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Il ritrovamento della Kore a Rose

Alla Galleria d’Arte “Le Muse” di Cosenza conversazione sulle bellezze del nostro territorio.

Parole chiave: kore (1), Rose (6), scoperta (1), arte (4), archeologia (2), territorio (7), Cosenza (441)
Il ritrovamento della Kore a Rose

Una riproduzione per far scoccare l’attenzione all’originale, e a ciò che rappresenta. E’ il caso della riproduzione della Kore, ad opera dello scultore Mario Montalto, in esposizione presso la Galleria d’Arte “Le Muse” di Cosenza. La Kore originale, di appena nove centimetri, fu ritrovata a Rose per puro caso negli anni quaranta, e ora è esposta presso il museo di Sibari; mentre la copia di Mario Montalto, ne misura ventisette. Alla presenza di Daniela Tarditi, dottore di ricerca, del docente Maria Francesca Corigliano, e dello scultore Mario Montalto, la kermesse è stata introdotta da Myriam Peluso, titolare della galleria, sottolineando sin da subito l’enorme patrimonio culturale che il territorio calabrese riserva. La Kore, letteralmente “fanciulla”, è una raffigurazione di una donna che, per l’appunto viene rappresentata come appena oltre l’età della fanciullezza. In seguito, il termine venne utilizzato dopo il ritrovamento di statue votivi femminili sull’acropoli di Atene, negli scavi della colmata persiana. Non esistono tutt’ora fonti certe sulle generalità di questa Kore, ma le sue origini sono datate tra il 5° e il 6° secolo a.C. Le fonti a disposizione fanno supporre che la Kore sia originaria della penisola greca, ciò è del tutto plausibile, considerato il luogo del suo ultimo ritrovamento; è anche vero però che, esaminando attentamente i tratti somatici del volto, si distinguono chiaramente fattezze che facilmente si riconducono a civiltà orientali, testimoniato anche dal fiore di loto presente. Alla luce di questo, ancora non è chiaro quali siano le vere origini della Kore. “Ho apprezzato da subito questa particolare opera, tanto che ho deciso di fabbricarne una nuova.” – racconta Mario Montalto – “E’ un pezzo unico a Rose, ma la particolarità sta nel modus operandi che ho utilizzato, la quale fusione è identica a quella usata per la fabbricazione della Kore originale. Ho praticato la tecnica della ‘cera persa’, ovvero un procedimento complesso dotato di particolari passaggi. Si parte da un prototipo in argilla, sul quale viene poi fabbricato un negativo in gesso; da qui si passa al positivo in cera, dalla cera si passa al negativo tetra refrattario, che viene messo nel forno. Indurendosi la forma, automaticamente si liquefà la cera. Una volta che la forma si è svuotata, si passa alla fusione vera e propria, passando alla patina pura”. Un procedimento curioso quanto dispendioso, che ha creato una scultura dalla forte valenza tecnica e estetica, ma non meno importante è la sua istanza storica: “La statuetta bronzea è stata ritrovata nel 1940 nel comune di Rose, precisamente nell’area cutura.” – afferma Daniela Tarditi, dottore di ricerca – “Sorgente nella media valle del Crati ad una altitudine di circa 400 metri, Rose, per la sua vastezza, si presenta come territorio assai diversificato, nel quale tra l’età del ferro e l’età ellenistica, sono stati rinvenuti diversi oggetti. Consegnata attraverso la mediazione del soprintendente Paolo Enrico Arias al museo di Reggio Calabria, oggi è conservata in quello della sibaritide. Pur essendo piccola, la sua particolare forma rimanda a quelle statuine greche abbastanza diffuse all’epoca, ma il fiore di loto che sorregge, rappresentativo di purezza, la fa avvicinare ai tipi degli ex voto femminili, che venivano donati a templi o santuari. Anche l’abbigliamento, inoltre, rimanda alle vesti tipiche delle donne greche, con la veste che arriva fino ai piedi del collo. Una particolarità interessante è la capigliatura, con le trecce ondulate che scendono sul petto, e lungo le spalle. Nonostante ciò, vari studiosi ipotizzano che ci siano diversi legami con il territorio sibarita, in ogni caso le possibili influenze sono molteplici. Mi auguro che questo territorio non cessi mai di essere approfondito, sicuramente gli ultimi studi hanno recato notevoli risultati”.

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