Commento al Vangelo
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Domenica 30 agosto 2020
XXII DOMENICA T.O. – ANNO A

Donare la propria vita ci rende uguali a Cristo

L’amore per Gesù è la Croce, non c’è altro gesto che possa rappresentare il suo desiderio di salvare l’umanità

Donare la propria vita ci rende uguali a Cristo

La ventiduesima domenica del tempo ordinario sviluppa le conseguenze della confessione di Pietro, che riconosce in Gesù il Messia. L’evangelista Matteo compie una vera e propria svolta nella sua narrazione, orientando il suo racconto in maniera decisa alla passione del Signore, che viene in questa pericope evangelica annunciata per la prima volta. Infatti, l’essere Cristo significa donare la propria vita in amore per la comunità. E l’amore per Gesù è la Croce, non c’è altro gesto che possa rappresentare il suo desiderio di salvare l’umanità. Un amore così oblativo, tuttavia, spaventa. I discepoli rimangono interdetti, per primo Pietro che non coglie appieno il significato delle parole pronunciate poco prima, quando aveva riconosciuto in Gesù il Cristo. Pietro è convinto che la missione di Gesù maturerà nel trionfo e negli onori; in realtà, l’unico trofeo sarà la Croce, segno della reale vittoria di Dio sulla morte. Pietro antepone alla logica del Vangelo i propri ragionamenti, e diviene di intralcio al Signore stesso. Per questo Gesù lo respinge come se stesse riferendosi direttamente a Satana. È una pagina carica di contraddizioni. Lo stesso Pietro designato guida degli apostoli, è ora allontanato a causa della propria cecità. La comunità dei credenti non è mai costituita da uomini dalla fede già preconfezionata. Il vero credente è sempre pungolato dal dubbio e dall’umiltà spinto a rimettersi nelle mani di Dio. Gesù ricorda che essere suoi discepoli vuol dire mettersi dietro a lui, ripercorre la sua strada, che è la via della Croce. Ancora una volta risulta fondamenta comprendere chi sia veramente Gesù per autenticare il nostro discepolato. L’uomo moderno mal volentieri cede il proprio passo per mettersi dietro a qualcun altro. Siamo malati di protagonismo, e rimaniamo accecati dall’illusione d’essere misura di tutte le cose. Origene ci invita a cogliere il senso di stare dietro: “Considera, in via del tutto generale, l’espressione dietro: positiva, se il cammino si fa dietro al Signore Dio e ci si mette dietro al Cristo; negativa, se ci si getta dietro le parole di Dio, oppure si trasgredisce il precetto: Dietro alle tue passioni non andare”. Cari amici, è indispensabile domandarsi dietro a cosa noi andiamo: se veramente ci lasciamo plasmare dal Vangelo oppure sono le nostre velleità a dare forma al nostro pseudodiscepolato.

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