Editoriali

L’inimicizia è un virus letale. Quasi un dna che tutti ci coviamo dentro, sin dal tempo di Caino. L’unico antidoto consiste nel personalizzare - e perciò nell’umanizzare - gli altri, per riscoprirci comunque somiglianti, anche noi talvolta inclini al male, così come anche loro pur sempre capaci di un qualche bene.

Il referendum ha portato il Regno Unito - in crisi di identità - a un ulteriore isolamento, mentre non pochi cittadini invocano un ripensamento. Intanto l’onda populista si diffonde, dall’Austria alla Francia fino alle nazioni dell’Europa centro-orientale. L’impresa dell’integrazione comunitaria ha dalla sua parte razionalità e futuro, ma occorre una consapevole mobilitazione culturale e politica.

Necessarie quattro azioni per contenere il terrorismo: annientare il Califfato, rafforzare la rete di intelligence, eliminare le cause di risentimento e frustrazione, infine avviare un’azione culturale incessante a tutti i livelli, un dialogo coraggioso e costruttivo con i cittadini europei di fede islamica, con gli intellettuali e le autorità religiose dei Paesi arabi, che abbia come fine quello di contemperare affermazione delle rispettive identità e rispetto per ogni persona.

È in atto, nella nostra società, una radicalizzazione tra due spinte psicosociali opposte: alexitimia e sensation seeking. Mi spiego meglio. Da un lato dobbiamo essere efficienti, rapidi, produttivi e per esserlo dobbiamo sopprimere le emozioni (alfa privativo, lexis: parola, thymos: emozione, ovvero alexitimia, incapacità di riconoscere e verbalizzare le emozioni).  E dall'altro, mettiamo in campo la sregolatezza della ricerca di emozioni forti.

Le élites possono spesso apparire (e finanche esserlo) oligarchie chiuse e autoreferenziali. Laddove ciò avvenga, sono l’avamposto delle istituzioni estrattive e di sistemi economici destinati all’impoverimento, non solo materiale. È vero, però, che esse possono anche incarnare minoranze creative, indispensabili per un (buon) funzionamento della democrazia. Divenendo, al contrario, l’architrave delle istituzioni inclusive e dello sviluppo economico.

La decisione di Francesco, vescovo di Roma, possiede una valenza nei riguardi di una donna del Vangelo, cui la storia non ha tributato l’onore che le spettava e la ha solo rivestita di un alone arduo da decifrare nel folklore locale spesso negativo e sconcertante nelle leggende e nei romanzi. Il Papa diventa un propugnatore della rivoluzione antropologica in atto che tocca la donna e investe la realtà ecclesiale tutta che chiede di essere ripensata e riproposta nella sua chiave autentica.

Gli italiani diminuiscono perché i decessi aumentano a un ritmo sostenuto a fronte del persistente calo delle nascite: il deficit negativo tra nati e morti è stato di 227.390, appena mitigato dal saldo positivo degli immigrati. Siamo sempre più vecchi. Gli under 15 continuano a diminuire. Il bilancio demografico aiuta a smontare una volta di più i vaneggiamenti propagandistici sul presunto pericolo di un'invasione straniera imminente o addirittura già avvenuta. Su 60.665.551 persone residenti in Italia, i cittadini stranieri sono l'8,3 per cento, meno che negli altri Stati europei con cui siamo soliti paragonarci.

Dalle profondità del Mediterraneo un appello all'impegno per la giustizia.

Il 5% in meno di votanti su base nazionale (62,14% rispetto al precedente 67,42%) non deve al momento preoccupare, anche perché si è votato nella sola giornata di domenica. Preoccupa, piuttosto, e deve indurre tutti  a riflettere, il più marcato astensionismo nelle grandi città, mentre la provincia italiana profonda ha tenuto. Il voto amministrativo sembra accreditare il superamento classico del bipolarismo (centrodestra-centrosinistra) con la pretesa del Movimento Cinquestelle di scalare posizioni e di farsi competitor nazionale del Pd o del futuro Partito della Nazione.

Il segretario della Cei nell’intervista con "La Repubblica" partiva dalla crescita drammatica del numero degli arrivi e di morti in mare di migranti in fuga e che guardano all’Europa per ricordare, da una parte le ragioni economiche e politiche internazionali che sono alle origini delle migrazioni forzate oggi (guerra, disastri ambientali, sfruttamento, tratta…) e, dall’altra, per proporre la creazione di un sistema europeo e mondiale di “corridoi umanitari”, previsti dal diritto internazionale, che diventassero una sorta di collocamento guidato e in sicurezza dei richiedenti asilo, che sostituisse il purtroppo fallito loro ricollocamento previsto dalle direttive europee (solo 1.000 persone su 65.000).

Nel dinamismo di una giornata, che finisce sempre dopo le dieci di sera, uno spazio per la preghiera non va rubato all’indaffararsi quotidiano ma è la fonte di quel fare instancabile. La gente deve vedere, deve sorprendere il suo parroco a pregare, meditare, a leggere, per sentirsi aggiornato. Eppure anche il sacerdote ha il diritto di provare stanchezza.

Dalle notizie del giorno nascono domande sul ruolo delle nuove tecnologie.

Chi educa le giovani generazioni, deve necessariamente confrontarsi con la rivoluzione mass-mediale.

In questo scenario, la musica è per-formatrice culturale e che le nuove generazioni stanno ri-modulando la loro vita su modelli affascinanti nel brevissimo periodo, ma che non saziano la fame di bellezza, verità e bontà

La processione del Corpus Domini quanto ha da spartire con tutto il rituale antropologico? Certamente fa suo il procedere, il camminare. Non in tutto tondo però. Conosce infatti bene la sua meta: il Volto del Padre. Conosce la realtà di viandante delle creature, immesse nella storia per grande dono di Dio che prelude, dopo il cammino, la gloria dell’eternità. Camminare che non segue un dettato politico, una protesta sbandierante e sbandierata. Sì camminare orante, in un corteo che si affida al Pezzo di Pane che è il Signore Gesù presente ai suoi nel percorso della vita.

I sindacati si sono presentati al tavolo di discussione (un tavolo reale, non metaforico) in pochi e con idee chiare: più flessibilità per la previdenza italiana; più confronti su alcune tematiche come gli ammortizzatori sociali, l’abuso dei voucher, la contrattazione decentrata, i lavori usuranti. Il governo s’è fatto giustamente rappresentare dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: a ciascuno il suo.

Ogni generazione ha gli eroi che merita o che si sceglie. E se tanti si sono riconosciuti in Pannella e nelle sue mille (e talvolta scombiccherate) battaglie, non saremo certamente noi a togliere l’aureola al Marco libertario, individualista, laicista, relativista. Piuttosto, dovremmo fare tesoro della parabola umana e politica di Pannella. Ci piacerebbe un giorno poter cantare le lodi di un eroe “dei doveri civili”, di un paladino altrettanto appassionato della responsabilità nei confronti del prossimo, piuttosto che dell'individualismo e del relativismo esasperati.

Nel giro di pochi anni i principali quotidiani nazionali hanno perso la metà della loro tiratura, e conseguenti vendite. I settimanali hanno quasi tutti chiuso i battenti, i mensili o hanno detto addio o si sono ridimensionati di conseguenza. Tuttavia, piangersi addosso non serve. Anche perché la cosa scioccante non è la disaffezione, ma quanto questa sia repentina. Se un giornale viene abbandonato in un amen, forse è anche perché era diventato più un’abitudine che un piacere o un bisogno. Per questo ora più che mai occorrono ottimi giornalisti. La mediocrità non paga più.

Dopo l'approvazione delle unioni civili, la peculiarità di generatività e quindi di vita e futuro della famiglia dovrebbe essere il motore per vedere rafforzato il suo ruolo nella società moderna, con politiche di sostegno, con fiscalità di vantaggio, con servizi all’altezza. Su questo si vorrebbe vedere una nuova e decisa richiesta di “voto di fiducia”, senza contrapposizioni che attaccano sul fronte del referendum costituzionale come fosse merce di scambio o addirittura con iniziative referendarie contro la legge appena approvata: non è con l’abolizione di una legge ad alto tasso politico che si otterrà un rafforzamento della politica familiare, che necessita invece e solo di un alto tasso di concretezza.

Ognuno può intuire che una legge sulle unioni civili fatta come la nostra si allontana dalla giusta strada. Non è un problema di esclusione o inclusione sociale, si tratta di dare a ciascuno il suo. Il rispetto delle diversità è insito nel principio di giustizia, e non si può ingannarlo fingendo di abolire per legge le diversità, là dove esse esprimono la loro inimitabile essenza. Forse è venuto per noi il tempo di riscoprire la meraviglia della vocazione sponsale, e mostrarne la gioia a viso aperto, non “contro” qualcuno, ma per dare testimonianza della grande ventura donata alla creatura umana, maschio e femmina. È un canto che nessuna aggressione negatrice potrà spegnere.

L’impressione è che, se bisogna cogliere la tradizione della Chiesa tramandata per secoli, sia, nel contempo, urgente compiere il passo ermeneutico, il passo interpretativo che tenga conto del pensiero e del linguaggio odierno. Per di più in un mondo globalizzato, senza confini, in cui pullulano culture, lingue, mentalità diversissime, tutte però disposte a giocare la propria vita per Cristo.

Di questa consapevolezza vivono i credenti, mentre ai non credenti spesso capita di attribuire alle Costituzioni un valore messianico che finisce per entrare in rotta di collisione con il principio di realtà.

Il conferimento del Premio Carlo Magno a Papa Francesco ha fornito l’occasione per una riflessione sulla presenza cristiana nel Vecchio continente. Bergoglio non si arrende ai muri, agli egoismi, ai nazionalismi, alla sterile lamentela. E chiama i credenti a una rinnovata e costruttiva testimonianza, accanto alle donne e agli uomini del nostro tempo

La prossima beatificazione che avremo in diocesi sarà un nuovo "soffio dello Spirito Santo", una nuova occasione di Grazia che ci farà cogliere le meraviglie che Dio opera in mezzo a noi, nonostante noi