Editoriali
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Gioco d'azzardo, un'apologia di Stato

Il banco vince sempre, ma non te lo fa capire. 

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Gioco d'azzardo, un'apologia di Stato

Chi ci riflette, lo indica con parole naturali: gioco d'azzardo. Funziona così. Tu getti dentro una macchina (fisica o in internet) del denaro. E lo fai per ottenere soldi, e perciò con scopo di lucro. Quando l'apparato eroga un premio, vieni gratificato. Ma quel che hai “vinto” è una piccola somma, e allora ripeti il gesto, reimmettendo quanto incassato da un Gratta e Vinci, dalla gettoniera di una slot machine, da una scommessa via internet. In ogni caso il sistema è programmato: tante piccole ricompense alternate con le perdite. I conti li dovrai tirare alla fine, e saranno di solito in rosso. Il banco vince sempre, ma non te lo fa capire.

Prima ti tira dentro l'ingranaggio: tu provi e riprovi. E smetti solo quando hai consumato quel che serviva per la spesa al supermercato o per pagare la bolletta della luce e del gas. Solo allora scema l’eccitazione per la sequenza di "vincite", che non eguagliano la somma versata in più mani di "lotterie istantanee", roulette on line e combinazioni al monitor dell'apparecchio che emette suon e luci colorate e infantili tra un tintinnare di monete e un altro.

Ebbene, questa sequenza (la troviamo ovunque, al bar sotto casa, al supermercato, persino all’ufficio postale) noi la chiamiamo azzardo. Ma i concessionari che distribuiscono la fortuna "al dettaglio" impiegano strane espressioni. Del tipo, “gioco con alea con posta in denaro”, per mezzo di "apparecchi da intrattenimento", con tagliandi del "vinci casa" o del "win for life" (guadagnare "per la vita"). Stato e società che commercializzano lotterie (cartacee e "a video", ovvero "Videollottery") allontanano la parola allarmante “azzardo”. E così per tutto l'universo degli "intrattenimenti" si ricorre all'espressione curiosa di "gioco con alea con posta in denaro". Alzi la mano chi saprà rispondere al quesito su cosa sia un oggetto così indicato.

La cosa misteriosa però possiede numeri da Grande Inflazione (88,3 miliardi di euro di consumo, 70 milioni di giornate passate a cercare la fortuna, dieci volte quanto risultava alla fine del Novecento). Oggi il gioco d’azzardo pubblico in Italia è divenuto oggetto di una polemica, di un’indignazione: che bilanciano la menzogna di un’apologia “di Stato”.  Ma merita di essere ricordato come da quindici anni, in solitudine e inascoltata, la Chiesa ha sempre documentato il rischio di una deriva pericolosa per la società, la persona, la famiglia e anche per l’economia del Paese.

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