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Una lettera alla città che fotografa Roma

Presentato nella basilica di San Giovanni in Laterano. Un'analisi di Roma a trecentosessantagradi.

Una lettera alla città che fotografa Roma

“Le luci e le ombre del momento presente ci sollecitano, come Chiesa, ad impegnarci in una nuova stagione di rinnovamento spirituale, di evangelizzazione, di responsabilità culturale e di impegno sociale, sostenuti dalla forza della fede, per raggiungere le periferie geografiche ed esistenziali della nostra città”. È il presupposto della “Lettera alla città” della diocesi di Roma, firmata dal cardinale vicario, Agostino Vallini, e presentata nella basilica di San Giovanni in Laterano, ai rappresentanti delle istituzioni, del mondo dell’università e della scuola, della società civile e dell’associazionismo, con una larga partecipazione del laicato cattolico romano. “Non abbiamo alcuna smania di protagonismo o di visibilità politica”, precisa il cardinale, spiegando che “il Giubileo della Misericordia, ormai imminente, è un dono che la Chiesa di Roma intende condividere con le donne e gli uomini che vivono in città”. “Più che accusare o condannare le istituzioni civili o la società nel suo insieme – l’intento della lettera – desideriamo condividere gli affanni della nostra città, fare la nostra parte, essere compagni di strada di tutti gli uomini di buona volontà, e dire a tutti, concittadini e istituzioni di Roma, di non perdersi d’animo dinanzi alle sfide che abbiamo davanti”. “La nostra città vive un momento di transizione e di crisi. La corruzione, l’impoverimento urbanistico e ambientale, la crisi economica hanno investito pesantemente lo spazio fisico, l’identità collettiva e la coesione sociale”. È la fotografia di Roma scatta dal cardinale Vallini, secondo il quale nella Capitale “aumentano le povertà, non solo materiali, che alimentano nuovi e profondi squilibri. La sfiducia nelle istituzioni civili e la perdita del senso di appartenenza sociale producono stili di vita sempre più individualistici”. Di qui le “forti tensioni sociali, in particolare di fronte alla sfida dell’immigrazione”, non aiutata dall’assetto urbanistico “ulteriormente polverizzato”. “Il centro storico si sta progressivamente svuotando di abitanti” e Roma “sta diventando la sua periferia: il 23% della popolazione vive oggi al di fuori del Grande Raccordo Anulare e in queste aree l’incremento degli abitanti negli ultimi 10 anni è stato del 26%”. Sono 28 i centri commerciali nel territorio cittadino, le famiglie soprattutto giovani vanno a vivere fuori Roma: “La periferia ha assunto così una dimensione metropolitana”. “La crisi ha alimentato le disuguaglianze, accentuato le differenze tra i quartieri centrali e le periferie, allargato la fascia dei poveri e degli invisibili”. “Nuove sofferenze sono emerse dalla disoccupazione, soprattutto giovanile, mentre sono aumentati i costi strutturali tipici delle grandi città come i trasporti, la mobilità in genere e i servizi, e per alcune voci di base, come il costo degli affitti, il livello appare del tutto insostenibile”. Il ceto medio “ne è uscito indebolito, si sono alzati steccati tra ambienti sociali diversi”: di qui la necessità di ristabilire “un nuovo patto generazionale tra adulti e giovani, che spesso soffrono retribuzioni ingiuste”. “Il malessere si respira nell’aria”, denuncia il cardinale: “La stessa gestione ordinaria del territorio, come la manutenzione delle strade, la cura dell’illuminazione, le procedure di raccolta e smaltimento dei rifiuti, hanno assunto, in diversi quartieri, aspetti di un degrado urbano complessivo”. A tutto ciò si sono aggiunti acuti problemi di sicurezza e l’incremento di atti di violenza”. Alla radice, “c’è una profonda crisi antropologica ed etica”: “Troppe persone si incrociano per strada e si guardano con diffidenza, quasi siano alieni provenienti da pianeti diversi”. La povertà delle famiglie, il lavoro, “la pericolosa e invasiva diffusione del gioco d’azzardo, che coinvolge in maniera crescente le giovani generazioni e non risparmia neppure gli adulti e gli anziani”. Sono alcuni degli “squilibri profondo, economici, sociali, culturali” da “affrontare con determinazione” a Roma. A proposito del gioco d’azzardo, nota come “spesso le famiglie in cui c’è un giocatore ne sono devastate”, auspicando “interventi rapidi e decisi a livello culturale e normativo” per contrastare il fenomeno”. “Quotidianamente la Caritas diocesana, parrocchie e organizzazioni caritative sono investite direttamente dai problemi che richiedono risposte a favore di chi non ha una casa o ha perso il lavoro, dei padri e madri separati, degli anziani, dei senza dimora”, ma “è urgente intervenire con politiche che attivino processi concreti atti a realizzare gradualmente soluzioni di equità sociale e di solidarietà”. Nei quartieri, la proposta, vanno promossi “luoghi dove cittadini volontari, sensibili al bene comune, mettano a servizio di quanti vivono in condizioni precarie e di disagio la loro esperienza umana e professionale per indirizzarli ed accompagnarli nella soluzione dei loro problemi quotidiani”. “Internet non può bastare per diventare uomini e donne”.  Di qui l’importanza dell’uso “competente e consapevole dei mezzi di comunicazione ormai insofferenti ad ogni tentativo di vera regolamentazione”. In questa prospettiva, “è decisivo tornare ad appassionare i ragazzi e i giovani anche alla bellezza dei tesori di arte inestimabili che Roma custodisce come in uno scrigno unico al mondo”. Nella scuola, servano “figure solide, affidabili e competenti”, che sappiano anche educare “al rispetto delle differenze, all’affettività e ad un esercizio responsabile della sessualità”. Al centro del processo educativo delle nuove generazioni romane, per il card. Vallini, va posta “la crescita integrale della persona”: ciò significa “non fare sconti sull’impegno necessario per costruire una cultura di spessore, tutelare e includere gli alunni fragili e in difficoltà, promuovere il senso etico e civico, educare alla legalità, al rispetto reciproco e all’accoglienza di ciascuno”.

“Corsi di lingua italiana, di educazione civica e democratica, di storia e di diritto, di usi e tradizioni, di educazione alla salute e al benessere, anche mediante momenti di socialità relazionale e di conoscenza reciproca”. È una delle proposte del cardinale Vallini contenute nella “Lettera alla città”, a favore dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati – “non solo i rifugiati, ma tutti gli stranieri stabilitisi a Roma” – che “possono incontrarsi anche nelle parrocchie per dialogare, ascoltarsi, progettare insieme e superare il sospetto e il pregiudizio”, anche organizzando “eventi comuni contro la violenza e contro le stragi commesse in nome di Dio”. Per rispondere all’appello lanciato da Papa Francesco ad ospitare in ogni parrocchia una famiglia di profughi, la Caritas diocesana, in stretta collaborazione con la Prefettura e le altre istituzioni civili, ha elaborato “un piano di azione perché tutto si svolga ordinatamente”. Altro impegno della Chiesa di Roma, “combattere ogni forma di sfruttamento: dallo sfruttamento economico-abitativo degli studenti fuori sede e degli stranieri, a quello della prostituzione, della manodopera italiana e straniera spesso non adeguatamente tutelata”. “La Chiesa a Roma intende essere presente nell’agorà dei media, offrendo la sua voce ed il suo punto di vita”. Nell’ambito dei media si invocano “scelte coraggiose di libertà”, in un ambiente “spesso pesantemente condizionato da interessi economici e di parte”. “Negli ultimi trent’anni il nuovo mercato dei mezzi di comunicazione di massa, soprattutto attraverso le televisioni, ha proposto immaginari sociali e modelli di vita spesso irreali”, la denuncia del cardinale: “Il mondo che presentano è troppo spesso un brutto posto dove non verrebbe voglia di vivere”. Senza contare la “strumentalizzazione degradante dell’immagine della donna”, lo “scempio della conflittualità familiare e di coppia”, il “turpiloquio continuo”, la “volgarità invadente”, l’ ”ondata trasbordante e morbosa di cronaca nera, a cui non corrisponde il Paese reale”. In sintesi, per Vallini, nei media “si è data voce ad una visione banale dell’esistenza”, mentre “l’attenzione ai grandi temi della vita – nascere, morire, sapere, saper essere, saper vivere insieme, credere, condividere – è rimasta confinata ad esperienze di nicchia”. “La complessità dei problemi che una metropoli come Roma deve affrontare richiede una classe dirigente competente e dedita al bene comune”. È l’appello con cui si conclude la “Lettera alla città” del cardinale Agostino Vallini, in cui si fa notare che “una delle cause dell’attuale situazione di crisi” va individuata “anche nella debolezza di parte della classe dirigente”. “Troppo spesso – la denuncia – persone di valore non hanno la forza di esprimere la loro vocazione al servizio del bene comune e di incidere beneficamente sulla società, mentre altri per brama di potere e desiderio smodato di arricchimento occupano posti nella direzione e gestione delle istituzioni senza le doti, ma motivazione e la competenza necessarie per promuovere programmi e politiche di equità sociale a favore di tutti i cittadini”. Ne derivano “vistosi squilibri tra chi è garantito in posizioni di sicurezza e tranquillità e quanti sono condannati ad una vita difficile, pesante, se non addirittura ad essere esclusi”.

Fonte: Sir
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