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Spagna padrona d'Europa

Il trionfo nel calcio è un avvertimento forte alla vigilia dell’Europeo di Francia.

Spagna padrona d'Europa

Lo scrivevamo un anno fa e ora siamo costretti a ripeterci: con il trionfo del calcio madridista a San Siro, con le squadre della capitale iberica a contendersi la Champions, e il Siviglia che per la terza volta consecutiva si prende l’Europa League battendo il Liverpool, l’Europa del calcio si conferma dominata da una sola nazione: la Spagna.
È un avvertimento forte proprio alla vigilia dell’Europeo di Francia: gli equilibri non cambiano facilmente e se anche a livello di singoli campionati può arrivare la sorpresa come è accaduto quest’anno in Inghilterra con il Leicester di turno, nelle competizioni europee sono due anni che i club iberici non lasciano agli altri neppure le briciole. Se poi vogliamo andare più a ritroso non è che negli anni precedenti la musica cambi di molto: dal 2008 al 2016 sono stati assegnati 26 i trofei continentali tra Champions, Europa League, Supercoppa europea e i due Europei del 2008 e del 2012. Di queste 26 coppe, ben 18 sono state messe in bacheca dalla Spagna e dai suoi club, con il Barcellona a fare la parte del leone a quota 6, seguita da Atletico, Siviglia e Real Madrid, oltre agli allori conquistati dalla nazionale delle ‘Furie Rosse’. Poi c’è un ulteriore dato che deve far riflettere: è dal 2007 che una squadra spagnola non perde una finale contro squadre straniere. Un processo che viene da lontano quindi, che parte dalla cura con cui si preparano i ragazzi nelle “cantere”, che viene esaltato con un modulo unico che poi viene riproposto in tutta la filiera. Poi c’è il discorso legato alla mutualità, agli stadi di proprietà, agli accordi con le tv a pagamento: tutti aspetti sicuramente più equilibrati rispetto alla realtà italiana e anche agli altri principali tornei continentali.
Infine c’è il discorso dell’azionariato popolare, puro o parziale che coinvolge due delle società più importanti al mondo, Real e Barcellona, dando loro una spinta economica decisiva, ma costringendo anche i vari presidenti e giunte esecutive a pesare bene i loro passi, essendoci sempre una “minoranza” che vigila e che in futuro potrebbe a sua volta salire al potere attraverso elezioni che poco hanno da invidiare a vere e proprie consultazioni politiche. A pesare c’è poi il discorso di una minor fiscalità spagnola rispetto per esempio al caso italiano, per cui l’acquisto, ma anche l’ingaggio di un grande campione dall’estero risulta naturalmente più favorevole. Vantaggi difficili da capovolgere nel giro di pochi anni, ma la strada del potenziamento dei vivai, che in Spagna prima e ora anche in Germania sta pagando, sembra l’unica possibile per riportare non solo alla ribalta il bel calcio e nuovi talenti, ma anche quell’attaccamento alla maglia che oggi ormai è quasi completamente evaporato nei nostri stadi.

Fonte: Sir
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