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Calabria terra “bella ed amara”

Ciascuno, senza deleghe, si dovrà coraggiosamente avventurare, fino in fondo, senza aspettare che faccia l’altro o accusarlo di aver fatto poco. Si comincia proprio dal voto, dalle scelte quotidiane, dal superamento di quella cultura antievangelica che avvelena ogni giorno questa meravigliosa terra dipinta con i colori della bellezza ed abitata da uomini e donne capaci di far battere il cuore con passione e grande accoglienza.

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Calabria terra “bella ed amara”

I recenti fatti di cronaca che hanno interessato Vibo Valentia e San Luca, che raccontano pagine di violenza criminale e nulla di fatto per le prossime elezione nel noto comune della diocesi di Locri, fanno riflettere ancora su come l’atteggiamento tante volte rassegnato dei calabresi, che porta a disinteresse e deleghe in bianco, trova nella violenta azione criminale, subdola o manifesta, la sua terribile genesi.
La Calabria è una terra “bella ed amara”, così hanno scritto i Vescovi nell’ultimo documento contro la ‘ndrangheta, piovra esiziale del Sud; i suoi multiformi tentacoli si estendono in maniera sotterranea, si mimetizzano e si adattano alle diverse situazioni, fino a spingere tante volte i calabresi a gettare la spugna, a ritirarsi dalla trincea dell’impegno sociale, politico e imprenditoriale.

E’ dei giorni scorsi la notizia di un ennesimo pacco bomba a Cosenza, della chiusura di una attività perché “strozzata” silenziosamente, l’impegno decapitato di questa o di quella cooperativa con l’azione di manovalanza a basso costo che distrugge piantagioni o piccole attività agricole. E’ ormai cronaca giornaliera che l’imprenditore lasciato si vede cancellare l’investimento di mesi di lavoro dalle fiamme incendiarie che distruggono un capannone o i mezzi di lavoro.

Si la Calabria è bella, ma qui la vita tante volte ha il sapore amaro perché essa si scontra non solo con una criminalità organizzata e troppo diffusa, ma anche una mentalità disfattista o chiusa, divenuta tale per paura o perché rassegnata.

Ci si rassegna e si aspetta, si aspetta uno Stato che arriva in ritardo quando arriva, si aspetta un nuovo volto della politica che invece ancora non appare affatto.

E’ facile pensare e dire che tocca ai calabresi giocarsi per il riscatto di questa terra ed è vero, ma è altrettanto vero che le armi tante volte sono spuntate. Il grido e l’impegno di tanti vengono vanificati da una forza sovrumana che spazza via l’argine del sogno di restare, calpesta le lacrime e i sacrifici. Non è cosa nuova sentir dire, a torto a ragione, dell’abbandono dello Stato, dell’assenza delle istituzioni scolastiche, governative ed ecclesiali e religiose da questo o dal quel territorio.

Ma come fare? Ricette non ce ne sono nel cassetto. Bisogna lottare, terribilmente lottare, in quel quotidiano che tante volte è nemico, in quel feriale che diventa lo spazio della tentazione di lasciare tutto e scappare. Magistratura ed inquirenti combattono in prima linea, così come amministratori, sacerdoti ed educatori, ma è come un esercito senza generale, appaiono qua e là situazioni virtuose e tentativi fecondi, ma forse non basta più.

Non basta il turismo o l’etno-gastronomia a fare grande la Calabria, a farle spiccare il volo.

Dopo cinque anni in un Comune non si trova un gruppo di persone che si voglia cimentare nell’avventura del governo del territorio ci saranno dei motivi; tanti altri sono ancora commissariati. Dall’altra parte c’è grido di tanti sindaci che rimane inascoltato, la voglia di impegno sociale di uomini e donne tante volte delusa, la fatica di imprenditori che vogliono e deve far i conti con solitudine, paura, desiderio di assistenzialismo e di atavici ritardi strutturali.

Chi non conosce la Calabria non può capirne a fondo le “terribili” dinamiche di delusione che portano alla delega in bianco, alla tendenza a voler essere governati più che ad autogetsirsi; tali logiche potranno essere sconfitte solo da una vera alleanza tra forze dello Stato, società civile, scuola, chiesa e imprenditoria.
Il primo, vero investimento, richiede questa via “obbligata” dove ciascuno, senza deleghe, si dovrà coraggiosamente avventurare, fino in fondo, senza aspettare che faccia l’altro o accusarlo di aver fatto poco. Si comincia proprio dal voto, dalle scelte quotidiane, dal superamento di quella cultura antievangelica che avvelena ogni giorno questa meravigliosa terra dipinta con i colori della bellezza ed abitata da uomini e donne capaci di far battere il cuore con passione e grande accoglienza.

Fonte: Sir
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