Concerti di Capodanno in Calabria, andare oltre il campanile

Il campanilismo è una medaglia a doppia faccia e doppio risvolto. Se, ad esempio, è nel calcio, e soprattutto è sano, fa parte del gioco delle parti, e ci sta. Ma a volte rappresenta il lato meno bello del vivere insieme. A proposito dei concerti di Capodanno, sulla rete è cresciuto uno strano tam tam che ha messo a paragone il concerto di Catanzaro lido, amplificato da mamma Rai, e quello di Cosenza, che ha visto Dario Brunori protagonista.

Alla fine è diventata Cosenza – Catanzaro. Come una gara di calcio. Con grande rivalità, insomma.

Ha fatto bene il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, a difendere l’orgoglio della città dagli strali polemici che sono piovuti da più parti, in tutta Italia, sullo spettacolo mandato in onda dalla rete ammiraglio. Difatti, al di là del cast di cantanti, la città di Catanzaro è stata illustrata a livello nazionale. E giustamente orgogliosi debbono essere i cosentini per aver potuto ammirare le poesie di Brunori, un artista locale. E bella la partecipazione di pubblico a Corigliano Rossano, dove i Negramaro si sono esibiti davanti a 10mila spettatori in festa. E ancora bello il concerto di Gazzè a Crotone o nelle piazze di Acri e del Reggino.

Bello, tutto bello. E niente che meriti gare e campanili. Forse, se si smettesse di tirare l’acqua al proprio mulino, la Calabria crescerebbe un po’ di più. E il concerto Rai a Catanzaro sarebbe un successo per tutta la Calabria.