Editoriali

Essere amici della Russia è importante, ma non può voler dire soltanto spartizione delle sfere di influenza in base a puri rapporti di potere. Se la Russia vuole essere davvero amica (e non padrona) dell’Europa, servono strumenti giuridici e istituzionali nuovi e condivisi, in cui tutti credano davvero. L’Europa faccia un passo aventi in questo senso.

Non ci si accorge di ciò che avviene nel Natale, perché lo si guarda con occhi mondani. Il mondo guarda e vede soltanto un lattante. E si scandalizza, o si annoia. Il cambiamento sta non in ciò che il mondo riesce a vedere, ma in ciò che ormai quel Bimbo vede. Il mondo cambia perché è il Bimbo che lo guarda, con la luce nuova dei suoi occhi puri.

In un mondo lacerato dai conflitti, il messaggio di Cristo risuona per cambiare i cuori di chi è disposto a lasciarsi penetrare dal messaggio di Dio. Pace, la prima parola del Risorto, diventa, in Cristo, stile nuovo di vita per ogni uomo di buona volontà, uno stile di fraternità dal quale nessuno debba sentirsi escluso. Dinanzi al Dio che si fa piccolo e nasce al freddo e al gelo, come non pensare ai tanti costretti a dormire all'addiaccio per il terremoto?

Come avvenne nel 1914, quando i soldati tedeschi e britannici, su opposti fronti, anziché uccidersi decisero spontaneamente, senza alcun accordo, di fermarsi, di attraversare le trincee per incontrarsi nella terra di nessuno, per scambiarsi miseri cibi e poche cianfrusaglie a mo’ di dono, per celebrare qualche rito e per seppellire i caduti. E persino per giocare a calcio. Fu la grande tregua di Natale. Di cui tutti abbiamo un grande bisogno.

Per essere all'altezza della sfida, i partiti hanno bisogno di un tessuto sociale e civile vitale. In questo senso i cattolici, quello che un tempo si chiamava “mondo cattolico, ha delle grandi responsabilità, di omissione. E’ sempre in tempo per recuperare, ma si deve rimboccare le maniche e deve operare con franchezza e senza complessi.

La legge costituzionale pubblicata sulla gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile scorso modifica aspetti significativi dell'assetto istituzionale della Repubblica, così come risulta dalla Carta del 1948 e dalle leggi di revisione che sono state approvate successivamente. Di sicuro, votare non è un atto di routine. Tre buone ragioni per partecipare.

A lui, che è stato uno dei padri fondatori della Fisc, gli allievi e gli amici torinesi della redazione de “La Voce del Popolo” oggi “La Voce e il Tempo” hanno dedicato un bel volume “Voci della Voce. Caro don Franco. Scritti in ricordo di mons. Peradotto”, edizioni Mille, Torino.  Il saggio verrà presentato a Torino, il 5 dicembre al Circolo della Stampa, unendo tutte quelle famiglie di giornalisti che hanno apprezzato, collaborato e lavorato a fianco di don Franco, scomparso il 1 novembre 2010.

La "ragazza venuta dal freddo", eletta per la prima volta alla guida della Cdu nel 2000, pronunciò la famosa frase: “Noi siamo tornati”. Era una constatazione ma anche una sorta di programma politico. Già allora lasciava intravvedere la volontà di guidare il proprio Paese - e l'Ue - per lunghi anni e nonostante mille difficoltà. Per restare al governo non ha esitato a cambiare più volte gli alleati, fino all'attuale "grosse koalition". E ora si prepara ad affrontare la sfida populista

Nella Giornata giubilare dedicata ai detenuti, Papa Francesco ha proposto un cambio di paradigma mettendo al centro della questione penale la dignità umana. Che va riconosciuta anche al peggiore dei criminali. Lo aveva già ricordato in altre occasioni: la pena non deve scivolare verso la vendetta, il diritto penale serve a contenere la violenza e non a esaltarla, chi commette un reato non è un nemico da eliminare.

Da diverso tempo il Continente è insofferente nei confronti della Cpi. C'è un’opinione condivisa tra i leader del continente africano - soprattutto a seguito dell’arresto e del procedimento penale mosso nei confronti dell’ex presidente ivoriano Laurent Koudou Gbagbo - che vi sia un orientamento palesemente unidirezionale da parte dei giudici dell’Aja. Nell'esprimere un giudizio è indispensabile valutare il tasso di uso della forza presente nei governi africani, così come va considerato che nei processi corruttivi ci sono i corrotti e i corruttori.

Chi è convinto che l’ecumenismo sia agonizzante o che addirittura debba dichiarare il suo fallimento, non può valutare l’incontro di Lund come un “incidente di percorso”, dovuto magari alla imprudente esuberanza di un Papa latinoamericano.

Quel Sepolcro, che denominano Santo, nel mistero di fede è compresente ad ogni tomba, ad ogni cimitero e l’energia del Risorto circola su quello che sembra uno scenario immobile, tagliato fuori ed espulso dal contesto di vita, effondendo una luce che non solo illumina ma anche riscalda i cuori.

“Il merito e il bisogno”? Le donne gli uomini e i giovani di questo Paese attendono disperatamente che vengano riconosciuti i loro meriti e vengano soddisfatti i loro bisogni. Quindi c’è solo da augurarsi che qualcuno possa farcela davvero. Che si chiami Matteo Renzi o Pinco pallino, non importa. Il Paese ha un bisogno disperato di nuovi riformisti. Ma sempre e solo riformisti. Di populisti, massimalisti, neo nazionalisti, settari e giustizialisti via internet e rivoluzionari (da salotto e non solo) un Paese democratico come il nostro potrebbe e dovrebbe cominciare a farne a meno.

Se non è accompagnato da rimedi percepiti immediatamente come efficaci, alimenta un generalizzato senso di frustrazione e di protesta, una protesta a sua volta impotente perché, al di là degli effetti di trasversale delegittimazione, non produce a sua volta risultati. Hanno un bel da chiamarla antipolitica: il nesso è evidente.

Ci si sente chiamati in causa quando ci si chiede di “riflettere su ciò che stiamo facendo e su come lo stiamo facendo”, soprattutto in un tempo in cui la velocità richiesta ai giornalisti diventa a volte nemica della qualità, della contestualizzazione, dell’approfondimento, della verifica e anche delle scelta delle parole e dei toni più giusti, a seconda della materia di cui si tratti. Quando il Papa chiede di “non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici” chiede una cosa che dovrebbe essere scontata, ma in tanti casi non lo è, e questo è  purtroppo un vulnus anche per la nostra democrazia.

Si sono affrettati a dire che la prima vittima minorenne dell’eutanasia non fosse depressa, anzi che ha espresso un consenso pieno e con lei anche i genitori. Davvero? Un adolescente, che non viene ritenuto capace di votare, di sposarsi, di trattare affari economici e persino di gestire la sua sessualità, è davvero così maturo per esprimere una volontà tanto complessa come scegliere di morire? E davvero un adolescente (e i suoi genitori) provato da una malattia devastante può essere sereno, di buon umore, certamente non depresso, come si sono catapultati a sostenere?

La sua scomparsa riattualizza le sue tracce: l'identità italiana ed europea, la necessità di un largo consenso istituzionale e costituzionale anche e soprattutto in caso di sistemi maggioritari e infine il servizio pubblico. Fu l'ultimo presidente della Repubblica eletto con voto unanime. Governatore, presidente del consiglio, ministro, capo dello Stato: sempre con quella disponibilità di servizio che lo ha reso sobriamente popolare. Forse con Sandro Pertini, dal quale era così diverso, il più amato: non a caso l'uno e l'altro, ma soprattutto Ciampi e la signora Franca, molto legati a Giovanni Paolo II.

Primo caso di eutanasia su un bambino in Belgio. Lo riporta il quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad senza specificare l'età del minore nè la malattia. Casi unici ed eccezionali, precisano alla Commissione di controllo. Ma ogni vita è unica ed eccezionale. E la morte di un minore per eutanasia, benché prevista dalla legge, benché sicuramente frutto di un percorso lungo e doloroso, è e rimane pur sempre una notizia tremendamente triste che merita oggi solo silenzio e discrezione.

Tiziana Cantone, 31 anni, si è tolta la vita. Sì, è stata imprudente. Ha registrato per gioco o per vanità un video hard. I suoi amici, a cui era destinato, l’hanno tradita. Il video è divenuto virale e si è diffuso in rete. A nulla è valso cambiare lavoro, trasferirsi o cercare di cambiare il cognome. La maledizione del web non l’ha mollata. Una vicenda, che insieme con quella della diciassettenne ubriaca, violentata nei bagni di una discoteca, filmata e diffusa su Whatsapp dalle amiche-iene, pone con urgenza la necessità di pretendere la protezione del diritto di ciascuno alla gestione della reputazione digitale.

L’andamento demografico del Paese sta creando un circolo vizioso e involutivo che comporta ormai da diversi decenni una crescita incontrollata della spesa pubblica cui corrispondono due opposte tendenze: l’incremento della fiscalità e la riduzione dei livelli di protezione dei diritti sociali. Occorre curare gli squilibri del Paese partendo dal riequilibrio fra le generazioni e, anzi, da una loro alleanza capace di includere all’interno di un nuovo assetto istituzionale tutte le diverse componenti della nuova società italiana. Compresi ovviamente i giovani e gli immigrati. Perché è necessario investire sulla natalità.

Non serve scomodare la Dottrina sociale della Chiesa per capire che dignità dell’uomo, solidarietà e responsabilità sono alcune delle basi per guidare la nostra esistenza. Solo così al diritto di espressione (e di satira) possono corrispondere dei sani e argomentati diritti di replica, di discussione, di rifiuto o di assenso. Solo così potremmo sentirci Charlie oppure disapprovarne i contenuti come nel caso delle ultime, indegne, vignette.

Nei momenti più critici si conferma la perdurante necessità del lavoro giornalistico professionale, forte, esperto, organizzato. I social network, tanto importanti nella vita di tutti i giorni per la loro pervasività e per la capacità di costruire relazioni nella rete, quando un fatto straordinario diventa il punto focale, l’oggetto di tutte le attenzioni, quando la comunicazione torna a essere tendenzialmente in una sola direzione, divengono sussidiari e lasciano riemergere canali informativi tradizionali capaci di produrre in modo sistematico e organizzato il racconto dell’evento: reportage, inviati, telecronache e radiocronache in diretta, edizioni speciali non stop, pagine e pagine di giornale selettive e meditate, reti di corrispondenti locali.

Troppi pensieri, troppe filosofie, troppe idee politiche, troppe illusioni hanno preteso di cancellare questo dato di esperienza elementare: qui non siamo in un posto perfetto, non siamo del tutto a casa. Dire, come troppi fanno, che di fronte a queste tragedie non si sa cosa dire, significa consegnare queste tragedie alla insignificanza, a nessun acquisto di consapevolezza. L'uomo deve trovare le parole sempre, perché le parole sono il segno di un rapporto vivo e cosciente con la realtà. E anche quando si resta in silenzio, lo si fa perché il silenzio è una grande parola. Una parola speciale, che dice tutto il rispetto, la vicinanza. Una parola che ha la misura dell'abisso che contempla.