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Sangineto, un ponte tra USA e Paola

Intervista esclusiva al Principal designer di Microsoft Silvio Sangineto

Sangineto, un ponte tra USA e Paola

Aiutare a cambiare il mondo, non accontentarsi ma pensare in grande e guidare un rinnovamento del tessuto sociale ‘disegnando’ con eticità: questi sono solo alcuni passaggi della splendida intervista che l’ingegner Silvio Sangineto ha rilasciato alla nostra testata diocesana. Un ragazzo di appena 34 anni che da Paola ha mosso i primi passi per arrivare in America dove oggi ricopre un ruolo importantissimo come Principal User Experience Designer in Microsoft, l’azienda fondata da Bill Gates leader nel settore dell’informatica. Nonostante le 9 ore di fuso orario Silvio ci ha dedicato un po’ del suo tempo raccontandoci del suo lavoro e, soprattutto della sua ‘mission’: aiutare l’Italia e l’intera umanità ad aprire la mente ed avviare una positiva e concreta ‘contaminazione’.

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Ci racconti in che cosa consiste il tuo lavoro di User Experience, Product Design e Service Design e come sei arrivato a ricoprire questo importante ruolo?

La User Experience Design è un mondo affascinante. Immagina di poter unire lo studio dei comportamenti umani, la tecnologia e il mondo del business, ecco io sono al centro di questi mondi. Il mio ruolo è quello di fare in modo che questi emisferi si allineino per disegnare prodotti o servizi che le persone possano amare (effetto wow!) o migliorarne la facilità di utilizzo. Quante volte ti sarà capitato di lamentarti per un applicazione del tuo cellulare che non si capisce? Oppure quando devi usufruire di un servizio ed è tutto così frammentato e complicato? Se vuoi andare ancora oltre in realtà il legame con le persone è molto più profondo. Quanti milioni di persone “amano” o sentono di “amare” i prodotti di aziende come Apple? Ho studiato ingegneria informatica all’ Università della Calabria, ma non sono mai stato il classico ingegnere. Mi piacevano le sfide e pensare al di fuori degli schemi. Ho sempre pensato che era fantastico potersi confrontare con il mondo, scoprire cose nuove, continuare a sognare, perseguire le proprie passioni… e perchè no aiutare e cambiare il mondo. Quindi ho usato parte del mio tempo per capire quali erano le mie abilità e le cose che davvero mi piacevano fare, sono state tante le esperienze internazionali che mi hanno consentito di sperimentare e disegnare la vita che volevo. 

Come pensi che oggi sia opportuno usare il Design per consentire alle persone di ottenere maggiori vantaggi e cosa intendi tu per design?

Il Design non è più come lo immaginavamo anni fa; è molto più una filosofia che ha un impatto sulle organizzazioni e quindi anche sugli individui. Rimasi affascinato quando scoprii che appunto metodologie del design erano il cuore dell’innovazione di aziende che hanno inventato gran parte dei prodotti che utilizziamo oggi. Ho studiato a fondo cosa significava a 360 gradi e mi sono reso conto che alcuni degli strumenti del design utilizzati in queste grosse aziende erano stati utilizzati da me per fare delle scelte nella mia vita. Il design aiuta a pensare “out of the box”, al di fuori degli schemi. Il design aiuta a fare “framing” dei problemi corretti per individuare una serie di soluzioni migliori. Ho sempre pensato alle mie origini e ai tanti problemi che affliggono la nostra regione, ho sempre sognato e pensato che vi era una risoluzione e ho capito che si perde troppo tempo a focalizzarsi sui problemi sbagliati. Sono impegnato, al di fuori del mio lavoro principale, a condividere con il mondo e con le diverse generazioni, l’approccio che mi ha consentito di inseguire i miei sogni, partendo dalla mia ridente cittadina calabrese e approdando qui in Silicon Valley.

Hai affermato che «il design mi ha permesso di continuare a sognare in diverse occasioni. Abbiamo bisogno che l’umanità continui a sognare». 

Tu che il tuo sogno lo hai realizzato cosa vorresti dire ai giovani calabresi, tuoi conterranei?

Non permettete a nessuno di dirvi cosa potete fare o cosa non potete fare. Se volete qualcosa andate a prendervela. Abbiamo bisogno di persone che non si accontentano ma che pensano in grande e che possano guidare un rinnovamento del nostro tessuto sociale. Abbiamo bisogno di visionari che sappiano costruire soluzioni alternative. L’Italia è famosa nel mondo per i vari Leonardo, Michelangelo, Dante Alighieri, Raffaello, Botticelli… ecco, ora siamo in un’altra stagione, la stagione dell’informazione e del digitale, non bastano purtroppo le piccole e medie imprese per la trasformazione… abbiamo bisogno di nuovi Leonardo Da Vinci.

Il design oggi rappresenta una concreta opportunità per l’umanità. In questo periodo storico nel quale il mondo sta combattendo questo nemico invisibile, il Covid 19, quanto si carica di significato il tuo lavoro?

È un’ulteriore sfida. Ci sono molteplici sfide, una è quella di disegnare con eticità. L’umanità ha sempre un po’ combattuto con il progresso, oggigiorno la sfida della privacy per esempio è molto sentita da parte dei “cittadini digitali” e il rischio è che se il messaggio non viene veicolato correttamente si ostacoli quello che ha portato nei decenni ad un innalzamento significativo dell’aspettativa di vita (il progresso tecnologico, la conoscenza). Senza contare l’utilizzo dei robot e dell’intelligenza artificiale, nessuno vorrebbe un mondo fatto solo di freddi “sentimenti” di un robot… ma tutti vorremmo che un robot possa salvare la vita di un nostro affetto caro, no? Ecco, trovare questi equilibri sono solo alcune delle risposte che il design può aiutare a dare.

Pensi di poter costruire un ponte virtuale tra la tua Terra e la California rendendoti, in qualche modo, ambasciatore dell’estro, creatività e intelligenza made in Italy negli Stati Uniti?

Come dico spesso, non ho mai lasciato la mia terra, anzi penso sinceramente di esser stato molto più di aiuto con questo percorso che sto costruendo. Non è più l’emigrazione di una volta (quella per esempio del nostro S. Francesco), abbiamo bisogno di talenti che arrivino da tutte le parti del mondo, abbiamo necessità di “contaminarci” (nel senso buono) per potere aprire la mente e trasformarci. È vero che l’Italia probabilmente è ancora in una fase di inseguimento, e siccome non raggiungiamo mai chi vorremmo essere… siamo lì a puntare il dito e, in qualche modo, a lamentarci… ma la verità è che vorrei aiutare l’Italia a svincolarsi da questo inseguimento e disegnare una propria vision. Fammi correggere il tiro: mi piacerebbe aiutare non solo l’Italia ma l’intera umanità a fare questo. Ecco, questo vuole essere il mio prossimo capitolo di vita.

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