Editoriali

Quel Sepolcro, che denominano Santo, nel mistero di fede è compresente ad ogni tomba, ad ogni cimitero e l’energia del Risorto circola su quello che sembra uno scenario immobile, tagliato fuori ed espulso dal contesto di vita, effondendo una luce che non solo illumina ma anche riscalda i cuori.

“Il merito e il bisogno”? Le donne gli uomini e i giovani di questo Paese attendono disperatamente che vengano riconosciuti i loro meriti e vengano soddisfatti i loro bisogni. Quindi c’è solo da augurarsi che qualcuno possa farcela davvero. Che si chiami Matteo Renzi o Pinco pallino, non importa. Il Paese ha un bisogno disperato di nuovi riformisti. Ma sempre e solo riformisti. Di populisti, massimalisti, neo nazionalisti, settari e giustizialisti via internet e rivoluzionari (da salotto e non solo) un Paese democratico come il nostro potrebbe e dovrebbe cominciare a farne a meno.

Se non è accompagnato da rimedi percepiti immediatamente come efficaci, alimenta un generalizzato senso di frustrazione e di protesta, una protesta a sua volta impotente perché, al di là degli effetti di trasversale delegittimazione, non produce a sua volta risultati. Hanno un bel da chiamarla antipolitica: il nesso è evidente.

Ci si sente chiamati in causa quando ci si chiede di “riflettere su ciò che stiamo facendo e su come lo stiamo facendo”, soprattutto in un tempo in cui la velocità richiesta ai giornalisti diventa a volte nemica della qualità, della contestualizzazione, dell’approfondimento, della verifica e anche delle scelta delle parole e dei toni più giusti, a seconda della materia di cui si tratti. Quando il Papa chiede di “non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici” chiede una cosa che dovrebbe essere scontata, ma in tanti casi non lo è, e questo è  purtroppo un vulnus anche per la nostra democrazia.

Si sono affrettati a dire che la prima vittima minorenne dell’eutanasia non fosse depressa, anzi che ha espresso un consenso pieno e con lei anche i genitori. Davvero? Un adolescente, che non viene ritenuto capace di votare, di sposarsi, di trattare affari economici e persino di gestire la sua sessualità, è davvero così maturo per esprimere una volontà tanto complessa come scegliere di morire? E davvero un adolescente (e i suoi genitori) provato da una malattia devastante può essere sereno, di buon umore, certamente non depresso, come si sono catapultati a sostenere?

La sua scomparsa riattualizza le sue tracce: l'identità italiana ed europea, la necessità di un largo consenso istituzionale e costituzionale anche e soprattutto in caso di sistemi maggioritari e infine il servizio pubblico. Fu l'ultimo presidente della Repubblica eletto con voto unanime. Governatore, presidente del consiglio, ministro, capo dello Stato: sempre con quella disponibilità di servizio che lo ha reso sobriamente popolare. Forse con Sandro Pertini, dal quale era così diverso, il più amato: non a caso l'uno e l'altro, ma soprattutto Ciampi e la signora Franca, molto legati a Giovanni Paolo II.

Primo caso di eutanasia su un bambino in Belgio. Lo riporta il quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad senza specificare l'età del minore nè la malattia. Casi unici ed eccezionali, precisano alla Commissione di controllo. Ma ogni vita è unica ed eccezionale. E la morte di un minore per eutanasia, benché prevista dalla legge, benché sicuramente frutto di un percorso lungo e doloroso, è e rimane pur sempre una notizia tremendamente triste che merita oggi solo silenzio e discrezione.

Tiziana Cantone, 31 anni, si è tolta la vita. Sì, è stata imprudente. Ha registrato per gioco o per vanità un video hard. I suoi amici, a cui era destinato, l’hanno tradita. Il video è divenuto virale e si è diffuso in rete. A nulla è valso cambiare lavoro, trasferirsi o cercare di cambiare il cognome. La maledizione del web non l’ha mollata. Una vicenda, che insieme con quella della diciassettenne ubriaca, violentata nei bagni di una discoteca, filmata e diffusa su Whatsapp dalle amiche-iene, pone con urgenza la necessità di pretendere la protezione del diritto di ciascuno alla gestione della reputazione digitale.

L’andamento demografico del Paese sta creando un circolo vizioso e involutivo che comporta ormai da diversi decenni una crescita incontrollata della spesa pubblica cui corrispondono due opposte tendenze: l’incremento della fiscalità e la riduzione dei livelli di protezione dei diritti sociali. Occorre curare gli squilibri del Paese partendo dal riequilibrio fra le generazioni e, anzi, da una loro alleanza capace di includere all’interno di un nuovo assetto istituzionale tutte le diverse componenti della nuova società italiana. Compresi ovviamente i giovani e gli immigrati. Perché è necessario investire sulla natalità.

Non serve scomodare la Dottrina sociale della Chiesa per capire che dignità dell’uomo, solidarietà e responsabilità sono alcune delle basi per guidare la nostra esistenza. Solo così al diritto di espressione (e di satira) possono corrispondere dei sani e argomentati diritti di replica, di discussione, di rifiuto o di assenso. Solo così potremmo sentirci Charlie oppure disapprovarne i contenuti come nel caso delle ultime, indegne, vignette.

Nei momenti più critici si conferma la perdurante necessità del lavoro giornalistico professionale, forte, esperto, organizzato. I social network, tanto importanti nella vita di tutti i giorni per la loro pervasività e per la capacità di costruire relazioni nella rete, quando un fatto straordinario diventa il punto focale, l’oggetto di tutte le attenzioni, quando la comunicazione torna a essere tendenzialmente in una sola direzione, divengono sussidiari e lasciano riemergere canali informativi tradizionali capaci di produrre in modo sistematico e organizzato il racconto dell’evento: reportage, inviati, telecronache e radiocronache in diretta, edizioni speciali non stop, pagine e pagine di giornale selettive e meditate, reti di corrispondenti locali.

Troppi pensieri, troppe filosofie, troppe idee politiche, troppe illusioni hanno preteso di cancellare questo dato di esperienza elementare: qui non siamo in un posto perfetto, non siamo del tutto a casa. Dire, come troppi fanno, che di fronte a queste tragedie non si sa cosa dire, significa consegnare queste tragedie alla insignificanza, a nessun acquisto di consapevolezza. L'uomo deve trovare le parole sempre, perché le parole sono il segno di un rapporto vivo e cosciente con la realtà. E anche quando si resta in silenzio, lo si fa perché il silenzio è una grande parola. Una parola speciale, che dice tutto il rispetto, la vicinanza. Una parola che ha la misura dell'abisso che contempla.

Dalla statuetta della Madonna intatta al Crocifisso pendente fino alle cappelle nelle tendopoli. Tanti i segni del sacro tra i terremotati. Quando la fede ha ancora uno spazio pubblico.

L'attenzione mediatica alle piccole vittime delle tragedie non è solo questione di notiziabilità, ma segnala l'acuta nostalgia per un bene raro: i bambini. Rimandati all'infinito ne nascono sempre meno e rischiamo di accorgerci del silenzio dei parchi giochi solo quando è tardi e ci si rende conto che è stata spazzata via un'intera generazione. Dalla scuola di San Giuliano di Puglia a "I figli degli uomini", i salvati e i perduti raccontano una storia che ci riguarda da vicino.

E' passato un anno dalla fotografia di Aylan, il bimbo siriano morto sulla spiaggia turca nel tentativo di scappare dalla guerra. Oggi le prime pagine sono tutte sul piccolo Omran, di Aleppo, vivo per miracolo dopo un bombardamento. Due "foto simbolo" che scuotono le coscienze ma il dolore non basta se tutto resta come prima e l'indignazione resta quella da tastiera.

Le varie "crisi" che attraversano la "comunità di destino" fondata 60 anni fa obbligano a cercare, insieme, vie d'uscita originali ed efficaci, cominciando a riconoscere le "identità multiple" che convivono nel continente. La storia ha molto da insegnare, la politica deve fare la sua parte. "Non sta finendo il tempo degli Stati nazionali quanto il tempo dell’assolutezza e dell’esclusività del loro potere".

Esistono i single-sempre-single: mai sposati, non figli, relazioni light, sempre alla ricerca dell’uomo (o della donna) giusta, condannati a costruire relazioni che poi si disfanno, una sorta di “sfigati”, alla moda però, adultescenti quarantenni e oltre vorticosamente impegnati in aperitivi, eventi, chat e social. Esistono anche i single-ideologici-convinti, ma sembrano essere una sparuta minoranza. E poi esistono i single-di-ritorno, quelli del mai più: un passato di convivenze, matrimoni e anche figli, tutto fallito.

In questo periodo di ferie, inoltrate o incipienti, la Liturgia di Maria Assunta apre uno spiraglio nelle dolorose tenebre che ci circondano e ci dona di contemplare la Bellezza in quella luce che promana dalla “Donna vestita di sole”. Non è indulgere ad un vago senso materno per trovare protezione oppure uno scansare elusivo dalla realtà. Piuttosto è uno scendere più a fondo, appellandosi a quanto sta veramente a cuore (luogo decisionale nella persona per la Scrittura) ad ogni persona nel tratto di pellegrinaggio terreno concesso.

Mettere sulla carta un'esperienza davvero entusiasmante. La fatica del cammino è stato l'humus in cui è germogliato il "perdono", fondamento della vita ecclesiale. La rivoluzione della Misericordia è l'unica strada da percorrere per cambiare il mondo e trasformare le armi in azioni di pace. 

La Costituzione apostolica “Vultum Dei quaerere”, sulla vita contemplativa femminile, non cala dall’alto disposizioni, rigori di osservanze, un letto di Procuste in cui le nostre membra vengono segmentate, tagliate finché non rientrano esattamente nello schema previsto.

A volte l'uomo si perde per strada, non discerne, non esprime appieno le proprie qualità etiche. Per questo è necessario educarlo alle pratiche e ai formati di una medialità che è sempre più dimensione costitutiva del suo essere sociale. I media siamo noi. Pokemon go è ciò che noi vogliamo che sia. Sta all’uomo scegliere di esserne fagocitato rischiando di andare a sbattere contro un palo per strada o di viverlo in modo autentico, come una semplice opportunità di svago e divertimento.

I “furbetti del cartellino” del Comune di Oppido hanno mai alzato lo sguardo verso il crocifisso collocato “impropriamente” proprio sul macchinario per registrare entrate e uscite? Quello che stride è che proprio quei valori cristiani conclamati e richiamati dal simbolo del crocifisso sono stati occultati da uno stile che non ha nulla di cristiano, nulla di cittadinanza.

Tutti i pugliesi si stanno recando sul Golgota di quel tratto ferroviario Corato-Andria. È il frutto della solidarietà: la regione lo conosce bene, perché fa parte della sua storia. Terra piagata e piegata, ma ancora in piedi e viva, non conosce il pus dell’indifferenza. Sulle sue mille ferite non attecchiscono i batteri del disinteresse. Tutt’altro…

Quanto accaduto in Puglia con il tragico incidente tra Corato ed Andria non è evidentemente solo frutto di distrazione, di casualità, di coincidenze negative, ma anche di incapacità ad investire risorse economiche e finanziarie in maniera omogenea, creando le medesime opportunità di sviluppo che esistono altrove, per i giovani che studiano, per i lavoratori pendolari, per tutti i cittadini costretti a subire un concetto di mobilità così diverso, a seconda dell' area geografica abitata.

I beni temporali, lecitamente detenuti dalla Chiesa, non possono però essere usati da quest’ultima per servire se stessa. Essi, infatti, devono essere posti a servizio della sua missione secondo l’esempio degli Apostoli: “erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. (…) Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno” . Le riforme introdotte richiamano l’attenzione della Chiesa alla sua “responsabilità di tutelare e gestire con attenzione i propri beni, alla luce della sua missione di evangelizzazione e con particolare premura verso i bisognosi”.

Riproponiamo l'editoriale del nuovo direttore della Sala Stampa della Santa Sede scritto con amicizia e stima per il nostro settimanale in occasione del 91° anniversario lo scorso primo maggio

I cittadini sono sempre più insofferenti delle “narrazioni”, ovvero di come si è configurata al politica negli anni Dieci di questo secolo, e, spaesati, richiedono riferimenti identitari chiari e nello stesso tempo provvedimenti concreti. Oggi il rischio concreto è che anche la costituzione e le leggi elettorali, ovvero gli elementi-chiave della democrazia rappresentativa, siano volubile posta di attori incerti ed insicuri. E allora c’è veramente da preoccuparsi.

L’inimicizia è un virus letale. Quasi un dna che tutti ci coviamo dentro, sin dal tempo di Caino. L’unico antidoto consiste nel personalizzare - e perciò nell’umanizzare - gli altri, per riscoprirci comunque somiglianti, anche noi talvolta inclini al male, così come anche loro pur sempre capaci di un qualche bene.