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Francesco: "la nostra vocazione è vivere nella gioia"

Vespri nella Cattedrale di San Patrizio per il Santo Padre che ha parlato al cuore dei religiosi presenti. Dolore per gli scandali nella Chiesa americana.

Francesco: "la nostra vocazione è vivere nella gioia"

“Due sentimenti sento oggi nei confronti dei miei fratelli islamici. Il primo, il mio saluto perché si celebra oggi il giorno del sacrificio. Avrei voluto che il mio saluto fosse più caloroso. E il secondo sentimento è la vicinanza davanti alla tragedia che il loro popolo ha sofferto oggi a La Mecca. In questo momento di preghiera mi unico, ci uniamo nell’invocazione a Dio, nostro Padre onnipotente e misericordioso”. Lo ha detto ieri sera Papa Francesco durante i Vespri recitati nella cattedrale di St. Patrick a New York, primo momento pubblico nella città della “Grande mela”. “La nostra vocazione è da vivere nella gioia”, ha aggiunto: “Questa bella cattedrale di san Patrizio, costruita in molti anni con il sacrificio di tanti uomini e donne, può essere un simbolo dell’opera di generazioni di sacerdoti, di religiosi e di laici americani che hanno contribuito all’edificazione della Chiesa negli Stati Uniti”, ha esordito Francesco: “Solo nel campo dell’educazione, quanti sacerdoti e consacrati in questo Paese hanno avuto un ruolo centrale nell’aiutare i genitori a dare ai propri figli il cibo che li nutre per la vita! Molti lo fecero a costo di sacrifici straordinari e con carità eroica”. Tra questi, Francesco ha citato santa Elisabetta Anna Seton, che fondò la prima scuola cattolica gratuita per ragazze in America, e san Giovanni Neumann, fondatore del primo sistema di educazione cattolica negli Stati Uniti. “So che voi, come corpo sacerdotale, di fronte al popolo di Dio, avete sofferto molto nel non lontano passato sopportando la vergogna a causa di tanti fratelli che hanno ferito e scandalizzato la Chiesa nei suoi figli più indifesi”. Incontrando il clero e i religiosi a New York, il Papa si è riferito indirettamente alla piaga della pedofilia, e ha assicurato: “Vi accompagno in questo tempo di dolore e difficoltà; come pure ringrazio Dio per il servizio che realizzate accompagnando il popolo di Dio”. “Spirito di gratitudine” e “spirito di laboriosità”: questi i due requisiti essenziali per sacerdoti e consacrati. “Un cuore grato - ha spiegato il Papa al clero statunitense, incontrato a New York - è spontaneamente sospinto a servire il Signore e a intraprendere uno stile di vita operoso. Nel momento in cui ci rendiamo conto di quanto Dio ci ha dato, il cammino della rinuncia a se stessi per lavorare per Lui e per gli altri diventa una via privilegiata per rispondere al suo grande amore”. “Se siamo onesti - ha puntualizzato però il Papa - sappiamo quanto facilmente questo spirito di generoso lavoro e sacrificio personale può essere soffocato”. Secondo Francesco, ci sono “due modi perché ciò possa accadere e ambedue sono esempio della spiritualità mondana, che ci indebolisce nel nostro cammino di servizio e degrada lo stupore del primo incontro con Gesù Cristo”. In primo luogo, per il Papa, “possiamo essere intrappolati nel misurare il valore dei nostri sforzi apostolici dal criterio dell’efficienza, della funzionalità e del successo esterno che governa il mondo degli affari”. “Non che queste cose non siano importanti! Ci è stata affidata una grande responsabilità e giustamente il Popolo di Dio si aspetta delle verifiche”, ha precisato Francesco: “Ma il vero valore del nostro apostolato viene misurato dal valore che esso ha agli occhi di Dio”. “La croce ci mostra un modo diverso nel misurare il successo”, ha ammonito il Papa: “a noi spetta seminare, e Dio vede i frutti delle nostre fatiche”. “Un ulteriore pericolo sorge quando diventiamo gelosi del nostro tempo libero, quando pensiamo che circondarci di confort mondani ci aiuterà a servire meglio”, ha denunciato Francesco, secondo il quale “il problema di questo modo di ragionare è che può offuscare la potenza della quotidiana chiamata di Dio alla conversione, all’incontro con Lui. Pian piano ma sicuramente diminuisce il nostro spirito di sacrificio, di rinuncia e di laboriosità. E pure allontana la gente che sta soffrendo per la povertà materiale ed è costretta a fare sacrifici più grandi dei nostri”. “La vicinanza ai poveri, ai rifugiati, ai migranti, agli malati, agli sfruttati, agli anziani che soffrono la solitudine, ai carcerati e a tanti altri poveri di Dio ci insegnerà un altro tipo di riposo, più cristiano e generoso”, ha assicurato il Papa. “Vorrei, in modo speciale, esprimere la mia ammirazione e la mia gratitudine alle Religiose degli Stati Uniti. Che cosa sarebbe questa Chiesa senza di voi?”. È il “grazie” tributato dal Papa alle religiose, definite al termine dei Vespri recitati con il clero a New York, “donne forti, lottatrici; con quello spirito di coraggio che vi pone in prima linea nell’annuncio del Vangelo. A voi, Religiose, sorelle e madri di questo popolo, voglio dire grazie, un grazie grandissimo… e dirvi anche che vi voglio molto bene”. “So che molti di voi stanno affrontando le sfide dell’adattamento in un panorama pastorale in evoluzione”, ha proseguito Francesco: “Come san Pietro, vi chiedo che, davanti a qualsiasi prova che dovete affrontare, non perdiate la pace, e di rispondere come fece Cristo: ringraziò il Padre, prese la sua croce e guardò avanti”. 

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