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Dove sono schierati i militari italiani a difesa della pace?

Escluso, per ora, un intervento dei Tornado per bombardare i miliziani islamici dell’Isis in Iraq, resta il fronte mediorientale quello più caldo. Delle 4.250 unità impegnate nelle 26 operazioni all’estero, nel solo Libano ve ne sono 1.000. A questi si aggiungono i 530 uomini dell’Operazione Prima Parthica, condotta dalla Coalizione a guida Usa per contrastare la minaccia dello Stato islamico. In Afghanistan 700 presenze.

Dove sono schierati i militari italiani a difesa della pace?

“La decisione non è presa. Per ora la questione non è all’ordine del giorno”. Così parlò il premier Matteo Renzi che, ospite di una trasmissione tv, ha archiviato il dibattito nato attorno all’ipotesi che i Tornado italiani bombardino i miliziani islamici dell’Isis in Iraq. “In linea di principio è un dato di fatto che si possa intervenire con le armi in certe situazioni, ma la situazione irachena non ha queste caratteristiche almeno per il momento”, ha spiegato Renzi per il quale le priorità del Governo sono altre. Solo qualche giorno fa era stato il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, a illustrare alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, lo stato delle missioni in corso e degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione. Riguardo all’Iraq, ha ricordato Pinotti, l’Italia è uno dei 18 Stati che concorrono all’addestramento delle forze irachene e curde, con uno dei contingenti di addestratori più consistenti: “nei mesi trascorsi sono stati condotti molti corsi d’istruzione e specializzazione, a favore tanto dei Peshmerga curdi quanto delle Forze irachene” ha detto il ministro che ha sottolineato come il contributo dell’Italia alla sicurezza internazionale sia caratterizzato dal “senso di responsabilità e dal dovere di mantenere gli impegni assunti pur nel rispetto di un’attenta gestione delle nostre risorse finanziarie e militari”. Da Pinotti è arrivata anche la disponibilità italiana a incrementare le capacità dei Contingenti delle Nazioni Unite impegnati nelle missioni di pacificazione mettendo a disposizione “unità di fanteria da schierare sul terreno, capacità abilitanti terrestri, navali ed aeree, quali unità del genio militare, elicotteri e capacità mediche”. I numeri. Attualmente, secondo dati forniti dal ministero della Difesa, è di “circa 4.250 unità il personale impiegato in 26 operazioni fuori Italia, mentre sul territorio nazionale è di circa 7.250 unità, di queste 6.550 impegnate nell’operazione ‘Strade Sicure’, e le restanti 700 in quella definita ‘Mare Sicuro’”. Le 26 operazioni sono così ripartite: sei missioni in ambito Nato (Bosnia Erzegovina, Afghanistan, Kosovo, Skopje, Mediterraneo-Active Endeavour, Somalia Oceano Indiano–Atalanta), due sotto egida Onu (Libano, Mali), dieci con mandato dell’Ue (Bosnia, Kosovo, Somalia, Gibuti, Mali, Nairobi, Mediterraneo-Eunavfor, Mediterraneo-Triton, Palestina-Egitto, Afghanistan) otto multinazionali (Egitto, Iraq-Kurdistan, Israele-Hebron, Libia, Malta, Antartide, Emirati arabi uniti, Libano-Mibil). Missioni e operazioni. Particolarmente caldo il fronte mediorientale dove i nostri militari sono di stanza soprattutto in Libano. Nel Paese dei Cedri l’Italia impiega, dal 2006, una media di mille soldati e ha la guida della missione dal gennaio 2012 esprimendo 3 dei 4 comandanti delle forze in campo dal 2007. Nella città di Hebron (Cisgiordania), teatro di diversi scontri in questi ultimi giorni, è attiva la Missione di osservatori internazionali Tiph (Temporary International Presence in the city of Hebron), voluta dal Governo d’Israele e dall’Autorità Nazionale Palestinese, firmatari dell’Accordo Interinale sulla West Bank e sulla Striscia di Gaza del 28 settembre 1995. Alla missione partecipano anche Danimarca, Norvegia, Svezia, Svizzera e Turchia. I militari italiani incaricati sono 13. Nell’ambito del “Contributo nazionale lotta contro Islamic State of Iraq and the Levant (Isil)”, l’Italia partecipa con 530 uomini (Operazione Prima Parthica) alla Coalizione a guida Usa per contrastare la minaccia Isil e a sostegno delle forze di sicurezza dei partner regionali. Le forze dei vari Paesi che hanno espresso l’intendimento di aderire alla Coalizione stanno operando ai sensi dell’Art. 51 della Carta dell’Onu, nonché delle Risoluzioni n. 2170 (2014) del 15 agosto 2014 e n. 2178 (2014) del 27 settembre 2014, sulla base della richiesta di soccorso presentata il 20 settembre 2014 dal rappresentante permanente dell’Iraq presso l’Onu al Presidente del Consiglio di Sicurezza. Al valico confinario di Rafah, nella Striscia di Gaza e l’Egitto, l’Ue ha avviato una missione di assistenza delle Autorità palestinesi nella gestione dello stesso valico. In Egitto opera anche la Multinational Force and Observers (Mfo) è un’organizzazione internazionale indipendente per il mantenimento della pace tra la Repubblica Araba d’Egitto e lo Stato d’Israele, sancita dal Trattato di Pace nel 1979. La Mfo è insediata nella fascia orientale della Penisola del Sinai, e vede impegnati 78 nostri militari. Italiani presenti anche in Libia nell’ambito del contributo internazionale al ripristino della stabilità nel Paese, promosso dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. L’Italia è attiva nel settore dell’assistenza, supporto e formazione delle Forze Armate e di Sicurezza libiche. Nell’aprile 2011, durante l’Operazione “Unified Protector” (Oup) venne autorizzato l’invio in Libia di un Team di istruttori, con il quale si dava inizio alla Missione “Cyrene”, finalizzata allo sviluppo delle capacità di pianificazione, organizzazione e condotta di operazioni militari e, successivamente al conflitto, al supporto al Consiglio Nazionale di Transizione libico e al coordinamento delle attività nazionali dirette all’assistenza ed alla ricostruzione del Paese. In Afghanistan dal 1 gennaio 2015 è stata avviata la missione a guida Nato “Resolute Support” (Rs), incentrata sull’addestramento, consulenza ed assistenza in favore delle forze armate e delle istituzioni afghane. Attualmente in Afghanistan ci sono circa 700 militari italiani che potrebbero ridursi a soli 70 entro la fine dell’anno.

Fonte: Sir
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