Editoriali

Nonostante le reali difficoltà del momento, ci stiamo accorgendo che c’è una luce in fondo al tunnel che ci porta a vivere con speranza? Quali segni di speranza lasciati dal Risorto trovo anch’io nel mio giardino dove la pietra del mio sepolcro è stata divelta? Siamo capaci di ritornare a Gerusalemme come i discepoli di Emmaus, per annunziare a tutti con gioia in questo tempo che abbiamo incontrato il Risorto?

In realtà, di primavera ne aspettiamo un’altra, quella dall’inverno del Covid che da oltre un anno ci chiama alla prudenza e all’attenzione

Con la visita in Iraq, papa Francesco ha posto il suo piede nella Storia e nella Fede, là dove tutto ebbe inizio, dove l’ingegno degli uomini seppe tradursi in ciò che noi definiamo civiltà

 Le canzoni sono funzionali al festival come al supermercato, servono per vendere un viaggio in crociera o un abbonamento a internet.

Padre Sorge vede lucidamente la difficoltà che la Chiesa incontra nella comunicazione con la cultura contemporanea

 In vista della quaresima ha pensato “a tanti bravi confessori che hanno questo atteggiamento: attirare la gente che si sente niente, che si sente “al pavimento”

“Ti aspettano i bambini e gli anziani. E gli ultimi, gli invisibili, i non visti (perché nessuno si prende il disturbo di guardarli), quelli che stanno in fondo a qualsiasi coda, le donne e gli uomini che sono in cima alle preghiere di Papa Francesco ed è l’unico posto dove stanno davanti”. Carlo Verdelli, già direttore di Repubblica, Sette, Vanity Fair e Gazzetta, firma questa lettera di Natale per la rivista di strada “Scarp de’ tenis”. Un numero speciale per festività diverse da tutte le altre.

Celebriamo la festa di Tutti i Santi leggendo questo tempo come una occasione per progredire nel cammino di fede. 

L’attuale situazione mondiale, stretta dall’incertezza e dalla precarietà, impone una seria riflessione di carattere antropologico. Le considerazioni sanitarie, politiche ed economiche non possono non essere considerate dall'umanesimo cristiano come del tutto relative senza il fattore essenziale, ovvero il discorso su Dio. Il gesuita Henry De Lubac  ricorda che il vero dramma che stiamo vivendo non è solamente l’imperversare della malattia e della morte ma il persistere di un umanesimo ateo, nemico dell’uomo

Ora che le “vacanze” sono terminate e stiamo assistendo alla ripresa delle attività e quasi leggiamo negli occhi delle persone che incontriamo per strada l’incertezza verso un futuro che appare ancora molto incerto

Papa Francesco, in un discorso ai sindacalisti della CISL, qualche anno fa, ci ha parlato di “una sana cultura dell’ozio”, ci ha insegnato, dunque, da buon gesuita, che il riposo non è necessariamente sinonimo di ozio. Ci ha ricordato che “La persona non è solo lavoro”

Chi sarà mai questo novello epigono di Hitler, Stalin, Mao, o uno dei tanti Kim, i despoti della Nord Corea dal 1945, che considera “pochi milioni di morti” causa virus “evento positivo”, anzi straordinariamente positivo? Nicola Grauso; definito “pioniere del web” in un’intervista su Huffingtonpost.it (summa dell’ideologia radical chic globalista), che trincia questi ed altri “giudizi”, illuminanti di un certo “giro mentale”, di un’ideologia che pervade i multimiliardari del web (ed i loro corifei nei media). Leggete cosa “profetizza” ancora Grauso alla domanda su cosa vogliono fare

Uscire per chi? Per l’uomo, per quello che sta fuori dalla nostra vita, oltre la soglia delle chiese e soprattutto fuori dal nostro cuore

Gesù parla di un dono da offrire e che è comprensivo non solo dei beni materiali, del pane, del mantello e della tunica, ma della stessa nostra vita