Giubileo della Misericordia
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L'amore perdona, anche l'infedeltà

Il racconto di Carla che vive l'allontanamento del marito. Ma, nella sofferenza, non smette di pregare per lui e ricordare quella promessa d'amore che li ha uniti per sempre  

Parole chiave: Amore (6), fedeltà (1), famiglia (42), Cosenza (484), perdono (7)
Storie di misericordia

L'Amore è per l’eternità o non è amore. Così, a giusta ragione, cantano i poeti. Nessuno vuole amare ed essere amato a termine. Nessuno porta in cuore un sogno con scadenza. L’amore è per sempre e tante famiglie ne danno testimonianza. Raccontano con le loro vite ordinarie che amare per tutta la vita è possibile. Che non vuol dire rinunciare alla propria libertà; perché, al contrario, l'amore rende liberi. E non significa nemmeno essere esenti dalla fatica di pensare all’unisono, di vivere la sofferenza, di fare esperienza dell’infedeltà. Perché chi ama, ama a prescindere, anche nel dolore. Può capitare, tuttavia, di perdere la memoria. Di dimenticare cosa ha spinto due coniugi a promettersi eterno amore. E allora ci si smarrisce. Ritrovarsi è possibile. Se ci si inginocchia; e se si riscoprono le radici della propria unione. Pregare e ricordare: due chiavi per tenere salda e rinnovare l’unione coniugale. È ciò che impariamo dal racconto di Carla B.: il suo matrimonio sereno, anche se segnato da molte prove - tra cui quella di un figlio tanto desiderato e avuto dopo otto anni – è arrivato, dopo ventiquattro anni, ad un drammatico capolinea: suo marito, Pio B., incontra una donna più giovane, se ne invaghisce e decide di andare a vivere con lei.
Carla, cosa è stato a portare te e tuo marito ad allontanarvi?
Un insieme di piccole cose non dette, trattenute per pudore o per pigrizia o soprattutto perché date per scontato. Era quasi ovvio che stessimo insieme e per sempre, come avevamo promesso; senza renderci più conto che quel “sì” si ripete tutti i giorni, senza sosta, accogliendo l’altro per come è e non per come continui ad immaginare che sia; fino ad accorgerti improvvisamente di una estraneità che sembra immediatamente nemica e non provocazione di un nuovo inizio.
Cosa hai provato appena hai compreso che tuo marito non ti era più fedele?
Dire di vedere il mondo crollarti addosso è poca cosa, quando il senso di appartenenza ti ha segnato in modo definitivo e pensi di aver dato tutto perché il tuo nucleo familiare fosse felice e quieto. Ho provato un grande smarrimento e anche, non lo nascondo, una grande rabbia, per la delusione, per una intimità violata, perché un’altra persona entrava nel nostro mondo e lo destabilizzava con il sostegno di uno di noi, di mio marito. Lo avrei buttato fuori dalla mia vita definitivamente, perché mi sentivo profondamente colpita nell’orgoglio e nella riconoscenza. Mi chiedevo: “Ma come? gli ho dato tutto e così mi ripaga?”
Come la fede in Dio ti ha aiutato a sopportare il dolore?
Lentamente, nella sofferenza, cominci ad interrogarti: ma sei veramente tu che costruisci, sei realmente tu che custodisci? Ho cominciato a dirigere il mio sguardo al cuore di Gesù, a chiedergli di perdonare intanto il nostro male, il male che per il nostro egoismo finiva con il coinvolgere anche nostro figlio, e a confermargli la certezza che avevo che Lui era presente e che il male comunque non poteva vincere.
Quali sentimenti hanno abitato il tuo cuore?
Non nascondo i sentimenti di rabbia, di frustrazione, di rifiuto attraverso cui sono passata, ma anche di una contraddittoria grande tenerezza nei confronti di mio marito che nasceva dalla consapevolezza del nulla nel quale anche lui era sprofondato. E, nel tempo, una grande misericordia, una improvvisa scoperta che il suo bene, il compimento del suo destino mi era più caro del male che mi aveva fatto, cresceva in me. Per questo potevo e dovevo pregare per lui.
Hai mai avuto paura della libertà?
Spesso, in questo periodo di grande dolore, una voce più grande mi ripeteva di non avere paura della libertà, libertà mia di soffrire e sua di capire, lasciandolo andare, perché al fondo di questa libertà, anche se del tutto mondana, non avrebbe potuto non ritrovare Cristo, fonte della sua vera vita e della sua vera gioia.
C’è stato un momento in cui hai pensato dentro di te “Quest’uomo non è più mio marito”?
No. Non l’ho mai pensato. Non ho mai pensato neanche che non fosse più degno del mio amore gratuito. Mi tornavano spesso in mente le parole di Tolkien al figlio Michael “ Quasi tutti i matrimoni, anche quelli felici, sono errori: nel senso che quasi certamente (in un mondo migliore, o anche in questo, pur se imperfetto, ma con un po’ più di attenzione) entrambi i partner avrebbero potuto trovare compagni molto più adatti. Ma la vera anima gemella è quella che hai sposato. Di solito tu scegli ben poco: lo fanno la vita e le circostanze (benché, se c’è un Dio, queste non siano che i Suoi strumenti o la Sua manifestazione).”
In chi hai trovato conforto? La tua famiglia e la tua comunità parrocchiale ti sono state d’aiuto?
Ho molto pregato, ho chiesto a Gesù che mi lasciasse comprendere cosa volesse dire vedere il Suo volto anche in quella circostanza e ciò mi dava misteriosamente pace. La famiglia mia e di mio marito mi hanno sostenuto in modo mirabile. Don Franco Oliva, allora parroco, mi ha confortato e accompagnato con discrezione e tenerezza; e devo ai miei compagni di viaggio, gli amici di Comunione e Liberazione, una profonda condivisione umana e un richiamo continuo all’origine di ciò che permette la libertà del cuore in ogni circostanza, lieta o dolorosa che sia.
Carla, cos’è per te il perdono?
Il perdono è una resa incondizionata al Mistero presente che rifà nuove tutte le cose.
Come siete arrivati alla riconciliazione?
Mi sono ritrovata a pregare per la sua felicità, ad essere appassionata del suo destino, come il giorno in cui gli ho detto “sì” davanti a Dio. Ho scelto di attenderlo. “Tu puoi andare dove vuoi ed io non ti trattengo, ma se vuoi tornare io sono qui, perché un Altro mi consente di comprendere veramente cosa sia una casa: non una costruzione delle nostre mani, ma l’avvenimento di una Grazia, di una scelta da parte Sua, del privilegio di un Suo sguardo”. Mai mi sono sentita così amata. E miracolosamente è accaduto che anche lui abbia avuto il cuore toccato da questo fiume di Grazia e abbia riconosciuto l’errore, trovando la forza di chiedere perdono e di tornare là dove la sua esperienza di uomo era realmente riconosciuta. Abbiamo fatto festa. Il mio rancore è misteriosamente scomparso, lasciando il posto ad una nuova accoglienza e ad una nuova pagina della nostra storia. Dove il vero punto non è moltiplicare parole, ma camminare alla Sua Presenza.

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