea. La scoperta della chiesa e il recupero dell’antico mosaico accrescono l’importanza storico-archeologica di un sito come El-Araj, situato nella pianura alluvionale sulla riva nord-orientale del Mare di Galilea. Le caratteristiche di questo luogo soddisfarebbero, in modo quasi definitivo, i criteri identificativi della perduta e dimenticata Betsaida, città della Gaulanitide da cui passarono il re Davide e il figlio Assalonne, dove nacquero Pietro, Andrea e Filippo, i pescatori che seguirono per primi il Messia, e dove Gesù compì molti miracoli. Questa località è citata più volte nel Nuovo Testamento. Secondo il Vangelo di Marco, Gesù compì qui il miracolo della guarigione del cieco, Luca racconta che in questo luogo Cristo moltiplicò i pani e i pesci per cinquemila uomini, Matteo narra che Gesù rimproverò Betsaida per non essersi convertita, nonostante avesse assistito a tanti miracoli, mentre Giovanni menziona la città come luogo associato alla guarigione del paralitico. Notley ha chiarito l’origine del nome “El-Araj” (uomo paralitico), una denominazione che ha generato confusione per via della grafia e del suono quasi identici tra “Betesda”, dove avvenne la guarigione del paralitico per intervento di Gesù, e “Betsaida”. L’iscrizione in lingua greca attesta anche il carattere ellenistico di Betsaida. Gli apostoli Pietro, Andrea e Filippo avevano nomi greci senza corrispondenti nella lingua semitica e – come sottolinea l’evangelista Giovanni – parlavano anche in lingua greca. La prossimità di questo sito al fiume Giordano e al Mare di Galilea e il rinvenimento di manufatti per la pesca avvalorano, inoltre, la tesi secondo cui Betsaida/El-Araj fosse un villaggio di pescatori ebrei. Anticamente, infatti, El-Araj era anche nota come “Biqat Bet Zayda” (pianura allagata), cioè un luogo molto vicino allo scorrimento delle acque. Decade quindi la precedente ipotesi che identificava la collina basaltica di Et-Tell, su cui sono stati rinvenuti complessi termali, strutture urbane, mosaici e oggetti da pesca, con l’antica Betsaida, perché troppo distante dalle fonti di acqua rispetto a El-Araj. Lo storico giudeo Giuseppe Flavio, autore della Guerra giudaica (75-79 d.C) e delle Antichità giudaiche (93-94 d.C.), riferisce che Betsaida fu poi elevata da villaggio a città da re Filippo, per via del suo alto numero di abitanti, ricevendo l’appellativo di “Giulia” nel I secolo d.C., in onore della figlia dell’imperatore Augusto. L’iscrizione ritrovata comprova il fatto che il sito non poteva essere di piccole dimensioni. Altre indagini archeologiche hanno svelato, infatti, l’esistenza di abitazioni in altre zone limitrofe e di un intero quartiere risalenti ai secoli I, II e III d.C. Frate Eugene Alliata, archeologo della Custodia di Terra Santa, si è detto entusiasta del rinvenimento della chiesa e del mosaico musivo, perché non solo richiamano alla memoria la casa di Pietro e il suo legame con Cafarnao, ma attestano che Betsaida è il luogo che diede i natali allo stesso apostolo. Gli scavi dovranno poi identificare anche edifici amministrativi e sinagoghe, per stabilire una volta per tutta l’autenticità della cittadina. Il sito sarà oggetto di cura da parte dell’Autorità dei Parchi e della Natura. I turisti e i fedeli potranno recarvisi, visitarlo e apprezzarne le scoperte archeologiche.