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Il ciclista Pozzovivo si racconta. Da Rende al Tour de France 2016

Intervista al ciclista cosentino che racconta la sua carriera e dei suoi successi alle più importanti corse. 

Il ciclista Pozzovivo si racconta. Da Rende al Tour de France 2016

Domenico Pozzovivo è un ciclista professionista di Policoro, ma residente a Rende. Appartenente al team francese AG2R La Mondiale, nell'ultimo Tour de France si è classificato nella 33esima posizione, ma ha dato il suo contributo ha piazzare sul secondo podio il leader della squadra Romain Bardet (a 4 minuti e 5 secondi dal vincitore Chris Froome). In carriera, Pozzovivo ha centrato 47 podi, di cui 15 le vittorie. Ha rilasciato, in esclusiva, un'intervista al nostro giornale.

Pozzovivo, come è nata la passione per il ciclismo?

"Da piccolo ho praticato diversi sport, ginnastica artistica, calcio, corsa campestre. Un episodio, che ha avvicinato al ciclismo è stata l'arrivo di una corsa a tappe juniores internazionale al mio paese nel giro di Basilicata. Mi piaceva questa competizione, a cui partecipano tantissime nazionalità".

Da piccolo abbandonaste il ciclismo per il calcio, perché?

"Il calcio l'ho praticato perché papà era allenatore di una squadra giovanile. In Italia è più facile avvicinarsi a sport come questo".

Nella sua carriera, quale medaglia ricorda con orgoglio?

"Sicuramente la vittoria di tappa al Giro d'Italia. E' la corsa più sentita da noi ciclisti italiani. E' stata una consacrazione, vincere in una tappa mirata".

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Il ciclismo richiede una preparazione differente, ci descrivete questo sport?

"Certo, il ciclismo è totalizzante dal punto di vista della preparazione. Occorre dedicarsi interamente a questo sport, per arrivare preparato ai grandi appuntamenti. Ad esempio, l'unico mese in cui i ciclisti stanno un po' tranquilli è il mese di novembre. Già a dicembre inizia l'allenamento. Dalla corsa prima del mese invernale, si arriva a fare step di preparazione più specifici. Prima di una corsa come il Giro, il Tour de France o la Vuelta di Spagna, un mese o un mese e mezzo prima si fanno degli stage in altitudine per migliorare la perfomance".

Giro, Tour, Vuelta e Coppa del Mondo, sono le competizioni più importanti. Come si vivono competizioni del genere?

"Questi grandi giri durano tre settimane. Praticamente tutti i giorni si sostengono tappe impegnative. Non ci si può permettere alcune distrazione. Nella prima settimana c'è molto nervosismo, spesso ci sono delle cadute. Occorre, dunque, star davanti. Nella seconda e  terza settimana la classifica di delinea di più, a prezzo di grandi sforzi perché ci sono le tappe di montagna che chiudono la selezione, ovvero, i corridori più completi".

Quali sono le sue caratteristiche?

"Sono uno scalatore puro, perché la mia specialità è quella di affrontare le tappe di montagna".

Ha un ciclista italiano o straniero che prende come riferimento?

"Quando ho iniziato, era il periodo in cui c'era Pantani nelle corse a tappe. Per le corse in linea ho ammirato moltissimo, Michele Bartali".

Ci parla del suo ultimo Tour de France?

"A livello di squadra abbiamo fatto la migliore prestazione possibile data la potenza di Froome. Come squadra, ottenere il secondo posto con Bardet è stata una soddisfazione enorme per tutti noi della AG2R La Mondiale. All'età di Bardet non è facile arrivare sul podio, ma il lavoro di tutti i compagni lo ha aiutato".

Un elemento importante del ciclismo è l'altruismo.

"Nelle corse, in genere, ci sono uno o due leader. Nel nostro caso c'era Bardet ed io, che ho fatto volentieri il capo al Giro italiano. Nella fattispecie ho fatto un ruolo che non mi compete, però, dando il massimo contributo per il mio capitano".

Conosce altri ciclisti italiani?

"In gruppo ci sono diversi corridori con cui intrattengo qualche tempo. Parlo di Scarponi, il corridore più estroso. E' un piacere parlare con lui".

Conosce Nibali, Aru?

"Con Nibali ci siamo confrontati dalle categorie giovanili e abbiamo corso insieme nella Nazionale per la Coppa del mondo under 23 a Verona. Dopo ci siamo rispettati da avversari, ci conosciamo e qualche volta usciamo insieme".

Saranno proprio Nibali ed Aru le stelle del ciclismo alle Olimpiadi di Rio. Che risultati possono centrare?

"Ci sono tante possibilità per una medaglia, perché Rio è un percorso duro e selettivo. Tuttavia, il pronostico è difficile. Le squadra saranno composte da 5 o meno corridori, molto diverso dalle corse normali. Nibali può lottare per una medaglia".

I suoi prossimi obiettivi?

"Settimana prossima sono alla Vuelta. Poi stacco per un mese, dopo parteciperò alle corse di Word tour in Canadà e poi il Giro di Lombardia".

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