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Le lettere minute nella scrittura di Benedetto XVI denotano il carattere di un uomo colto custode dell’integrità morale

La grafia dei papi del novecento

La psicologa Fogarolo analizza la scrittura dei Successori di Pietro a partire da Leone XIII fino a Giovanni Paolo II

La grafia dei papi del novecento

“Scrivere (nel)la storia. Uno sguardo ai papi del XX secolo attraverso le loro grafie” (Graphe.it Edizioni) è il titolo del volume della grafologa Lidia Fogarolo, nel quale vengono ricostruiti l’animo e la personalità di nove pontefici (da Leone XIII a Giovanni Paolo II) analizzando il loro modo di scrivere. Il lavoro della ricercatrice si è basato sullo studio di una serie di documenti redatti prima, durante e dopo la salita al soglio pontificio dei Successori di Pietro. Il metodo grafologico a cui ha fatto riferimento risale alla scuola di Girolamo Moretti, padre francescano considerato il fondatore della grafologia italiana, il quale nelle sue ricerche si è focalizzato sull’intuizione della personalità attraverso la scrittura e altre forme non verbali come il passo, la voce e i gesti. Fogarolo ha cercato di sondare le peculiarità dell’indole dei papi del novecento, senza dimenticare “il contesto storico in cui sono vissuti e le sfide che la Chiesa ha dovuto affrontare” – come lei stessa ha ribadito. Durante il loro magistero i vescovi di Roma hanno scritto lunghe pagine di Storia della Chiesa, facendo spesse volte scelte difficili che hanno inciso sulla loro vita. Ciò che li accomuna è la grazia di stato, vale a dire una spiccata capacità di adattamento al compito a loro affidato, che eccede i loro atteggiamenti personali. Dopo un’introduzione dedicata a Pio IX, uomo generoso attento alle radici cristiane e ai nuovi fermenti spirituali dell’ottocento, la psicologa passa ad esaminare la figura di Leone XIII, noto per la determinazione e la sofferenza con cui ha affrontato questioni spinose come la Dottrina sociale della Chiesa e il passaggio alla modernità da parte del Vaticano. L’analisi degli scritti di Papa Pecci attestano la superiorità di un uomo sagace dotato di memoria eccezionale, che ha nutrito per anni la sua mente con riflessioni sulle vicende ecclesiastiche e secolari. Dopo Pio X e Benedetto XV è la volta di Pio XI che, con fermezza e coraggio, appoggia la stipula dei Patti Lateranensi per risolvere la Questione romana, e pubblica coraggiose encicliche come la “Non abbiamo bisogno”, con cui attacca il fascismo, la “Mit Brennender sorge”, con la quale condanna il nazismo, e la “Divini Redemptoris” che è un manifesto contro il comunismo ateo. Alla sua morte fu chiamata a dirigere la Chiesa, in un periodo storico sconvolto dalla seconda guerra mondiale, la figura ieratica, distaccata, schiva e introversa di Papa Pacelli. La sua scrittura minuta e il gesto leggero, quasi a sfiorare il foglio per timore di sporcarlo, sono indici di una natura ipersensibile e riservata che va alla ricerca della purezza e della delicatezza. Lo stile delle sue missive denota genuina santità, grande acume, amore per gli uomini, laboriosità, ordine, estetismo e propensione ad una sottile diplomazia. La sua firma è una prova della forza e della determinazione con cui ha affrontato situazioni complesse, come l’ospitalità data agli ebrei perseguitati dai nazisti. Un temperamento decisamente diverso è quello di Giovanni XXIII, il Papa Buono conosciuto per la sua dolcezza. Da alcune sue lettere scritte in gioventù è comprensibile il suo voler essere amabile e la sua volontà di evitare ogni forma di esibizionismo. All’età di 17 anni la sua calligrafia diventa più piccola per via di un cambiamento comportamentale, in direzione di un maggiore sentimentalismo e di un’interiorizzazione delle idee più profonde. Durante il suo pontificato Roncalli mostra una sorta di stanchezza nel modo di scrivere, forse conseguente al deperimento psicofisico, ma mantiene pur sempre quella capacità di saper dosare le parole e la sua bontà. Paolo VI, invece, esercita un solido controllo su di sé assumendo una postura, una voce e una scrittura ordinate, composte e accurate. La sua grafia rispecchia un carattere che non dà spazio all’improvvisazione e si affida alla riflessione critica dei fatti. In alcuni documenti è visibile un tratto lieve rigidamente piegato a destra, che simboleggia lo stretto legame che Sua Santità ha con la madre e con la Chiesa, oltre ad essere segno di chiarezza e di organizzazione logica dei contenuti sul foglio. In Albino Luciani, invece, alberga una non comune attitudine alla rapida lettura dei problemi, insieme a una capacità di rompere gli schemi e di combattere per i suoi ideali. E come non ricordare la monumentale figura di Giovanni Paolo II, un uomo aperto capace di stabilire relazioni amichevoli con chiunque, spontaneo e fiducioso nel trascendentale. Prima di diventare papa presenta una scrittura forte e vitale, irrorata da una certa duttilità e da un ordine mentale, così perfettamente allineata sul rigo e omogenea nelle inclinazioni da suggerire una certa stabilità nelle sue posizioni. Col tempo la scrittura si fa più filiforme, espressione di un’aumentata finezza di spirito, diventando più piccola negli anni della malattia, ma preservando comunque una precisa disposizione grafica che è spia di lucidità mentale. La studiosa non ha incluso nel suo contributo alcuna riflessione su Benedetto XVI e Francesco, ma vogliamo farlo noi per completare il discorso. La grafia minuta, sottile e meticolosa di Ratzinger mette in luce un pensiero profondo e una spiccata intelligenza, che sono le caratteristiche di un uomo che non si abbandona ad alcun tipo di superficialità, che mal sopporta inciuci e intrighi e che possiede una certa tenacia e una scarsa inclinazione alle amicizie. La grafia fluida e scorrevole su linea orizzontale, marcata da lettere piccole con spazi armonici e regolari, tipica di Papa Francesco rivela lo spirito di un rivoluzionario sapiente, che accoglie il nuovo e si apre ad esso, senza tralasciare il passato. La presenza delle stesse linee nella scrittura e nella firma semplice e informale attestano un’indubbia coerenza tra l’Io individuale (scrittura) e l’Io sociale (firma), ma anche tra le idee e le azioni concrete. Alcuni segni accennano ad aspetti di un carattere in parte introverso e timido, ma pronto a dialogare con l’esterno con spontaneità ed immediatezza. Il libro di Lidia Fogarolo invita a guardare nella propria interiorità, accogliendo la lezione di vita e l’eredità offerta da questi pontefici alla Storia della Chiesa.

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