Editoriali

Il Capo dello Stato nel suo primo messaggio di fine anno agli italiani ha deciso di non parlare in politichese, di non occuparsi del Palazzo e delle sue logiche di potere, di non lanciare messaggi palesi o sibillini alle forze politiche o alle altre cariche dello Stato. Piuttosto, per il suo discorso ha scelto un taglio sociale. Meglio, antropologico.

Molto citata, facilmente fraintesa, spesso sottovalutata o svalutata, ma talmente ricca nella sua essenza che rimanda alla stessa dimensione costitutiva della Chiesa.

Celebreremo il 25 dicembre la Nascita di Gesù e il 27 la festa della Santa Famiglia, nella quale Papa Francesco convoca a Roma le famiglie cristiane per celebrare il Giubileo della famiglia: due giorni di festa, una sola grande festività.

Da quella grotta, simbolo di amore che dà fastidio, parte un messaggio per poter iniziare a pensare diversamente il nostro futuro.

Nel suo Messaggio per la giornata mondiale della Pace 2016, Papa Francesco ha rivolto un pensiero ai detenuti, dapprima, esortando le istituzioni ad adottare misure concrete per il miglioramento delle loro condizioni di vita e a far sì che le sanzioni penali risultino effettivamente ispirate a finalità rieducative e, successivamente, rinnovando l’appello per l’abolizione della pena di morte e a considerare la possibilità di un’amnistia. Una spinta alla dimensione istituzionale del perdono.

Si può essere infelici a causa del Natale? No, eppure sì. L'infelicità del Natale è un'infelicità subdola, terribile, stridente e inaccettabile.  Quando sei “obbligato” ad essere felice, il tuo malumore, le tue ferite, le tue angosce non ce la fanno.  Abbiamo bisogno di una Parola che dia un senso, un significato, una cornice di comprensione a quei dolori profondi che le caricature del Natale stanno per far esplodere dentro di noi. Sì, un'omelia ci salverà

Il Papa ha spalancato la Porta Santa della Carità. Un segno, come ama Francesco, per farci ricordare che la Porta Santa, come tutte le Porte che si sono aperte nel mondo, non deve diventare una sorta di passeggiata, magari passeggiata di salute, visto che tra il “prima” e il “dopo” c’è il messaggio di cambiamento, di conversione da mettere al centro del cammino penitenziale.

Papa Francesco giustamente pungola le istituzioni competenti, in tutti i contesti, ma esplicitamente invita proprio i cattolici laici a prendere la parola, in quanto cittadini. I temi del valore civile della misericordia il Papa li va enumerando con dovizia, dalle carceri all’ambiente, dalla guerra mondiale a pezzi, alla tutela della vita e della dignità delle persone, alla famiglia, alle povertà, alla casa, al lavoro, all’educazione. È il catalogo della dottrina sociale.

Il gesto con cui Papa Francesco ha indicato come "porte sante" del Giubileo della Misericordia tante porte in giro per il mondo, nelle Chiese e nelle carceri, è potente e semplice. Ha preso un segno e lo ha strappato dalla ritualità che tende a velare tutti i segni, anche importanti. E ne ha richiamato il significato.

Perché è il primo di un Papa latinoamericano... perché è la prima volta che si apre la Porta Santa di San Pietro a Giubileo iniziato, otto giorni prima, nella Repubblica Centroafricana... perché sono due i Papi, uno emerito e l’altro regnante, presenti nell’atrio della basilica vaticana... perché fa memoria della conclusione del Concilio ecumenico Vaticano II.

Buonismo è un eufemismo che nasconde l’incapacità di reagire dinanzi al male, all’offesa, alla prevaricazione. Bisogna avere il coraggio di fermarsi, di interrogare la propria coscienza dinanzi a Colui che ci ha salvati e vuole salvare tutti e optare, con difficoltà ma certi dell’aiuto dello Spirito, per una risposta gravida di bontà, di oblio dell’offesa, di ricerca di tessere legami positivi, è l’unica strada per sgominare il Nemico e fermare la distruzione che grava su tutti noi.

La capitale belga posta sotto assedio a caccia di cellule armate. In Francia la "ville lumière" reagisce diversamente e torna a vivere. E mentre l'opinione pubblica è spaventata, politica e forze dell'ordine cercano di rassicurare mediante il presidio del territorio. C'è da domandarsi se si sia imboccata una strada efficace e se si eviteranno gli errori del passato

Francesi, italiani, stranieri che siano, stanno adesso a scuola, nei quartieri, magari negli oratori anche se islamici. Che facciamo? Perderne uno potrebbe essere letale tra 10 o 20 anni. Non possiamo più permettercelo. Intanto il dialogo tra le religioni  non riesce a decollare davvero.

Non c’è guerra “giusta” per il buon motivo che quasi sempre le ragioni della guerra sono, quasi tutte, inconfessabili. Per questo esiste, ed è sempre più forte, la propaganda. Non c’è più spazio per l’unica strategia (se mai è stata tale) cinicamente “vincente” in questi 70 anni: e cioè mantenere sempre la guerra nella regione, ad alta o bassa intensità, giocando gli avversari gli uni contro gli altri, ribaltando alleanze, mescolando le carte del petrolio e delle trattative di pace.

Mentre sale il numero delle vittime degli attentati nella capitale francese, tornano gli interrogativi sulla violenza senza confini e sulle reazioni attese dalla comunità internazionale.

La capitale, l'Osservatore Romano e un pensiero di Paolo VI.

Sulla prospettiva enunciata da Papa Francesco, la Chiesa italiana ha assunto una posizione limpida, attraverso le parole del presidente Angelo Bagnasco ("se qualche situazione di abuso fosse rilevabile, non vi è dubbio che vada sanzionata nell'interesse di tutti") e del segretario Nunzio Galantino ("se siete a conoscenza di una realtà che è commerciale e che non paga l’Imu denunciatela").

Ogni giorno le notizie pongono domande sul senso della vita.