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La preghiera corre anche su WhatsApp

WhatsApp è ormai un punto di riferimento per alcuni cattolici. C’è chi posta il santo del giorno, il commento al Vangelo, foto con dediche e citazioni e, tra tutte queste, anche tante richieste di preghiere. Così può anche capitare di ascoltare il racconto, in viva voce, di storie davvero toccanti.

La preghiera corre anche su WhatsApp

In principio fu Benedetto XVI con un tweet il 12 dicembre 2012, ma solo per restare in questo millennio, visto che se dovessimo cercare le origini della divulgazione multimediale del messaggio della Chiesa, dovremmo tornare indietro almeno allo storico 12 febbraio 1931, quando Pio XI pronunciò le prime parole al mondo intero attraverso le frequenze di Radio Vaticana. Un preambolo necessario per cercare di capire come anche la Chiesa segua l’evolversi della società e, assieme ai “pastori”, anche le “pecore” non sono ferme semplicemente a guardare o ascoltare e cercano di restare al passo con i tempi. “Con l’aiuto di Dio che tante misteriose forze della natura mette a disposizione dell’umanità, ho potuto preparare questo strumento…”, queste le parole con le quali Guglielmo Marconi parlava al mondo dopo avere realizzato Radio Vaticana. Molto probabilmente non saranno le stesse pensate da Jan Koum o Brian Acton, sta di fatto però che anche la loro invenzione, WhatsApp, è un punto di riferimento per alcuni cattolici e, inserire tra gli “emoticon” le mani giunte, piuttosto che l’angioletto o la chiesa con o senza cuoricino, hanno aiutato lo scambio di messaggi tra chi usa questa applicazione per pregare. Un nuovo strumento utile per i cattolici,

come lo sono stati radio e televisione, anche se, a proposito di televisione, viene in mente il racconto di un diacono che, quando portava l’Eucaristia a un anziano, si sentiva ripetere sempre da questa persona che aveva già fatto la comunione quel giorno, perché aveva seguito la messa in tv e, al momento della consacrazione, aveva avvicinato un pezzo di pane al televisore. Come si suol dire: non facciamoci prendere la mano. Guardiamo, però, alle possibilità che WhatsApp sta offrendo al mondo cattolico: come, ad esempio, la creazione di gruppi… Uno di questi che sta unendo da nord a sud l’Italia è il “Gruppo di preghiera”. C’è chi posta il santo del giorno, il commento al Vangelo, foto con dediche e citazioni e, tra tutte queste, anche tante richieste di preghiere. Può capitare anche di rimanere stupiti una mattina quando, sentendo suonare il cellulare che segnala un nuovo messaggio del gruppo “Pillole di fede” in cui sei stato inserito da un amico, noti che si tratta di un file audio e lo ascolti. Una voce femminile, rotta da un pianto trattenuto a stento, dice: “Scusate, avevo chiesto una preghiera per un papà di un bambino che domenica dovrebbe prendere la comunione, però gli hanno riscontrato questo brutto male ed è degenerato in maniera esagerata. Avevano anticipato per festeggiare domani la comunione del bambino, creando un altarino nel cortile, però la mia collega ha avuto una chiamata ora ed è corsa urgentemente a casa del bambino perché forse non ce la fa proprio, non riesce ad arrivare neanche a domani. Almeno il desiderio di vedere il figlio che prende la comunione e fare due foto con lui per avere un minimo di ricordo. Grazie”.

Seppur il gruppo sia strettamente diocesano e non comprenda persone che vanno oltre il centro Italia, la signora che chiede questa preghiera ha uno spiccato accento napoletano, questo significa che, data l’importanza della richiesta, come in una sorta di “Catena di sant’Antonio”, il messaggio è stato condiviso da persone comuni in diversi gruppi, fino ad arrivare in luoghi impensabili. Quali sentimenti e quali reazioni? Un segno di croce e una preghiera per il bambino e per suo padre non costano nulla. Anche questa è comunione!

Fonte: Sir
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