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Francesco ai parroci romani: "dare testimonianza credibile"

Tradizionale incontro quaresimale del pontefice con i parroci romani. Per il Papa, il nostro "non è il Dio dell’ultimo momento, un Dio senza storia di famiglia, un Dio che per rispondere ad ogni nuovo paradigma dovrebbe scartare come vecchi e ridicoli i precedenti". Un no al pessimismo sterile.

foto Acistampa

“Se la fede non cresce, rimane immatura”. Il Papa ha cominciato il tradizionale incontro di inizio Quaresima con il clero romano, nella basilica di San Giovanni in Laterano, parlando a braccio. “E ci sono vite sacerdotali a metà strada – ha proseguito Francesco – perché la fede non è cresciuta, non è andata matura”. “Se non abbiamo una fede matura, capace di generare la fede negli altri, per la paternità – ha ammonito Francesco – potremo fare del male, e tanto male”. “Ma se la fede cresce, si fa tanto bene”, ha detto il Papa concludendo la parte pronunciata a braccio. Poi la lettura della sua meditazione: “Non leggerò tutto”, ha annunciato ai presenti, ai quali poi consegnerà il testo.

“Il nostro Dio è sempre più grande di tutto ciò che possiamo pensare e immaginare di lui, di ciò che gli appartiene e del suo modo di agire nella storia”.Tre i punti fermi – “la memoria, la speranza e il discernimento del momento” – che Francesco ha sintetizzato così: “Dispongo di una promessa; sono in cammino: nel momento specifico, ad ogni incrocio di strade devo discernere un bene concreto, il passo avanti nell’amore che posso fare, e anche il mondo in cui il Signore vuole che lo faccia”. “Il discernimento – ha puntualizzato il Papa – non guarda i modelli di perfezione dei paradigmi culturali. Il discernimento è ‘del momento’ perché è attento, come la Madonna a Cana, al bene del prossimo che può fare in modo che il Signore anticipi ‘la sua ora’, o che ‘salti’ un sabato per rimettere in piedi colui che stava paralizzato. Il discernimento del momento opportuno è fondamentalmente ricco di memoria e di speranza: ricordando con amore, punta lo sguardo con lucidità a ciò che meglio guida alla Promessa”.

Crescere nella fede significa fare un percorso di “maturazione”, “sia nella fede sia nell’amore, nella solidarietà come nella comprensione della Parola”. Il Papa a più riprese ha citato l’Evangelii gaudium, definita “documento programmatico”. Quella del credente, ha spiegato il Papa, è l’esperienza di una “incompiuta pienezza”: l’immagine scelta da Francesco è quella di “un giocatore di basket o pallacanestro, che inchioda il piede come ‘perno’ a terra e compie movimenti per proteggere la palla, o per trovare uno spazio per passarla, o per prendere la rincorsa e andare a canestro. Per noi quel piede inchiodato al suolo, intorno al quale facciamo perno, è la Croce di Cristo”.

Per il Papa, “non si può credere senza fare memoria”. Il nostro "non è il Dio dell’ultimo momento, un Dio senza storia di famiglia, un Dio che per rispondere ad ogni nuovo paradigma dovrebbe scartare come vecchi e ridicoli i precedenti. La storia di famiglia non ‘passa mai di moda’. Appariranno vecchi i vestiti e i capelli dei nonni, le foto avranno color seppia, ma l’affetto e l’audacia dei nostri padri, che si spesero perché noi potessimo essere qui e avere quello che abbiamo, sono un fiamma accesa in ogni cuore nobile”. “Proseguire nella fede – ha spiegato Francesco – non è soltanto un proposito volontaristico di credere di più d’ora innanzi; è anche esercizio di ritornare con la memoria alle grazie fondamentali”. “Si può ‘progredire all’indietro’ – la proposta del Papa – andando a cercare nuovamente tesori ed esperienze che erano dimenticati e che molte volte contengono le chiavi per comprendere il presente”. “Questa è la cosa veramente ‘rivoluzionaria’: andare alle radici”, ha assicurato Francesco. Poi un’altra aggiunta a braccio: “Mi ricordo una volta, stavo facendo gli esercizi spirituali e mi ero bloccato. Poi mi è venuto alla memoria uno scritto che mia nonna aveva sul comodino: ‘Stai attento che Dio ti sta guardando. Pensa che morirai e non sai quando’. Da quel momento la preghiera è andata avanti”. “Il cristiano progredisce sempre nella memoria”, ha commentato Francesco ancora a braccio: “Quanto più è lucida la memoria del passato, tanto più chiaro si apre il futuro, perché si può vedere la strada realmente nuova e distinguerla dalle strade già percorse che non hanno portato da nessuna parte. La fede cresce ricordando, collegando le cose con la storia reale vissuta dai nostri padri e tutto il popolo di Dio, da tutta la Chiesa”.

È proprio del discernimento fare prima un passo indietro, come chi retrocede un po’ per vedere meglio il panorama”. Il Papa ha messo in guardia dalla “insidiosa tentazione che chiamo pessimismo sterile”. “Questa è una tentazione che noi sacerdoti abbiamo spesso”, ha commentato Francesco a braccio, mettendo in oltre in guardia dalla “tentazione di separare prima del tempo il grano dalla zizzania, prodotto di una sfiducia ansiosa ed egocentrica”. Bisogna essere “persone-anfore per dare da bere agli altri”, la consegna di Francesco.

Fonte: Sir
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