Editoriali

Il segretario della Cei nell’intervista con "La Repubblica" partiva dalla crescita drammatica del numero degli arrivi e di morti in mare di migranti in fuga e che guardano all’Europa per ricordare, da una parte le ragioni economiche e politiche internazionali che sono alle origini delle migrazioni forzate oggi (guerra, disastri ambientali, sfruttamento, tratta…) e, dall’altra, per proporre la creazione di un sistema europeo e mondiale di “corridoi umanitari”, previsti dal diritto internazionale, che diventassero una sorta di collocamento guidato e in sicurezza dei richiedenti asilo, che sostituisse il purtroppo fallito loro ricollocamento previsto dalle direttive europee (solo 1.000 persone su 65.000).

Nel dinamismo di una giornata, che finisce sempre dopo le dieci di sera, uno spazio per la preghiera non va rubato all’indaffararsi quotidiano ma è la fonte di quel fare instancabile. La gente deve vedere, deve sorprendere il suo parroco a pregare, meditare, a leggere, per sentirsi aggiornato. Eppure anche il sacerdote ha il diritto di provare stanchezza.

Dalle notizie del giorno nascono domande sul ruolo delle nuove tecnologie.

Chi educa le giovani generazioni, deve necessariamente confrontarsi con la rivoluzione mass-mediale.

In questo scenario, la musica è per-formatrice culturale e che le nuove generazioni stanno ri-modulando la loro vita su modelli affascinanti nel brevissimo periodo, ma che non saziano la fame di bellezza, verità e bontà

La processione del Corpus Domini quanto ha da spartire con tutto il rituale antropologico? Certamente fa suo il procedere, il camminare. Non in tutto tondo però. Conosce infatti bene la sua meta: il Volto del Padre. Conosce la realtà di viandante delle creature, immesse nella storia per grande dono di Dio che prelude, dopo il cammino, la gloria dell’eternità. Camminare che non segue un dettato politico, una protesta sbandierante e sbandierata. Sì camminare orante, in un corteo che si affida al Pezzo di Pane che è il Signore Gesù presente ai suoi nel percorso della vita.

I sindacati si sono presentati al tavolo di discussione (un tavolo reale, non metaforico) in pochi e con idee chiare: più flessibilità per la previdenza italiana; più confronti su alcune tematiche come gli ammortizzatori sociali, l’abuso dei voucher, la contrattazione decentrata, i lavori usuranti. Il governo s’è fatto giustamente rappresentare dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: a ciascuno il suo.

Ogni generazione ha gli eroi che merita o che si sceglie. E se tanti si sono riconosciuti in Pannella e nelle sue mille (e talvolta scombiccherate) battaglie, non saremo certamente noi a togliere l’aureola al Marco libertario, individualista, laicista, relativista. Piuttosto, dovremmo fare tesoro della parabola umana e politica di Pannella. Ci piacerebbe un giorno poter cantare le lodi di un eroe “dei doveri civili”, di un paladino altrettanto appassionato della responsabilità nei confronti del prossimo, piuttosto che dell'individualismo e del relativismo esasperati.

Nel giro di pochi anni i principali quotidiani nazionali hanno perso la metà della loro tiratura, e conseguenti vendite. I settimanali hanno quasi tutti chiuso i battenti, i mensili o hanno detto addio o si sono ridimensionati di conseguenza. Tuttavia, piangersi addosso non serve. Anche perché la cosa scioccante non è la disaffezione, ma quanto questa sia repentina. Se un giornale viene abbandonato in un amen, forse è anche perché era diventato più un’abitudine che un piacere o un bisogno. Per questo ora più che mai occorrono ottimi giornalisti. La mediocrità non paga più.

Dopo l'approvazione delle unioni civili, la peculiarità di generatività e quindi di vita e futuro della famiglia dovrebbe essere il motore per vedere rafforzato il suo ruolo nella società moderna, con politiche di sostegno, con fiscalità di vantaggio, con servizi all’altezza. Su questo si vorrebbe vedere una nuova e decisa richiesta di “voto di fiducia”, senza contrapposizioni che attaccano sul fronte del referendum costituzionale come fosse merce di scambio o addirittura con iniziative referendarie contro la legge appena approvata: non è con l’abolizione di una legge ad alto tasso politico che si otterrà un rafforzamento della politica familiare, che necessita invece e solo di un alto tasso di concretezza.

Ognuno può intuire che una legge sulle unioni civili fatta come la nostra si allontana dalla giusta strada. Non è un problema di esclusione o inclusione sociale, si tratta di dare a ciascuno il suo. Il rispetto delle diversità è insito nel principio di giustizia, e non si può ingannarlo fingendo di abolire per legge le diversità, là dove esse esprimono la loro inimitabile essenza. Forse è venuto per noi il tempo di riscoprire la meraviglia della vocazione sponsale, e mostrarne la gioia a viso aperto, non “contro” qualcuno, ma per dare testimonianza della grande ventura donata alla creatura umana, maschio e femmina. È un canto che nessuna aggressione negatrice potrà spegnere.

L’impressione è che, se bisogna cogliere la tradizione della Chiesa tramandata per secoli, sia, nel contempo, urgente compiere il passo ermeneutico, il passo interpretativo che tenga conto del pensiero e del linguaggio odierno. Per di più in un mondo globalizzato, senza confini, in cui pullulano culture, lingue, mentalità diversissime, tutte però disposte a giocare la propria vita per Cristo.

Di questa consapevolezza vivono i credenti, mentre ai non credenti spesso capita di attribuire alle Costituzioni un valore messianico che finisce per entrare in rotta di collisione con il principio di realtà.

Il conferimento del Premio Carlo Magno a Papa Francesco ha fornito l’occasione per una riflessione sulla presenza cristiana nel Vecchio continente. Bergoglio non si arrende ai muri, agli egoismi, ai nazionalismi, alla sterile lamentela. E chiama i credenti a una rinnovata e costruttiva testimonianza, accanto alle donne e agli uomini del nostro tempo

La prossima beatificazione che avremo in diocesi sarà un nuovo "soffio dello Spirito Santo", una nuova occasione di Grazia che ci farà cogliere le meraviglie che Dio opera in mezzo a noi, nonostante noi

L’Italia non ha bisogno di plebisciti: ha bisogno di una concreta azione di governo e, per non cadere preda delle sue ricorrenti nevrosi, di una forte iniziativa di discussione sulla democrazia.

Una vicenda angosciante che denuncia la totale incapacità di tutti di leggere i fatti: cosa hanno percepito le istituzioni, le scuole, gli oratori, gli ambulatori medici, i servizi, insomma i tanti luoghi in cui si articola e si interfaccia la nostra complessa società con eserciti di educatori, operatori sociali, professionisti della salute, volontari delle tante associazioni umanitarie, animatori di organismi pastorali, politici, uomini e donne delle istituzioni? Parco Verde era davvero un pianeta sideralmente distante da tutto, una sorta di isola inaccessibile?

Se verrà confermata la previsione di  Staffan De Mistura, il conflitto ha già causato 400mila morti: quattro volte le vittime della guerra di Bosnia. Per non parlare dei quasi 5 milioni di profughi, di cui un milione riparati in Europa. Ma rispetto a venti anni fa sia la politica sia l'opinione pubblica europea sembrano come paralizzate. Considerato che gli Stati Uniti sono sempre meno propensi a intervenire in Medio Oriente, occorre agire con determinazione e pragmatismo sul piano diplomatico, sostenendo con forza i negoziati di Ginevra, trattando su tavoli paralleli con Russia, Turchia e Iran, coinvolgendo Washington e – di nuovo – Mosca per arrivare dove l’Europa fa più fatica ad arrivare, ossia ad Assad e all’Arabia Saudita.

Pubblichiamo un contributo di don Livio Melina, che guida il Pontificio istituto Giovanni Paolo II per gli studi sulla famiglia. Un'analisi di Amoris Laetitia per continuare il cammino della Chiesa italiana sulla centralità della famiglia.

C’è un filo che unisce il pensiero sui fatti di ieri al pensiero sui fatti di oggi.

Occorre che ci siano le condizioni istituzionali perché le persone oneste e capaci possano operare e non si faccia la selezione della classe politica sulla base della disponibilità a “una certa reciprocità di favori”. E qui c’è veramente molto da fare, per tutti. Perché, in Italia, come in Occidente e nei Paesi che cercano lo sviluppo è qui il nodo della democrazia del ventunesimo secolo.

E a dire il vero negli istituti scolastici sono innumerevoli le iniziative che coinvolgono docenti e allievi intorno ai temi della Liberazione e della Resistenza. Grande lavoro sui temi e i valori legati all’esperienza della lotta per la libertà e la ricerca della pace, “fissati” in un periodo storico e in avvenimenti precisi, certo, ma poi estesi ben al di là. E' quello che avviene tutti i giorni nelle aule scolastiche e al quale occorre dare sempre maggiore consapevolezza.

Il caso della ragazza rumena condannata per omicidio preterintenzionale, le foto sul più famoso dei social e la loro rilevanza. Un fatto che investe il diritto e la società

A qualche centinaio di metri dalla redazione da cui scriviamo, c'è una fermata della Metro di Roma. Da qualche settimana, appoggiato con la schiena alla parete sporchissima e con le gambe stese sul selciato, c'è un uomo in là con gli anni. Dal colore scuro e olivastro della pelle potrebbero essere un rom, di sicuro un uomo dell'Est Europa. Inginocchiato accanto a lui c'è un giovane vestito tutto di nero che gli parla. Dobbiamo essere grati a Francesco, ma anche a quel giovane sacerdote di cui non sapremo mai il nome.

Archiviato il referendum ambientalista con due italiani su tre che non si sono presentati alle urne, la road map politica italiana prevede  altri due appuntamenti: le imminenti elezioni amministrative e il referendum confermativo sulla riforma costituzionale in programma in autunno. Due partite difficili,  considerato il partito dell'astensione. Questo tempo deve essere investito nel dibattito pubblico al quale ci si augura che anche i cittadini cattolici possano portare il loro contributo originale. Nella consapevolezza di avere a cuore il bene comune del popolo italiano e di poter lasciare agli altri l'odio politico.

Il messaggio della Dichiarazione comune firmata a Lesbo - insieme ad altri messaggi e segnali simili, partiti in molti modi da tutte le denominazioni cristiane ortodosse, protestanti e cattoliche - ha anche una valenza politica: perché vorrebbe aiutare il Vecchio Continente a rinnovarsi, a non ripetere gli errori che altri hanno già commesso in un passato fatto di chiusure reciproche, di scomuniche, di autoreferenzialità portata all’estremo

Ogni giorno arrivano sull’isola in media quasi mille migranti. In compenso in una settimana si è riusciti a trasferire in Turchia circa duecento espulsi. In pratica è come cercare di svuotare un lago alimentato da un fiume con un rigagnolo. Nel frattempo coloro che sono arrivati dopo il 18 marzo sono di fatto dei detenuti che scontano la lentezza della procedura con quella che di fatto è una prigione dietro inferriate e reticolati.