Vende tutti i suoi averi e compra quel campo (Mt 13, 44-52)

XVII Domenica del Tempo Ordinario

Nella XVII domenica del tempo ordinario, risuonano ancora parole con le quali Gesù fa filtrare la luce nel buio della comprensione umana per farla progredire nella conoscenza dell’identità e dell’agire divini. Il regno dei cieli non è un’idea astratta e non è una realtà fra tante ma l’inedito di Dio, un’irruzione concreta e potenziata della sua presenza dinamica, viva e vivificante nel mondo ferito degli uomini. Attraverso il lungo racconto parabolico, il Maestro non vuole solo aiutare gli uditori della sua Parola a familiarizzare con il mondo di Dio e il suo stile discreto e, al tempo stesso, incisivo ma vuole sortire degli effetti diretti per impattare la loro vita e suscitare in ciascuno la fede e una fede matura. Gesù sa che, qualora i destinatari delle parabole si lasciassero interpellare dalle sue parole, la visione di un mondo nuovo e diverso potrebbe diventare realtà per loro. La parabola, infatti, è un genere narrativo che non vuol essere solo informativo ma anche trasformativo e performativo, desidera cioè attivare nei suoi destinatari non un processo di comprensione ma anche cambiamento, prefiggendosi innanzitutto lo scopo di riattivare nei cuori la sete di Dio, il desiderio di ciò che è eterno che non si corrompe e non marcisce. Nella sua ampia presentazione del mistero del regno, Gesù sottolinea il suo valore inestimabile attraverso l’immagine del tesoro che un uomo trova in un campo, quasi per caso, e decide di entrarne in possesso investendo tutto ciò che possiede. Questa preziosità del regno viene rafforzata ulteriormente dall’immagine del mercante che va in cerca di perle preziose e che, trovata la perla di grande valore, vende tutto per acquistarla. Gesù insegna così che non vi è nulla che superi il valore del regno perché esso è il bene più prezioso cui aspirare. L’ultima similitudine del discorso in parabole associa il regno a una rete che, gettata in mare, raccoglie ogni tipo di pesci. Se le immagini del tesoro e della perla spingono gli uditori a pensare a qualcosa di raro e prezioso, l’immagine della rete che pesca di tutto introduce invece il tratto dell’universalità. Gesù dichiara in tal modo di essere venuto ad annunciare il regno a tutti, nessuno escluso. Questa apertura universale, cioè questo desiderio del Padre di comunicarsi a tutti, incontra tuttavia la libertà del cuore umano che fa le sue scelte. Tutti gli uomini e tutte le donne sono avvolti dalla presenza e dall’azione di Dio, ma ognuno è chiamato a rispondere personalmente, ad aderire a Lui tessendo trame di bene e gratuità o a rifiutarlo ordendo trame di male ed egoismo. Quando la rete del regno è piena, avviene la cernita. Il binomio “buoni e cattivi” nella parabola non esprime un motivo fiabesco o moralistico, ma un bivio drammatico davanti al quale ognuno è chiamato a scegliere la sua via e a percorrerla. Al termine della lunga serie di similitudini, Gesù vuole accertarsi che i suoi discepoli, avanzando nella comprensione del mistero del regno, siano divenuti più sensibili e vulnerabili all’inaudito della rivelazione divina: “Avete compreso tutte queste cose?”. Solo questa comprensione rende fecondo l’ascolto. Essa non è solo questione di intelletto, ma appropriazione e applicazione della Parola ad ogni area della vita, potenza costantemente trasformante che equivale già a un fruttificare. Aderire al regno quindi è la chiamata rivolta ai discepoli di ieri e di sempre ed equivale ad entrare in possesso dell’eredità divina per vivere appieno la propria figliolanza, consapevoli che gli eredi non ripetono pedissequamente l’antico, ma si aprono al soffio del nuovo capaci di coniugare l’antico e il nuovo, facendone una sintesi originale, creativa e feconda.

Commento di Rosalba Manes, consacrata dell’Ordo virginum e biblista